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Censure governative su Internet, l’Italia fra i top 20 al mondo

Comparitech ha raccolto i dati inerenti alle censure richieste su internet da organizzazioni governative, e l’Italia è fra le prime 20 nazioni al mondo.

Per quanto riguarda le ragioni addotte nel richiedere ai vari siti la cancellazione di contenuti, i temi dominanti sono la sicurezza nazionale, la diffamazione e beni e servizi regolamentati. 

Il lavoro di Comparitech ha fatto riferimento alle informazioni rilasciate da Google,Twitter, Facebook, Microsoft, e Wikimedia.

Alcuni governi sono molto attivi nell’esercitare un controllo sulla diffusione di dati online, che si tratti di social media, blog, o entrambi.

Potrebbe sembrare sorprendente la scarsa presenza della Cina, nelle classifiche riportare da Comparitech. La ragione non sta certo nella maggior libertà dimostrata, anzi è l’esatto contrario: il governo cinese non si preoccupa affatto di richiedere censure su determinati contenuti presenti su (ad esempio) Google o Facebook.

censure governative internet

Infatti, la Cina semplicemente blocca interi sito e app, inibendo completamente l’accesso a tutti i siti usati da Comparitech, fatta eccezione per alcuni servizi di Microsoft.

E l’Italia? il nostro paese è particolarmente attivo nella richiesta di censura, entrando nella top 20 con 3867 richieste inoltrate dai vari enti governativi a partire dal 2009. E ricordiamo che il nostro Paese si è appena dotato di un perimetro di cybersecurity.

censura classifica

A guidare la classifica l’India, con oltre 77000 richieste, seguita a brevissima distanza dalla Russia. Per le nazioni europee troviamo la Francia al quarto posto con circa 50000 richieste, e la Germania al sesto posto (13336 richieste). Chiude la top 10 un altro paese europeo, il Regno Unito, con 6402 richieste.

La lettura dei dati inerenti alle censure governative su internet richiede senza dubbio di tenere conto del contesto geopolitico di ogni singolo paese.

Infatti, il quarto posto della Francia può anche essere letto con la grande diffusione degli strumenti legati ad internet, ma non solo: nel 2015 ad esempio si è registrato un picco di richieste da parte del governo francese per motivi di sicurezza nazionale, in seguito ai tragici attentati.

Per contro, il terzo posto della Turchia certo non prescinde dalla politica attuata, fatta di rigidi controlli e saltuari blocchi di intere piattaforme social.

 

 

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