Bitcoin, ecco Hashgraph, l’alternativa a blockchain

Blockchain è una delle tecnologie più calde del momento, a mentre molte aziende stanno cercando di adattarla alle loro esigenze qualcuno sta lavorando per soluzioni alternative: una di queste è Hashgraph, e la si può trovare a questo link.

Inventata da Leemon Baird e Mance Harmon che hanno lavorato in molte startup, la tecnologia sarebbe circa cinquantamila volte più veloce di blockchain visto che riesce a gestire oltre 250 mila transazioni al secondo, contro le sette attuali di blockchain.

Hashgraph consuma meno energia

Hashgraph dichiara di essere in grado di affrontare problemi complessi con cui la comunità Blockchain sta lottando da tempo, come il meccanismo del consenso. Questo elimina anche la necessità di calcoli massicci e consumi energetici insostenibili come quelli di Bitcoin ed Ethereum.

In pratica, con Hashgraph i miners (quelli che generano le criptovalute) non avrebbero più la possibilità di alterare l’ordine delle registrazioni. In questo modo si avrebbe bisogno di meno spazio per la registrazione della transazione e si consumerebbe meno energia.

Secondo i calcoli realizzati da Cristopher Malmo, su Motherboard, e realizzati sulla base dei dati raccolti dall’analista Alex de Vries, per ogni transazione in bitcoin, vengono consumati circa 215 kilowatt/ora.

Non male visto che i consumi di una famiglia americana sono stimati in 901 kwh al mese. In più, visto che ogni giorno ci sono circa trecentomila transazioni in bitcoin, vengono consumati 24 i terawatt/ora ovvero l’intero consumo elettrico annuo della Nigeria (186 milioni di abitanti).

Oltre a essere più veloce e meno energivoro Hashgraph sarebbe anche più sicuro perché renderebbe impossibile il conflitto tra le transazioni e più efficiente visto che diminuisce anche il numero di calcoli necessari a generare un blocco della catena.

Tutto bene dunque se non fosse che blockchain è open source e hashgraph no perché è una tecnologia proprietaria.

La tecnologia è di Swirlds che non ha nessuna intenzione di pubblicare il suo algoritmo.
E qui per molti finisce la storia.

 

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