Calenda: incentivi, università e Pmi per Industry 4.0

Fortissimi incentivi fiscali”, investimenti su alcune università, attenzione alle piccole e medie aziende e standard digitali da concordare con gli altri Paesi europei. Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico, si è presentato a Cernobbio al Forum Ambrosetti annunciando le linee guida del piano per Industry 4.0 atteso per inizio agosto.

Ora il piano, del quale ancora non si conoscono i costi per le casse pubbliche, sarà discusso con le parti sociali e poi inserito nella legge di Bilancio. Fra le misure previste c’è la proroga del superammortamento al 140% sui beni strumentali acquistati dalle aziende. In più ci sarebbe anche una maxi-ammortamento, con coefficiente innalzato oltre il 200% su beni funzionali alla digitalizzazione delle imprese e forse il rifinanziamento del Fondo di garanzia per le Pmi. Secondo Calenda ci si baserà su un criterio “non dare tutto a tutti se hanno circolante o se hanno un rating a tripla A. Noi ci vogliamo concentrare sugli investimenti e sui rating medio bassi, cioè quelli che hanno bisogno di un supporto. Altrimenti io sta dando soldi alle banche, che va benissimo, ma non è quello l’obiettivo del fondo”.

 

La selezione delle Università

Per quanto riguarda le università l’esecutivo vuole concentrare l’azione su quattro-cinque atenei da finanziare e trasformare in centri di eccellenza che avranno il compito di selezionare i migliori talenti in collaborazione con le imprese e diventare competence center ai quali le aziende potranno fare riferimento. In questo caso sarà d’obbligo la discussione con Confindustria che ha annunciato un piano da presentare al governo dove parla di Innovation hub, il primo dei quali potrebbe essere aperto a Milano, per gli imprenditori. Sulle università Calenda ha spiegato che “Noi non ci possiamo permettere di dire che finanziamo tutti con bandi aperti alle università qualsiasi cosa facciano Dobbiamo scegliere delle università all’interno della manifattura innovativa, dar loro i soldi, costruire un meccanismo mediante il quale solo queste 4 o 5 costruiscono competence center, dove le aziende possono lavorare insieme. E per entrare in questo gruppo devono scalare i rating, ma se passa questo principio non è che riceveranno finanziamenti per la distribuzione geografica degli atenei”. Se stiamo alla classifica QS World University Rankings, le prime Università italiane in Engineering technology sono: Politecnico di Milano, Politecnico di Torino, Alma Mater Studiorum Università di Bologna, Sapienza di Roma e infine Università di Padova.

L’importante è che il processo abbia inizio perché in Germania oltre la metà delle seimila imprese industriali con oltre cento milioni di euro di ricavi ha effettuato, o li sta portando avanti, investimenti nella digitalizzazione della produzione. Prima sono partiti i big e ora è il turno delle medie imprese fra 200 e i 600 milioni di ricavi all’anno. In questo segmento ci sono circa trecento società impegnate in progetti per l’Industry 4.0. E secondo Roland Berger fra incentivi regionali, finanziamenti statali, credito bancario, bond societari, autofinanziamento delle imprese e piano Junker da qui al 2030 gireranno investimenti per 18 e i 20 miliardi di euro.

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