Bob Hammer: al mio segnale scatenate i dati

Robert Hammer, ceo di Commvault

In missione in Europa per passare messaggi forti, decisi, ad utenti, provider e comunità finanziaria, il CEO di Commvault, Bob Hammer, ci ha dato uno spaccato di quello che sarà il futuro in azienda e nel cloud, per lo storage e i dati.

Dopo qualche trimestre di calo degli utili, sfociati in rosso nel Q1 e Q2 2016, i profitti della casa del New Jersey sono tornati a crescere nel terzo periodo e la società si appresta a chiudere l’esercizio 2016 con revenue poco sotto la linea di quello precedente e a iniziare il periodo 2017 con un buon abbrivio.

Queste sono le premesse con cui si è presentato il navigato Ceo (lo è stato anche di Material Progress, Telequest e Norand, prima di esserlo per lo spin off di At&T) definito dal country manager di Commvault Rodolfo Falcone e dal Technical Service Manager, Vincenzo Costantino, un uomo di visione.

Il cloud è entrato nel vivo

Il migliore prodotto per i provider, così lo ha definito Falcone, e che ora si chiama semplicemente Commvault Data Platform (viene pensionato lo storico brand Simpana) è frutto di una tecnologia fatta e cresciuta in casa, senza acquisizioni di sorta, ha sottolineato Hammer.

Negli ultimi due anni e mezzo il cloud è partito veramente e in questo periodo abbiamo rivoltato l’azienda, ha detto Hammer. Due le leve di azione: il cloud e gli analytics.

Con il primo si intende tanto Aws quanto Azure, con Openstack e  comunque tutto quanto fa infrastruttura e consente di integrarsi con il cloud pubblico.

Oggi i dati si gestiscono correttamente se si sa dare la stessa risposta a più domande (chi li ha generati, chi li maneggia, chi li protegge?) e se li si sa attivare, consapevolmente.

Un mondo di risorse dinamiche

Come si fa? Utilizzando risorse infrastrutturali in modo dinamico a seconda del business. Tradotto: anziché dotarsi di sistemi, storage e software monoliticamente, se ne acquistano blocchi già confezionati da provider e si aggiungono al pool di risorse infrastrutturali.

Rodolfo Falcone, countruy manager di Commvault
Rodolfo Falcone, country manager di Commvault

È il paradigma di una scalabilità web che negli ultimi due anni ha fatto della disponibilità computazionale e conservativa una commodity.

Il disegno a cui risponde è il seguente: sulle ordinate mettiamo il costo delle infrastrutture, sulle ascisse il tempo. Abbiamo una curva che parte alta, scende e diventa lineare: è il costo dei pool di risorse in cloud, per il midmarket in America e nell'enterprise in Italia.

In questo modello Commvault fa lo storage layer, che consente di spostare i dati fra le federazioni di blocchi.

Rafforza il concetto Rodolfo Falcone: «la differenza fra noi e gli altri (Ibm, Emc, - ndr) è che conosciamo i dati perché li indicizziamo. E sono tutti criptati. Abbiamo a una piattaforma, e nell'ultima release diamo una visione unificata».

Vincenzo Costantino, Technical services manager di CommVault
Vincenzo Costantino, Technical services manager di CommVault

Vincenzo Costantino chiarisce: «l’indicizzazione dei dati è fondamentale. Noi abbiamo un singolo index per qualsiasi tipo di contenuto e di provider. Altri concetti basilari sono l’openness del software e la sicurezza totale, ossia la gestione dei permessi di chi accede ai file, ma anche la cifratura di tutte le informazioni. Una sicurezza automatica che non blocca l'azienda».

Organizzare la vita ibrida

Futuro? No, già presente. Falcone cita il caso di una grande utility italiana che sta abbandonando il proprio datacenter, spostandolo su Amazon, in Italia.

Rimane il fatto che con più nelle aziende la situazione si destruttura, ossia convivono datacenter, parti di esso, public cloud, appliance e storage sparsi, e con più Commvault può fare da legante, con la sua piattaforma di indicizzazione dei dati, che è la prerogativa per risparmiare il 50% dello storage.

Un mondo ibrido per la conservazione dei dati che sarà norma a livello enterprise, meno a livello Pmi, che si appoggeranno ai servizi cloud offerti dai provider di Tlc.

 

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