Per Bill Gates l’intelligenza artificiale può diventare il più grande equalizzatore mai inventato oppure la peggiore fonte di ingiustizia. Anche nelle circostanze migliori, prevede, la transizione verso questa nuova era sarà uno dei periodi più turbolenti della storia umana.

Nel lungo intervento pubblicato su Gates Notes, Gates sostiene che oggi non esista un piano adeguato per affrontare questa trasformazione e arriva a tre proposte: creare nuove istituzioni nazionali e internazionali dedicate all’AI, riservare deliberatamente alcune attività agli esseri umani e riequilibrare la tassazione fra lavoro e capitale, arrivando a tassare token AI e robot.

La sua posizione parte anche dalla propria storia. Dice di avere avuto soltanto due lavori nella sua vita: il primo in Microsoft, dove ha contribuito allo sviluppo del software, il secondo nella filantropia, diventato a tempo pieno nel 2008. Ricorda di essersi interessato all’idea di rendere i computer più intelligenti fin da quando li conobbe, a 13 anni, e considera l’attuale passaggio qualitativamente diverso: per la prima volta l’AI può sostituire e persino superare la cognizione umana.

Riconosce inoltre un possibile conflitto di interessi. La sua ricchezza proviene dall’industria tecnologica e, nonostante abbia fortemente diversificato il proprio portafoglio, mantiene legami finanziari con il settore. Come presidente della Gates Foundation collabora con Microsoft e altre aziende AI. Precisa che gli eventuali profitti dei suoi investimenti saranno destinati alla fondazione e lascia ai lettori la valutazione su quanto questi rapporti possano influenzare il suo giudizio.

Gates nel confronto tra i leader dell’AI

L’intervento di Gates arriva mentre i vertici delle principali aziende AI stanno rendendo sempre più esplicite le proprie posizioni sulle conseguenze economiche e sociali della tecnologia.

Dario Amodei ha formulato una delle valutazioni più preoccupate nel saggio The Adolescence of Technology, pubblicato nel gennaio 2026. Il CEO di Anthropic considera possibile – pur sottolineando l’incertezza della previsione – l’arrivo entro uno o due anni di sistemi che definisce powerful AI, accompagnati da rischi che comprendono perdita di controllo, impiego dell’AI per attacchi biologici e informatici, rafforzamento dei regimi autoritari e una disruption economica capace di produrre disoccupazione di massa o una forte concentrazione della ricchezza.

Mark Zuckerberg sostiene invece che la superintelligenza possa produrre “più posti di lavoro, non meno”. Nel suo intervento sulla superintelligenza accessibile a tutti, il CEO di Meta afferma che “l’invenzione, non l’automazione, sarà il più grande contributo della superintelligenza”. La condizione è che queste capacità siano distribuite agli individui e non concentrate in poche aziende, governi o istituzioni.

OpenAI insiste a sua volta sulla distribuzione dei benefici. Nel documento Built to benefit everyone: our plan, pubblicato l’8 giugno 2026 da Sam Altman e Jakub Pachocki, sostiene che l’AI avanzata debba diventare abbondante, accessibile, sicura e utile e che il potere derivante dalla tecnologia debba essere distribuito abbastanza ampiamente da non concentrarsi in poche istituzioni. OpenAI non considera l’automazione completa di tutte le attività un esito necessario e attribuisce alle persone un ruolo duraturo nella definizione degli obiettivi, nelle decisioni e nell’esercizio del giudizio.

Jensen Huang esprime una posizione ancora più ottimista sul lavoro. Nel keynote di GTC Taipei 2026 il CEO di Nvidia ha definito “complete nonsense” l’idea che l’AI stia necessariamente riducendo i posti di lavoro, portando l’esempio degli sviluppatori software: l’aumento di produttività ottenuto attraverso l’AI può accrescere il valore generato da ciascun ingegnere e rendere conveniente assumerne altri.

Gates si colloca su una linea più cauta rispetto a Zuckerberg e Huang sul lavoro: ritiene probabile che senza interventi adeguati i nuovi posti creati siano molti meno di quelli esistenti oggi e non considera sufficiente affidare alle dinamiche di mercato la distribuzione dei benefici.

Con l’AI la transizione può avvenire in dieci anni, non in generazioni

Le analogie con le precedenti rivoluzioni tecnologiche rischiano, secondo Gates, di sottovalutare la velocità del cambiamento. Il trasferimento del lavoro statunitense dall’agricoltura agli uffici si è sviluppato lungo diverse generazioni e ha creato nuove occupazioni nelle quali continuava a essere necessaria la cognizione umana.

Anche il personal computer impiegò vent’anni per cambiare significativamente il lavoro: bisognava sviluppare il software, ridurre il prezzo dell’hardware, imparare a utilizzare i nuovi strumenti e integrarli nei processi aziendali.

L’AI parte da condizioni differenti. Funziona sui dispositivi già disponibili, utilizza il linguaggio naturale, può osservare gli stessi video utilizzati per formare i lavoratori e apprendere dai dati esistenti. Gates sintetizza la differenza scrivendo: “Questa volta è davvero diverso”.

Prevede sistemi capaci di vedere, ascoltare, parlare e ragionare e, in prospettiva, di svolgere attraverso la robotica il lavoro fisico con la stessa fluidità di una persona. Cita esplicitamente diritto, assistenza clienti, medicina, software e manifattura e colloca la trasformazione nell’arco di un decennio, anziché di più generazioni. Aggiunge che nasceranno nuovi lavori, ma senza politiche adeguate saranno “molti meno di quelli che esistono oggi”.

Anche gli errori che ancora caratterizzano i modelli potrebbero essere un ostacolo temporaneo. Gates ricorda che fino a poco tempo fa i sistemi potevano fallire con un semplice Sudoku o nel contare le lettere “r” nella parola strawberry, ma ritiene che i progressi nei modelli capaci di verificare il proprio lavoro stiano correggendo rapidamente il problema dell’affidabilità. Prevede che presto saranno sostanzialmente migliori degli esseri umani in molti compiti.

Vorrebbe ottenere rapidamente i benefici dell’AI e ritardarne gli effetti negativi, ma osserva che le due cose stanno arrivando insieme. Porta due esempi concreti: l’impiegato contabile sostituito da un bot e il lavoratore pagato 20 dollari l’ora che perde il posto a favore di un robot da 10 dollari l’ora.

Gates appoggerebbe probabilmente un piano credibile per rallentare globalmente il progresso dell’AI. Non considera però questa ipotesi realistica: gli incentivi geopolitici ed economici spingono nella direzione opposta.

Per Gates molti posti di lavoro scompariranno definitivamente

Il primo grande rischio riguarda l’occupazione. Gates parte da un confronto storico: nel 1933, durante la Grande Depressione, la disoccupazione statunitense arrivò a circa il 25% e rimase a doppia cifra per buona parte del decennio successivo, prima di diminuire con il ritorno di domanda, investimenti e crescita.

L’AI potrebbe non produrre una disoccupazione di quella scala, ma per Gates esiste una differenza fondamentale: i posti eliminati dall’automazione non necessariamente torneranno con il successivo ciclo economico. Le posizioni più vulnerabili sono inizialmente quelle junior e intermedie, mentre molti dei nuovi lavori richiederanno competenze che richiedono anni per essere acquisite.

Gates richiama una ricerca dello Stanford Digital Economy Lab condotta sui dati delle buste paga forniti da ADP e relativi a milioni di lavoratori statunitensi. La revisione del 12 agosto 2026, con dati fino a giugno, rileva un divario del 19% nell’occupazione dei lavoratori fra 22 e 25 anni nelle professioni maggiormente esposte all’AI rispetto all’andamento dei coetanei nelle occupazioni meno esposte. Gli autori precisano che si tratta di evidenze descrittive e non di una stima causale dell’effetto dell’AI.

Gates prevede che fra i primi lavori colpiti ci saranno vendite, assistenza clienti online e telefonica, sviluppo software e attività paralegali. Successivamente la pressione arriverà a compiti che oggi richiedono lavoratori qualificati, come la valutazione delle richieste di prestito, l’analisi dei dati e il triage dei pazienti.

Il software potrebbe rappresentare un caso particolare. La diminuzione dei costi di sviluppo può generare nuova domanda e contenere la perdita netta di occupazione, almeno finché attività come il design continueranno a essere svolte meglio dalle persone.

Entro la fine del decennio arriverà anche la concorrenza dei robot

Il lavoro fisico sarà coinvolto con qualche ritardo. Gates osserva che la robotica non è ancora avanzata quanto l’AI, ma richiama i progressi dei robot dotati di capacità manipolative, sottolineando che molta della ricerca più avanzata viene svolta fuori dagli Stati Uniti, soprattutto in Cina.

La previsione è precisa: entro la fine del decennio robot “intelligenti” cominceranno a competere con le persone in alcuni compiti fisici, per esempio nell’edilizia e nell’ospitalità.

AI e robot possono inoltre produrre un effetto competitivo cumulativo. Quando un’azienda adotta queste tecnologie, utilizza i risparmi per abbassare i prezzi e costringe i concorrenti a seguirla; se le imprese esistenti non lo fanno, potranno farlo nuove aziende. Gates prevede che molte persone passeranno ad altri lavori, ma considera significativa la turbolenza prodotta da perdita dell’occupazione, riqualificazione e ricerca di un nuovo impiego.

Il passaggio decisivo arriverà quando l’AI produrrà un lavoro quasi privo di errori e potrà operare senza una persona incaricata di verificarlo. Le imprese avranno allora ogni incentivo economico a eliminare quella supervisione.

Le conseguenze comprendono anche dignità e relazioni sociali. Gates richiama ricerche che collegano, in alcune aree degli Stati Uniti, la chiusura delle fabbriche a un aumento delle morti per overdose da oppioidi e chiede di immaginare pressioni analoghe estese contemporaneamente ai lavoratori impiegatizi e manuali di tutto il Paese.

L’AI riduce le competenze necessarie per attaccare

Il secondo grande rischio è la possibilità di abbassare drasticamente il livello di competenza necessario per produrre danni.

Informazioni sulla costruzione di bombe, armi biologiche e virus informatici erano disponibili online anche prima dell’AI generativa. I modelli possono però trasformare quelle conoscenze in assistenza operativa e consentire anche a criminali con competenze molto limitate di colpire singole persone, aziende o governi.

Frodi, disinformazione, deepfake e sorveglianza saranno secondo Gates gli effetti più percepibili nella vita quotidiana. Nella cybersecurity vede una dinamica particolarmente critica: lo stesso modello che trova una vulnerabilità perché un’azienda possa correggerla può aiutare un criminale a sfruttarla.

Gli attaccanti stanno ottenendo nuove capacità più rapidamente di quanto i difensori possano correggere tutte le debolezze e diminuiscono le risorse necessarie per condurre un attacco. Gates cita esplicitamente ospedali, istituzioni finanziarie, sistemi idrici, reti elettriche e sistemi che gestiscono le prestazioni pubbliche fra le infrastrutture vulnerabili.

Lo stesso problema riguarda il bioterrorismo. L’AI può contribuire allo sviluppo di nuovi farmaci e vaccini e contemporaneamente rendere più semplice progettare una nuova malattia mortale.

Le capacità offerte dall’AI possono anche rafforzare organizzazioni che dispongono già di molto potere. Gates cita armi autonome capaci di aumentare la possibilità per i governi di usare forza letale senza una persona coinvolta nella decisione, insieme a sistemi di sorveglianza e manipolazione dell’opinione pubblica più economici ed efficaci.

Esiste infine il rischio che sistemi sempre più potenti agiscano in modi non previsti dai loro progettisti. Gates osserva che episodi di questo tipo si verificano già occasionalmente e considera possibile che modelli futuri possano agire contro gli interessi umani fino a rendere difficile mantenerne il controllo. Annuncia di voler tornare separatamente sul tema.

Gli AI companion possono modificare lo sviluppo dei ragazzi

Il terzo rischio riguarda relazioni e sviluppo personale.

Gates racconta che da ragazzo, a Seattle, aveva pochi amici al di fuori di alcuni coetanei simili a lui e che gli servirono molto lavoro e l’aiuto della madre per sviluppare le capacità sociali necessarie a rapportarsi con persone diverse. Dice di ricorrere ancora oggi, a 70 anni, a quelle lezioni.

Dubita che avrebbe fatto lo stesso sforzo disponendo di un AI companion. Questi sistemi comunicano nel modo preferito dall’utente, sono sempre disponibili, non si arrabbiano e non lo spingono fuori dalla propria zona di comfort. Proprio queste caratteristiche possono, secondo Gates, renderli fortemente coinvolgenti e sottrarre una parte dell’apprendimento che deriva dalle relazioni con altre persone.

Le evidenze sono ancora limitate e non univoche. Gates richiama uno studio di ricercatori di Stanford e Carnegie Mellon su più di 1.100 utilizzatori di AI companion, nel quale chi disponeva di reti sociali più piccole mostrava una maggiore propensione a rivolgersi ai chatbot per compagnia; all’aumentare dell’intensità e del carattere emotivamente personale dell’uso, peggiorava il benessere riferito dagli utenti.

Gates teme conseguenze particolarmente profonde per i minori. Richiama problemi già emersi con internet e social media – uso compulsivo, disturbi del sonno, cyberbullismo ed esposizione a contenuti dannosi – e sostiene che l’AI possa renderli più persuasivi e difficili da evitare.

Cita Australia, Regno Unito e Norvegia fra i Paesi che stanno introducendo protezioni online per i bambini. Considera la Cina il caso più avanzato: le sue regole limitano le applicazioni di AI companion, vietano design che favoriscano la dipendenza emotiva e, per i minori, proibiscono parenti virtuali e partner romantici.

A scuola deve rimanere la “productive struggle”

L’istruzione presenta la stessa ambivalenza. L’AI può consentire a più persone di imparare e, contemporaneamente, permettere agli studenti di evitare il lavoro cognitivo necessario per farlo.

Gates richiama un’indagine preliminare secondo cui un uso più intenso dell’AI risultava associato a minore pensiero critico, con un’associazione più marcata fra i giovani. Non presenta il dato come una dimostrazione di causalità.

Il problema diventa particolarmente importante mentre deepfake e disinformazione possono essere personalizzati sul singolo individuo. Distinguere informazioni vere e false diventa, secondo Gates, una competenza essenziale.

Nell’uso didattico dell’AI indica come criterio la productive struggle, il lavoro cognitivo che costruisce la comprensione. Quando uno studente incontra per la prima volta un concetto, un tutor AI può fornire spiegazioni, domande e risposte; quando deve verificarne la comprensione, dovrebbe invece trattenere la soluzione e aiutarlo ad arrivarci autonomamente.

L’AI potrebbe allo stesso tempo liberare gli insegnanti da parte del lavoro routinario, consentendo loro di dedicare più tempo agli studenti individualmente o in piccoli gruppi e di comprendere meglio dove l’intera classe incontra difficoltà.

Gates non esclude neppure utilizzi positivi degli AI companion. Per alcune persone potrebbero contribuire a migliorare le relazioni umane; per anziani isolati o persone con mobilità limitata potrebbero rappresentare l’unico contatto con il mondo esterno. Il confine, sostiene, deve essere deciso intenzionalmente dagli esseri umani.

Ricerca e sanità, l’AI amplia l’accesso alle competenze

Nella ricerca scientifica l’AI può sintetizzare conoscenze provenienti da discipline differenti, individuare pattern difficili da riconoscere per una persona e aiutare i ricercatori a scegliere gli esperimenti più promettenti.

Gates cita energia pulita affidabile, cambiamento climatico, produzione alimentare ed eradicazione delle malattie fra i grandi problemi sui quali può accelerare l’innovazione. Ricercatori impegnati nei trattamenti oncologici o nell’energia nucleare possono utilizzarla per analizzare grandi quantità di letteratura scientifica, mentre aziende con budget di ricerca relativamente piccoli potrebbero accedere a capacità prima riservate alle organizzazioni più ricche.

Nella sanità parte dai piccoli ospedali statunitensi che non dispongono di specialisti in sede capaci di diagnosticare rapidamente un paziente durante un’emergenza potenzialmente letale.

Cita Viz.ai, che analizza le scansioni per individuare ictus e altre emergenze e aiuta le équipe mediche a coordinare l’assistenza. Il sistema, scrive Gates, è utilizzato in quasi 2.000 ospedali statunitensi.

L’AI potrà inoltre aiutare i medici di medicina primaria a formulare diagnosi migliori e a mantenere il contatto con i pazienti fuori dall’ambulatorio, mentre i pazienti potranno utilizzarla per comprendere risultati degli esami e schemi complessi di assunzione dei medicinali.

Nei Paesi a basso reddito Gates vede l’impatto più rapido nell’agricoltura

Gates considera l’agricoltura il settore nel quale l’AI potrebbe produrre più rapidamente effetti nei Paesi a basso reddito.

Nella maggior parte di questi Paesi, osserva, gli agricoltori non dispongono di previsioni meteorologiche affidabili né di consulenza su quali sementi utilizzare, come proteggere colture e allevamenti dalle malattie o come migliorare il terreno.

La previsione è forte: attraverso l’AI, gli agricoltori dei Paesi a basso reddito potranno presto ricevere consigli migliori di quelli disponibili oggi persino agli agricoltori più ricchi e aumentare sensibilmente la produzione.

Nei servizi pubblici porta esempi statunitensi. Ha incontrato famiglie sopraffatte dalle procedure per richiedere assicurazione sanitaria, aiuti agli studenti o assistenza alimentare. Sistemi AI potrebbero semplificare questi processi, consentendo ai cittadini di ottenere prima il sostegno e alle amministrazioni di operare con maggiore efficienza.

Anche nella salute mentale vede possibilità concrete, nonostante le preoccupazioni sugli AI companion. Molte comunità dispongono di troppo pochi counselor, psichiatri e specialisti delle dipendenze. Con adeguate protezioni della privacy, sistemi AI potrebbero riconoscere segnali di allarme, proporre strategie supportate dalle evidenze e collaborare con un professionista umano.

Gates include fra i benefici anche una maggiore indipendenza per le persone con disabilità e l’accesso, per individui e piccole imprese, a capacità che oggi richiedono professionisti costosi o grandi gruppi di lavoro.

L’AI entra nel piano da oltre 200 miliardi della Gates Foundation

Nel 2025 Gates ha deciso che la Gates Foundation concluderà le proprie attività alla fine del 2045, dopo aver speso oltre 200 miliardi di dollari fra patrimonio esistente e suoi futuri contributi personali. L’intelligenza artificiale sarà uno degli strumenti utilizzati nei 19 anni che restano alla fondazione.

L’AI contribuirà alla ricerca di vaccini e medicinali contro HIV, tubercolosi, malaria e malnutrizione e al loro utilizzo da parte di personale sanitario e pazienti.

Fra gli obiettivi della fondazione c’è dimezzare nuovamente il numero di bambini che muoiono ogni anno, dopo la riduzione della metà registrata fra il 2000 e il 2024.

L’impiego dell’AI riguarderà anche agricoltura e istruzione. Gates anticipa che il prossimo Goalkeepers Report approfondirà il lavoro per rendere disponibili i modelli nelle lingue parlate dalle persone in tutti i Paesi nei quali la fondazione sostiene progetti, anziché soltanto in quelle diffuse nei Paesi ricchi e a medio reddito.

OpenAI, Anthropic, Google e Microsoft collaborano con la Gates Foundation a queste iniziative.

Dopo l’11 settembre gli Stati Uniti riorganizzarono il governo per un solo problema. L’AI ne attraversa molti

Gates non ritiene che le aziende che sviluppano l’AI debbano guidare la risposta politica ai problemi generati dalla tecnologia. Alcune questioni sono esterne alle loro competenze e, in una democrazia, non spetta alle imprese decidere come affrontarle.

Le soluzioni dovrebbero nascere da un processo pubblico che coinvolga rappresentanti eletti, responsabili delle politiche pubbliche, educatori, personale sanitario, amministratori locali e leader delle comunità. Milioni di persone, prevede Gates, vedranno la propria vita sconvolta e sarà necessario un sistema di protezione sociale più forte e flessibile. Le comunità locali stanno già sollevando obiezioni sul consumo di energia e acqua necessario ai data center.

Le amministrazioni attuali sono organizzate per settori, mentre l’AI attraversa contemporaneamente sicurezza nazionale, occupazione, istruzione, tassazione, energia, elezioni, aria e acqua, salute pubblica, sistema finanziario, forze dell’ordine, trasporti, terre pubbliche e sistemi IT.

Dopo gli attentati dell’11 settembre, ricorda Gates, il governo statunitense realizzò la sua più grande riorganizzazione dalla Seconda guerra mondiale per migliorare una sola funzione, la sicurezza nazionale. L’AI richiederà un coordinamento molto più ampio.

Propone quindi organismi nazionali capaci di stabilire priorità trasversali alle diverse amministrazioni. I leader dovrebbero riunire regolarmente economisti, tecnologi, esperti del lavoro, dirigenti d’impresa e gli stessi lavoratori per individuare dove le istituzioni esistenti non funzionano e quali nuovi poteri siano necessari.

Serve anche un organismo internazionale per l’AI

I rischi che attraversano le frontiere richiedono, secondo Gates, una nuova organizzazione internazionale costruita parallelamente alle strutture nazionali.

Cita come precedenti il sistema di ispezioni sulle armi nucleari, le regole dell’aviazione internazionale e gli accordi per la protezione dello strato di ozono. Una struttura globale per l’AI dovrebbe incorporare elementi di tutti e tre.

Una parte della cooperazione dovrà necessariamente coinvolgere Stati Uniti e Cina. I Paesi che ospitano i principali sviluppatori di modelli e controllano parti critiche della supply chain dovrebbero cominciare a incontrarsi ora per stabilire norme comuni, prima che la pressione competitiva renda la collaborazione più difficile.

Gates considera la costruzione di questa architettura un lavoro destinato a richiedere anni.

Nel definire i principi della governance attribuisce un ruolo anche alle organizzazioni religiose. Richiama l’enciclica di Leone XIV On Safeguarding the Human Person in the Time of Artificial Intelligence, che considera una base importante per affrontare la domanda su come preservare l’umanità mentre le macchine diventano capaci di superarci cognitivamente.

Human Reserved: alcuni lavori potrebbero essere sottratti deliberatamente all’automazione

La seconda proposta nasce dall’esperienza personale di Gates con il padre, morto di Alzheimer nel 2020. Nelle fasi avanzate della malattia era assistito giorno e notte da caregiver professionisti capaci di comprenderne le necessità anche quando faticava a esprimerle: non riusciva sempre a dire quando avesse fame, ricorda Gates, ma loro lo capivano.

Considera quella forma di assistenza irrimpiazzabilmente umana e propone per alcune attività il concetto di Human Reserved: ambiti nei quali una società decide di mantenere le persone anche quando AI e robot sarebbero tecnicamente capaci di sostituirle.

L’espressione richiama una riserva naturale: sarebbe possibile costruirvi edifici e strade, ma si sceglie di non farlo perché la perdita sarebbe troppo grande.

Una professione potrebbe essere Human Reserved per ragioni economiche. Gates usa l’esempio di una persona di 55 anni che ha lavorato nell’edilizia per tutta la carriera: non considera realistico dirle di trasferirsi nell’assistenza agli anziani e aspettarsi che trovi appagante il nuovo lavoro.

In altri casi il criterio sarebbe legato alla natura dell’interazione. Un robot potrebbe tecnicamente comunicare a un paziente che soffre di una malattia incurabile; per Gates non dovrebbe farlo.

Human Reserved non sarebbe un confine permanente. Alcuni lavori potrebbero essere protetti oggi e vedere l’introduzione dell’AI distribuita nell’arco di anni o decenni, con l’impegno a conservarne comunque una parte umana.

Istruzione e salute mentale potrebbero adottare modelli misti, nei quali una persona mantiene la responsabilità e utilizza la tecnologia per estendere ciò che può fare. Anche le differenze demografiche influenzerebbero le scelte: alcuni Paesi potrebbero pretendere assistenza umana per gli anziani, mentre il Giappone, con una forza lavoro in diminuzione e troppo pochi giovani per assistere gli anziani, potrebbe accogliere favorevolmente robot caregiver.

Gates lascia aperti i problemi applicativi: chi decide cosa riservare agli esseri umani, quali criteri utilizzare, come impedire alle imprese di aggirare le regole e cosa accade al commercio internazionale quando un Paese permette ai robot di produrre un bene e un altro lo vieta.

Token AI e robot entrano nella proposta fiscale di Gates

La terza proposta riguarda la tassazione. Con il trasferimento dei lavoratori verso nuove professioni aumenterà la necessità di riqualificazione e protezione sociale; se contemporaneamente le persone lavoreranno meno, pagheranno meno imposte sul reddito proprio quando la domanda di quei servizi sarà maggiore.

Gates individua anche uno squilibrio negli incentivi. Negli Stati Uniti un datore di lavoro che assume una persona versa imposte sul monte salari; acquistando un robot, invece, può generalmente dedurne subito il costo come spesa aziendale. Il sistema fiscale spinge quindi, nella sua lettura, verso la sostituzione delle persone con le macchine.

La proposta è esplicita: “dovremmo tassare i token AI e i robot”. I token sono le unità elementari nelle quali i modelli suddividono ed elaborano i dati.

Una tassa rallenterebbe in parte l’abbandono del lavoro umano e produrrebbe risorse per riqualificazione e welfare. Dovrebbe però essere mirata per non rallentare gli usi che Gates considera esclusivamente benefici, come rendere medicina e istruzione meno costose.

Riconosce che una tassazione del genere non sarebbe ottimale in termini di efficienza economica, ma ritiene che questa valutazione trascuri il valore più ampio del lavoro per le persone e per la società. Aveva già proposto una robot tax anni fa e continua a sostenerla.

Le risorse dovrebbero raggiungere in particolare i lavoratori che perdono il posto a causa di AI e robot, le persone alle quali diminuiscono ore o salario e le comunità nelle quali le perdite occupazionali si concentrano.

Gates porterà queste proposte a Washington e ai leader dell’AI

Gates scrive che solleverà il tema dell’AI e dell’equità con i legislatori ogni volta che andrà a Washington, negli incontri con i leader degli altri Paesi e nelle conversazioni con chi sta sviluppando i modelli AI. Sosterrà inoltre la creazione dell’architettura nazionale e internazionale descritta nell’intervento.

La Gates Foundation lavorerà agli impieghi dell’AI che considera benefici, compresi quelli in Africa. Breakthrough Energy, fondata da Gates, utilizzerà l’AI per aiutare le aziende a sviluppare energia pulita meno costosa e affrontare il cambiamento climatico.

Gates vuole inoltre coinvolgere lavoratori, studenti universitari prossimi all’ingresso nel mercato del lavoro, leader delle comunità, leader religiosi e organizzazioni confessionali, genitori ed educatori nelle decisioni sulla transizione.

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