Cio contro Startupper, la sfida è aperta

Indigeni Digitali fa le prove tecniche di assalto alla fortezza del business, cercando ascolto dove c’è budget. Ma i Cio hanno visto cose che gli startupper non hanno ancora visto.

L'innovazione può essere più o meno governabile, più o meno esplosiva.
Un Paese storicamente e culturalmente lento e conservatore come l'Italia si dice abbia più difficoltà di tanti altri ad inglobare le novità. Gli effetti contribuiscono alla perdita di competitività globale nei confronti di ambienti che per vari motivi (cultura, storia, lingua) sono più pronti.
Negli ultimi anni, l'abbiamo ripetuto spesso, l'Italia sta vivendo una forte rinascita imprenditoriale dal basso, che invariabilmente si scontra con il muro della resistenza di grandi aziende o anche venture capital, si dice anche questo. N
e sono un aspetto fondante le start-up, aziende quasi sempre a carattere informatico che nascono seguendo il modello anglosassone trapiantato in silicon valley.

All'interno della comunità degli Indigeni Digitali di Fabio Lalli e Giuliano Iacobelli ci sono moltissimi aspiranti innovatori, e in quell'humus ha preso forma l'idea di un vero e proprio scontro fisico tra i Cio, intesi come retrogradi dinosauri del passato, e gli startupper, innovatori per diritto divino.
L'idea si è materializzata in un incontro nei locali dell'Opificio Telecom, con due squadre e due coach, il giornalista Antonio Savarese e lo stesso Giuliano Iacobelli (a sua volta startupper).

Il confronto c'è stato, a volte interessante, a volte richiuso all'interno delle fazioni (secie le start-up) a volte ravvivato dalle terze parti, non solo nel senso degli integratori di sistema ma soprattutto nel senso del pubblico, che ha ben partecipato. Va detto subito che i Cio intervenuti sono sembrati particolarmente inadatti nel ruolo dei dinosauri: persone simpatiche, preparate e disponibili al confronto e anche allo scherzo.
I Cio presenti erano Gianluca Giovannetti (Amadori), Mauro Minenna (Gruppo Api), Alessandro Musumeci (Ferrovie dello Stato), Stefano Sappino (Poste Italiane) e Pietro Tricarico (Linkem); gli startupper, tutti ben attivi, Davide D'Atri (Soundreef), Claudio Erba (Docebo), Antonio Leonforte (Fhoster), Barbara Labate (RisparmioSuper), Stefano Rodrigues (Fubles), Alessandro Rizzoli (MopApp).

Sorpresa: questi Cio capiscono
Probabilmente l'idea di base era di mostrare ai Cio quanto possono essere brave le start-up. Ma questi Cio già lo sapevano, ed anzi alcune delle aziende rappresentate stanno già facendo scouting per integrare nella loro struttura idee e staff innovativi. Se può essere più facile per nuovi servizi delle Ferrovie dello Stato per Alessandro Musumeci (ma bisogna pensarci, volerlo fare, saperlo fare), in altri casi c'è ricerca di soluzioni per accorciare la filiera direttamente presso incubatori, ma spesso il problema è l'interoperabilità (Minenna) e non sempre le Api sono rispettate o sufficienti.

Uno spunto venuto dal pubblico è una critica allo startuppismo a tutti i costi: oggi i giovani imprenditori pensano per lo più a fare il nuovo Facebook con un progetto che parte da zero, piuttosto che reingegnerizzare un singolo processo o parte di esso.

Per aumentare la velocità di risposta delle grandi aziende in alcuni casi potrebbe servire una diversa impostazione dell'organigramma, inserendo strutture indipendenti e complete di marketing (Leonforte) per aggredire sacche di business temporanee o episodiche ma comunque prevedibili, non aggredibili se si deve passare per la consueta giungla di autorizzazioni delle aziende italiane (ma anche estere).
A nostro parere il primo round è andato ai Cio. La contesa era però aperta non solo alle start-up sul palco, ma anche a chi si sta organizzando e non è venuto come pubblico. Valga anche la considerazione di Fabio Lalli, "a giudicare dall'età media del pubblico (intorno ai 40 anni, ndr) l'importanza di questo confronto è sfuggita agli Indigeni Digitali". Ci rifaremo, noi digitali: ci vediamo numerosissimi alla prossima occasione.

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