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Auricolari in-ear, guida alla scelta fra tredici modelli

Tanto piccoli quanto ricchi di risorse e soprattutto apprezzati da un pubblico vasto ed eterogeneo come pochi altri, gli auricolari in-ear, spesso definiti anche true wireless, fanno parte del corredo quotidiano di un numero sempre maggiore di persone.

Praticità, qualità negli ultimi anni in grado di registrare importanti passi avanti, versatilità nell’abbinamento con una serie di dispositivi crescente e anche oggetto alla moda, contribuiscono formare un panorama degli auricolari in-ear particolarmente variegato anche per design, scelte progettuali, e naturalmente prezzo.

Pochi e chiari i requisiti essenziali, a partire naturalmente dalla totale assenza di fili. Quindi, connessione Bluetooth, meglio se di ultima generazione, forme in grado di assecondare l’anatomia personale scongiurando il pericolo di perderli e una richiesta sempre più marcata in direzione della riduzione del rumore.

Apple, dove la storia ha inizio

Anche solo nel rispetto dell’ordine alfabetico, una carrellata sugli auricolari in-ear si ritrova a cominciare da Apple. Più ancore per il ruolo di pioniere, per il merito di aver portato all’attenzione del grande pubblico un nuovo modo di concepire uno strumento in precedenza considerato alternativa alle tradizionali cuffie con il solo scopo di ridurre l’ingombro.

Oggi invece, come insegnano gli AirPods Pro, l’evoluzione è riuscita a spostare il confronto anche sulla qualità audio, mettendo in campo elementi decisivi come praticità e versatilità. Oltre naturalmente a una serie di accorgimenti per fare la differenza.

Nel caso Apple, ormai solo in parte puntando sul design. Dopo aver sdoganato il bianco come colore di riferimento degli auricolari, dettato le regole per le forme allungate verso il basso, ora la sfida si è spostata su altri aspetti.

Tra i più attuali, nei 5,4 grammi di peso singolo, la cancellazione attiva del rumore. Cioè, la capacità di filtrare i rumori esterni in diverse modalità

Un microfono esterno rileva i rumori ambientali. Un segnale contrario rivolto verso l’orecchio è la soluzione più diffusa per annullarli. A questo si aggiunge però un secondo microfono interno, meno scontato, per eseguire la stessa operazione con i suoni provenienti dall’orecchio. Tutto questo, aggiornato duecento volte al secondo per garantire l’allineamento del sonoro.

Per quanto gradevole, l’operazione deve anche poter essere regolabile, in modo da permettere comunque all’occorrenza di restare attenti a cosa succede intorno a sé. Nel rispetto dello stile touch, questo avviene agendo direttamente sugli auricolari.

D’altra parte, così come ormai deve essere per buona parte dei comandi, dalla regolazione del volume, alla gestione della playlist.

Di tutto questo si occupa il chip proprietario H1. La batteria in dotazione invece, promette 4,5 ore di ascolto. Innalzabili fino24 ore con la soluzione, anche questa ormai consolidata, della custodia con caricatore integrato.

A marcare la differenza, può contribuire anche l’app collegata. Oltre al setup iniziale, Apple aiuta a scegliere i tamponi più adatti tra i tre disponibili. Naturalmente, massima compatibilità con il riconoscimento vocale Siri.

Allineato alle ambizioni Apple anche il prezzo di 279 euro. Contrariamente a quanto si potrebbe ipotizzare, non il più alto e neppure così tanto superiore alla media.

Bang & Olufsen, dettagli da intenditori

La popolarità del settore ha infatti attirato l’attenzione anche dei marchi storicamente dedicati alle soluzioni audio più da veri e propri intenditori. Con minori compromessi possibili sulla qualità, oggi il settore può così  contare su contributi fino a qualche tempo fa impensabili per il mondo consumer.

Bang & Olufsen ha individuato nel mondo degli sportivi un buon potenziale, al quale si rivolge con i Beoplay E8 Sport. Oltre a leggerezza e presa salda anche durante gli esercizi più movimentati, in questo caso entra in gioco anche maggiore attenzione all’impermeabilità. La certificazione IP57 offre infatti garanzie contro sudore e acqua, intesa come precipitazioni. Ma all’occorrenza, anche per trenta minuti immersi fino a un metro.

Nel sistema audio da 6,4 grammi c’è spazio anche per una batteria in grado di assecondare fino a 7 ore di ascolto. Oltre alla custodia ricaricabile, il corredo di serie prevede 4 inserti in silicone di diverse misure, al quale se ne aggiungono tre per le alette, utili a migliorare la tenuta degli auricolari.

La gestione passiva dei rumori esterni è affidata alla Transparency Mode. Sono quattro in totale i microfoni utilizzati, due per lato. In combinazione con i comandi touch, utili per trovare la modalità desiderata, tra isolamento totale o percezione ambientale.

Puntando su una resa audio da intenditori caratteristica del proprio marchio, anche se rivolti allo sport i Beoplay E8 conservano comunque la vocazione per un pubblico selezionato, disposto a spendere 350 euro.

Bose, audio per professione

Sulla stessa linea di combinare resa audio e supporto all’attività sportiva si colloca anche Bose, un altro marchio legato al mondo audio, nel caso in campo con Sport Earbuds.

A livello estetico, emerge una seconda corrente di pensiero, con forme leggermente più accentuate sulla parte esterna degli auricolari in-ear, alla ricerca di una maggiore compattezza di insieme, in un peso singolo di 6,75 grammi.

La stabilità è affidata a StayHear Max con adattatori in silicone in tre misure. Un particolare inserto a forma di ombrello abbinato a un’aletta flessibile sono gli accorgimenti adottati in favore sella tenuta.

La certificazione IPX4 protegge dagli schizzi d’acqua, ma non da immersioni accidentali. Alla qualità del suono invece ci pensa Volume-Optimized Active EQ, studiata per migliorare automaticamente i bassi e gli alti, e poter ascoltare musica, video e voci sempre bilanciati a qualsiasi livello di ascolto.

Confermati naturalmente i comandi touch grazie all’interfaccia capacitiva della superficie, così come i quattro microfoni sfruttati anche per l’assorbimento del rumore.

Con tutte le altre impostazioni gestite via app, e tre varianti di colore, il prezzo in questo caso è fissato a 199,95 euro.

Creative, una vita spesa per farsi ascoltare

All’interno del comparto audio delle tecnologie IT, Creative ha saputo conquistarsi nel tempo un ruolo di primo piano. Dalle iniziali schede per PC, l’offerta si è nel tempo evoluta, fino a essere nota soprattutto proprio per cuffie e auricolari. Tra questi, Outlier Gold rappresenta al meglio il livello raggiunto dalla ricerca nella resa sonora e nella qualità complessiva.

In particolare, emerge la ricerca di un bilanciamento ottimale tra tutti gli elementi. A partire dalle forme, rotonde con adattatore in silicone disponibile in due misure, e diaframma dei diffusori realizzati in grafene, scelto per le qualità conduttive e la leggerezza.

Nell’insieme, il peso risulta infatti leggermente inferiore, di 5 grammi ciascuno, mentre invece si spinge nella direzione opposta la durata della singola carica, dichiarata a 14 ore.

Le particolari finiture dorate e la circonferenza luminosa degli Outlier Gold non sono però le sole caratteristiche studiate per farsi notare. Diversi infatti anche gli accorgimenti pratici.

A partire dall’audio stereo durante le chiamate, ma anche dalla possibilità di limitare voce e suoni alla singola unità, se l’altra viene tenuta nella custodia. Un sistema utile anche per sopperire all’assenza di assorbimento del rumore ambientale. Conseguenza anche della scelta di integrare un solo microfono per unità.

Meritano inoltre di essere citate un paio di funzioni tutte da valutare. Prima, grazie a un adattatore USB opzionale, la possibilità di sfruttarli anche con PC o console. Soprattutto però, una delle maggiori scommesse recenti di Creative, la tecnologia Super X-Fi.

Nella circostanza, disponibile via software, attivando SXFI App sul dispositivo mobile, per elaborare e riprodurre i file audio e musicali contenuti nel lettore musicale.

Nell’insieme, può rivelarsi fattore decisivo anche un prezzo decisamente più abbordabile di 79,99 euro, da valutare naturalmente in confronto alle caratteristiche proposte.

Huawei, nella sfida per l’ecosistema

In una partita dalle grandi prospettive rientrano come facile prevedere anche le ambizioni a tutto campo di nomi come Huawei. La capacità nel seguire i modelli di maggiore successo e combinarne le caratteristiche mantenendo comunque elementi personalizzati ha prodotto FreeBuds Pro.

Lasciato il bianco alla ricerca di una maggiore caratterizzazione individuata nel grigio argento, sfruttano sì le linee allungate verso il basso, ma con forme più squadrate. La sfida principale però resta invariata, quella sulla cancellazione del rumore.

Qua Huawei prova a spingersi oltre, utilizzando tre microfoni per unità e quattro modalità. Dalla più spinta Ultra per un isolamento totale quando si sente il bisogno di racchiudersi in sé stessi, alla più conviviale modalità Vocale, per lasciar passare le voci umane, passando da Comfort per ridurre senza annullarli i rumori ambientali, vento compreso, e infine Standard per dare la preferenza alla musica mantenendo comunque l’attenzione su quanto accade intorno per strada.

Interessante anche il tentativo di superare uno dei limiti maggiori degli auricolari in-ear, la distanza tra microfono e bocca, all’origine origine di difficoltà durante le chiamate o anche il riconoscimento vocale, peraltro disponibile sia con Apple Siri sia con Google Assistant.

L’idea è sfruttare la tecnologia emergente della conduzione ossea. Un sensore, riconosce le vibrazioni indotte dal parlato sulle ossa per tradurle in suoni, sommandosi in questo caso al microfono tradizionale.

L’insieme risultante ha un peso di 6,1 grammi, con un’autonomia dichiarata tra le 4 e le 7 ore a seconda di quanto e come si sfrutti la riduzione del rumore. Fisso invece il prezzo, di 179 euro.

Jabra, sapere come regolarsi nell’ascolto

Tra i vantaggi di un prodotto destinato al grande pubblico, difficilmente può rientrare la personalizzazione. Forte della propria esperienza nel fornire svariate soluzioni per ogni esigenza soprattutto nel settore professionale, Jabra non ha paura di affrontare questa sfida con gli Elite 75t.

L’idea di fondo è infatti sposare una linea di design interno ormai tra le più consolidate, auricolari in-ear rotondi a filo di orecchio, da combinare con una serie di opzioni abbastanza vasta da trovare una combinazione adatta a ogni esigenza.

Con una minuscola grigia sulla part inferiore leggermente allungata, anche per ragioni ergonomiche, gli Elite 75t non esitano a puntare sulla cancellazione attiva del  rumore. Caratteristica di HearThrough è di non avere un livello costante o comunque una serie di scelte predefinite, ma agire come una sorta di tasto per la regolazione del volume del mondo esterno. Agendo attraverso l’app, una barra di scorrimento permette di decidere quanto si voglia ascoltare dall’ambiente circostante.

MySound è invece la risposta ai diversi gusti musicali, intesi come regolazione di ascolto, per sentire la musica proprio come è stata concepita. Una volta configurata con un test dell’ascolto via app e successivamente calibrata sulle cuffie, il risultato è un tipo di musica in linea con il profilo di ascolto individuale.

La vocazione non è necessariamente sportiva, quanto per un uso in ogni circostanza, Tuttavia, la resistenza all’acqua di categoria IPX55 li rende idonei nell’essere utilizzati anche sotto sforzo o sotto le intemperie.

Completi di supporto all’interazione vocale Amazon, Google ed Apple, gli Elite 75t pesano 5,5 grammi ciascuno, con un’autonomia dichiarata di 7,5 ore di ascolto. Non scende a particolari compromessi il prezzo di 179,99 euro.

LG, bilanciati anche nel prezzo

Inevitabilmente, per scendere di prezzo, bisogna accettare anche qualche compromesso. Questo non significa però dover rinunciare a prestazioni, comunque in grado di non far rimpiangere la scelta. Appare così un altro settore dell’offerta dive trovano posto i Tone Free FN4 Black di LG.

Poco o nessun margine sulle forme consolidate di auricolari in-ear allungati e arrotondati, la grande scommessa è sull’esperienza audio Meridian, specialista del settore. Tra le caratteristiche evidenziate, Headphone Spatial Processing intende superare i limiti dell’ascolto in cuffia come dimensioni compatte e mancanza di diafonia tra il canale sinistro e quello destro, per ridurre la differenza di resa rispetto ai diffusori tradizionali fissi di dimensioni più grandi. Il risultato, quattro modalità di ascolto predefinite per andare incontro a diversi gusti.

Due microfoni per unità supportano la riduzione del rumore, prontamente escludibile con un tocco e riprendere così il controllo della situazione circostante. In più, intervenendo anche per ridurre un’eventuale eco.

Oltre alle regolazioni standard, equalizzatore compreso, l’app mette a disposizione una funzione non scontata ma utile, la ricerca degli auricolari emettendo un segnale acustico.

Con autonomia della singola carica sulle sei ore, e un peso unitario di 5,4 grammi, il prezzo di 89 euro potrebbe attirare attenzione. Per i più attenti all’igiene, sono disponibili anche in versione con custodia sterilizzante UV a 129 euro.

Oppo, piena sintonia con l’esperto

Per andare sul sicuro con la qualità di un prodotto, una via ideale passa per l’accordo con uno specialista del settore. Questa è la strada scelta da Oppo, pronta ad affidarsi alle competenze Dynaudio per allargare il proprio raggio d’azione con gli auricolari in-ear Enco X True Wireless.

Anche in questo caso, al centro dell’attenzione la cancellazione del rumore, con quattro impostazioni personalizzate frutto del lavoro di tre microfoni per unità

Il chip  dual-core dedicato supporta la cancellazione attiva del rumore (ANC hybrid) con una profondità massima di riduzione del rumore che raggiunge i 35 dB. Le quattro modalità partono dal livello di assorbimento massimo fino ad arrivare a quella indicata come  modalità Trasparenza.

Ognuna di queste, pensata per un ambiente diverso. Il livello estremo, può adattarsi a situazione come gli spostamenti a bordo di un mezzo pubblico, salvo attenuare in parte la funzione quando ci si trova invece in situazioni, tipo in ufficio o bar, dove è importante tenere un legame con l’esterno.

Per esigenze temporanee, i suoni ambientali possono essere attivati con un tocco degli auricolari.

Gli auricolari utilizzano un design a doppio driver coassiale, il primo a membrana magnetica bilanciata e il secondo dinamico composito a triplo strato, posizionati su assi paralleli, alla ricerca di una riproduzione più naturale.

Due i colori disponibili, i classici nero e bianco, per un peso singolo di 4,8 grammi. Compatibili con la ricarica wireless  e un’autonomia dichiarata di 5,5 ore, hanno un prezzo ufficiale di 179 euro.

Panasonic, nessun disturbo

Per ambire a raggiungere un certo livello di mercato, inteso anche come prezzo, servono qualità in grado di aiutare a distinguersi. Anche Panasonic le  cerca nella riduzione del rumore, a differenza di molti però, spingendosi oltre.

Negli auricolari in-ear RZ-S500W sono infatti sei, tre per parte, i microfoni integrati per coprire la funzione in modo attivo. In pratica, alla combinazione dei segnali contrastanti i rumori, si somma un’elaborazione digitale pronta a garantire un ulteriore filtraggio. L’operazione può essere sospesa con un tocco sulla superficie touch.

Oltre a un’antenna riprogettata per aumentare la stabilità della connessione wireless, Panasonic sfrutta una caratteristica recente del Blouetooth. Invece del passaggio da un auricolare all’altro, entrambi in questo caso ricevono i dati direttamente dallo smartphone o dallo smartwatch. Accorgimento utile anche ad aumentare l’autonomia.

Il risultato, è poter superare le sei ore di ascolto, oltre a poter sfruttare la copertura completa dei sistemi di interazione vocale, Amazon, Apple e Google. Anche utilizzando u unico auricolare, a scelta.

Leggermente superiore alla media il peso singolo d 7 grammi, mentre più in linea con le ambizioni il prezzo di 179,99 euro.

Philips, la voce del risparmio

Oltre al centro della sfida tecnologia, la cancellazione del rumore è un fattore guida anche sul prezzo finale degli auricolari in-ear. Il modello SHB2505BK/10 di Philips prova a dimostrare come sia possibile rinunciarci almeno in parte, rendendo però la spesa decisamente più sostenibile.

Il supporto ai disturbi ambientali è infatti affidato a un solo microfono per unità, a cui spetta soprattutto il compito di intervenire sull’eco in fase di chiamata.

Anche l’interfaccia integrata in realtà scende a qualche compromesso, per mantenere il prezzo al di sotto dei 70 euro. Più di una superficie induttiva infatti, i comandi sono impartiti attraverso un vero e proprio pulsante integrato nelle forme leggermente ovali, con aletta di fissaggio all’orecchio.

Discorso analogo per l’autonomia. Se la riserva garantita dalla custodia promette di arrivare a un totale di venti ore, la singola carica è sufficiente invece per tre ore. Il peso infine è di 4,6 grammi.

Samsung, voglia di distinguersi

Per chi produce smartphone e altri dispositivi compatibili con degli auricolari in-ear, creare una sorta di ecosistema è un prospettiva importante al fine di creare una clientela fidelizzata.

Nei Galaxy Buds Live, Samsung prova a farlo inseguendo anche il tocco di design utile a rendere un prodotto distintivo, senza naturalmente pregiudicare la praticità d’uso.

Il risultato è un’insolita forma a fagiolo, originale anche nel colore più rappresentativo, nell’occasione individuato nel bronzo. A detta dell’azienda, un design non solo estetico, ma motivato anche da ragioni ergonomiche, per non occludere il canale uditivo.

Un accorgimento utile anche a migliorare l’efficacia della riduzione attiva del rumore affidata a tre microfoni. All’occorrenza, in grado di ridurre le frequenze basse, tipiche dei rumori fastidiosi, continuando tuttavia a sentire le voci delle persone o gli annunci. Come ormai consuetudine, la funzione si attiva con una pressione prolungata dell’auricolare

Le forme allungate più larghe rispetto al solito vengono sfruttate anche per lavorare sulla resa audio. Questo permette infatti di inserire un condotto dedicato esclusivamente ai bassi, con prese d’aria sul corpo. Il risultato promesso è un’accentuazione dei bassi senza tuttavia la sensazione di pressione sul timpano.

Da valutare la scelta in materia di riconoscimento vocale, integrato con la versione proprietaria Bixby. D’altra parte, via app è disponibile anche un comando diretto per l’attivazione di Spotify.

In linea gli altri parametri, a partire dalle sei ore di autonomia per la singola carica e il peso di 5,6 grammi. Particolare invece per il mondo Samsung, la possibilità di collegare due paia di auricolari a uno stesso smartphone.

Leggermente sopra la media il prezzo di 189 euro.

Sony, in sintonia con l’ambiente

Ancora più ambizioso il progetto Sony, nelle forme degli auricolari in-ear WF-1000XM3. Il vantaggio in questo caso, poter contare su risorse proprie per ogni elemento da integrare.

A partire naturalmente dalla riduzione del rumore, affidata a due microfoni per unità. Soprattutto però, elaborata dal processore HD QN1e dedicato. Il suo lavoro promette di eliminare una quantità significativa di rumore su quasi tutte le frequenze. Aspetto non secondario, riducendo il fabbisogno energetico di un’operazione comunque costosa sotto questo punto di vista.

Più tradizionale invece il design, dalle forme ovali leggermente allungate, uscendo in parte dall’orecchio. Se il risultato estetico in qualche modo ne risente, d’altra parte si riesce a sfruttare meglio il microfono dedicato anche a raccogliere la voce.  Inoltre, la parte superiore viene utilizzata per i comandi di base, dalla regolazione del filtro antirumore a quella del volume

Nell’app è disponibile Headphones Connect, per il controllo del suono adattivo. Una funzione smart per rilevare in automatico le attività e modificare di conseguenza  le impostazioni del suono ambientale per adattarle alla situazione. In caso di necessità, l’estrazione di uno dei due auricolari può determinare l’arresto della riproduzione musicale, salvo riprenderla non appena rimesso a posto.

L’autonomia di sei ore di ascolto continuo rientra nella media. Il peso invece sale leggermente a 8,5 grammi. Ben più marcato infine l’incremento del prezzo, fissato a 250 euro.

Xiaomi, il buon audio che non costa

Quanto ad ambizioni, Xiaomi se la gioca al pari con tutti gli altri. Dove però, le strade si separano nettamente, è la politica dei prezzi. Anche quando si parla di auricolari in-ear infatti, Mi True Wireless Earphones 2S intende dimostrare la possibilità di conciliare esigenze tecniche e qualitative con la spesa.

Le forme allungate e abbastanza squadrate non sembrano trasmettere altrettanto impegno sul fronte del design. Anche se sfruttati per i comandi a sfioramento, i punti più importanti del confronto sono cercati altrove.

A partire dalla più recente tecnologia Bluetooth, quella in grado di trasmettere simultaneamente ai due auricolari invece di procedere attraverso uno di essi.

Parte del risparmio energetico così ottenuto si può investire nel perfezionare la tecnica di riduzione del rumore affidata a un doppio microfono, uno dei quali sfruttato anche per il riconoscimento vocale e le chiamate.

Xiaomi sposa inoltre la linea della connessione automatica all’apertura della custodia, una volta concluso l’accoppiamento iniziale. Analogamente, il sensore a infrarossi integrato rileva se si indossano. Quindi, non appena vengono rimossi dall’orecchio, la riproduzione si interrompe.

Il prezzo di 79,99 euro non è l’unico punto sul quale i Mi True Wireless Earphones 2S giocano al ribasso. Anche il peso di 4,5 grammi si rivela infatti tra i più leggeri in assoluto, così come la durata di ascolto di 5 ore.

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