Home Digitale Boomi: la metà dei dati presenti in azienda è ancora sconosciuta

Boomi: la metà dei dati presenti in azienda è ancora sconosciuta

Il nostro futuro sarà fatto di integrated experience e per crearle serve un’integrazione profonda dei dati aziendali, che siano noti o sconosciuti. Lo spiega Fabio Invernizzi di Boomi.

L’evoluzione che sta proponendo Boomi al mondo delle medie e grandi aziende è nel solco della transizione digitale: da un concetto di integrazione tout court delle infrastrutture si è spostata verso una visione di “integrated experience” portando ancora maggiore consistenza e focalizzandosi sempre di più sull’importanza di partire dal dato e mettere al centro il viaggio dell’utente.

Lo capiamo parlando con Fabio Invernizzi, responsabile area sud Europa di Dell Boomi.

L’azienda di Dell Technologies, che fornisce una piattaforma di integrazione basata su cloud as-a-service (iPaaS), è portatrice infatti di un nuova visione basata sulle esperienze integrate, con la finalità di supportare le aziende nel connettere all’istante i propri clienti, dipendenti, partner e utenti con quello che desiderano.

L’approccio porta a far convergere informazioni, integrazioni e interazioni, costruite a partire da un fondamento di integrazione comune, aggiungendo la disponibilità dei dati e i punti di contatto per il coinvolgimento degli utenti.

Le nuove esperienze integrate permettono alla totalità dei dati di un’organizzazione di essere connessa su tutte le applicazioni e gli ecosistemi, indipendentemente da dove risieda il singolo dato: on-premise o nel cloud.

Fabio Invernizzi Dell Boomi
Fabio Invernizzi, responsabile area sud Europa di Dell Boomi

Il problema da superare

Boomi parte dalla considerazione che spesso le informazioni sui clienti sono gestite da fornitori diversi o sono di proprietà di gruppi differenti. Tutti aspetti che portano a isolare i dati dalle piattaforme e da chi si occupa della progettazione del punto di contatto effettivo con il cliente: alla fine sono architetture che limitano l’esperienza del cliente.

Le integrated experience invece centralizzano le esperienze degli utenti e dei clienti nel modello iPaaS, basandosi sulle fondamenta dell’integrazione e unendo tre elementi basilari: disponibilità dei dati (edge to core), connettività pervasiva (unificando tutti gli endpoint) e coinvolgimento degli utenti, con touch-point di coinvolgimento e app personalizzate reattive.

Creando una visione a 360 gradi sulla relazione con il cliente, indipendentemente da dove risiedano i dati, on-premise o nel cloud, le aziende possono incorporare nuovi paradigmi IT per ottenere un vantaggio competitivo. Basato sul cloud, l’approccio di Boomi elimina i costi grazie allo sviluppo applicativo low-code e all’intelligence, abilitando la trasformazione verso un’infrastruttura IT più moderna. Concretamente Boomi, rivela Invernizzi, ha da poco concluso un contratto con un retailer per cambiare il go-to-market per affrontare il social selling.

La risposta: integrated experience

La value proposition di Boomi è molto tecnica: «colleghiamo tutto a tutti, velocemente, seguendo il driver del business. Il nostro prodotto si è evoluto molto, con intelligenza artificiale e Devops».

La integrated experience, spiega Invernizzi, è il modo di proporre la piattaforma data driven: «oggi è tutto guidato da un app, che integra i touch point con il cliente: data, customer service, delivery. Bisogna fare in modo che tutte le applicazioni e i processi rispetto a un utente siano connessi. Ma se abbiamo troppi sistemi IT che non si parlano, silos di dati, miriadi di dark data, qualità di dati differenti, non esponibili con Api serve una mano che sia garante dell’integrazione. Qui entra in campo Boomi».

Dark data?

«Si, il 50% dei dati in azienda sono sconosciuti – spiega Invernizzi -. Con la data discovery e preparation Boomi li trova e li capisce, crea i contenitori, li sincronizza e li espone a terze parti per creare le interfacce di dialogo con il cliente».

Un viaggio alla scoperta dei dati aziendali, che non si fa in un mese, ma che è il modo di fare la transizione digitale.

boomi

IT ai massimi livelli aziendali

In questo modo, conmenta Invernizzi, l’IT sale di livello in azienda, diventa protagonista del cambiamento, il suo responsbilesiede nel board. È di fatto la sublimazione dell’IT nel business, di cui diventa un abilitatore diretto.

Un fenomeno che vale anche sul fronte dei dati pubblici, quelli al servizion del cittadino. Non ci stupiremmo, infatti, se a breve dovessimo sentir parlare di citizen integrated experience.

In questo scenario cresce l’awareness di Boomi nel contesto di Dell Technologies, con alliance manager che fanno crescere Boomi, per creare progetti end to end, senza vedere la parte infrastrutturale separata da quella applicativa.

«L’evoluzione del prodotto va verso la facilità di utilizzo, con intelligenza artificiale. Sul mercato – spiega Invernizzi – lavoriamo in modo più stretto con gli advisor e i global system integrator».

E riguardo DevOps?

«Con un paio di global system integrator ne stiamo parlando per la Continuous integration continuous development –  spiega Invernizzi -. Abbiamo creato un framework, scritto con Boomi Flow, una sorta di process management che riporta le regole di DevOps e comanda la piattaforma. Controlla il processo di design, test, deploy, con un’interfaccia esterna».

Parlando con i Cio Boomi capisce che c’è una complessità elevata e che l’integrazione è sempre più importante: «Il lancio di processi di integrazione è complicato, il cambiamento fa paura ai processi. Perciò facciamo l’Integrated Center of Excellence, un servizio professionale, di consulting, dove tutto viene scritto: interview, gap analysis, documentazione, per lo sviluppo di business».

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