Brexit: cosa significa per il mercato tecnologico?

Mentre è ormai chiaro (al momento in cui scriviamo lo scrutinio è arrivato al 97 per cento delle schede) che alla fine sarà Brexit, è interessante vedere come anche OltreOceano i mercati si domandino quali saranno le implicazioni dell'uscita della Gran Bretagna dalla UE.
Non solo a livello macroeconomico, ma anche per i singoli comparti industriali.
Anche per quello tecnologico.

Cosa ha fatto l'Europa per il tech?

La situazione di partenza sarebbe stata tutta a favore di un Remain: in fondo l’Europa ha spinto sulla diffusione della banda larga, ha promosso azioni unitarie in materia di protezione dei dati, di lotta al cybercrime.
Il GDPR (il regolamento sulla protezione dei dati), tanto per fare un esempio, con il Regno Unito fuori dalla UE, non dovrebbe applicarsi nel Paese.
L’Unione Europea sta promuovendo il digital single market, una sorta di mercato unico online, che consenta a tutti i cittadini di trarre beneficio dalla digitalizzazione.
Ed è sempre l’Unione Europea che ha lavorato e continua a lavorare perché il roaming sia abolito.
Ed è evidente che tutti questi punti siano fondamentali anche per la Gran Bretagna, che ne ha bisogno per poter competere efficacemente. A partire, tanto per fare un esempio concreto, da BT, che ascrive almeno un quinto delle sue revenue alle attività generate all’estero.

Con Brexit Londra diventa meno attrattiva per le startup

I timori tra le società tecnologiche del Regno Unito si sono fatti palesi nei giorni scorsi.
Ci sono elementi di attrattività lavorativa che con Brexit rischiano di venir meno, a partire dalle startup.
E calcolando che 18 delle 47 società tecnologiche europee con un fatturato superiore al miliardo di euro, i cosiddetti unicorni, hanno sede in UK, il venir meno di fondi provenienti dall’Unione Europea potrebbe non facilitarne il futuro.
Senza contare, che anche per le società americane, che spesso hanno scelto il Regno Unito per affinità linguistica, Brexit toglie attrattività al Paese come hub tecnologico.
Non è certo un caso che nelle scorse settimane, alcuni tra i giganti tecnologici d’OltreOceano si abbiano espressi a favore del Remain. Per loro, con la Gran Bretagna fuori dall’Unione, il rischio è dover ogni volta intraprendere un doppio percorso di accreditamento, uno con la UE e uno con la Gran Bretagna, ogni volta che pensano a un approdo sul Vecchio Continente.
Ora i giochi sono fatti e il futuro è tutto da disegnare.

È vero: non accadrà tutto domani. Ci vorranno anni perché la separazione diventi effettiva in toto. Ma la direzione è quella.

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