Aumento Iva e “nero” porteranno nel 2013 il carico fiscale al 54,5%

Stornata dalla ricchezza prodotta la quota addebitabile al sommerso economico, che non produce nessun gettito per l’Erario, per la Cgia di Mestre la pressione fiscale “reale” che grava su coloro che pagano le tasse è nettamente superiore a quella calcolata dall’Istat.

Se nel 2011 la pressione fiscale “reale” che pesa sui contribuenti italiani ha sfiorato un’ipotesi massima del 52%, con gli effetti delle manovre estive del Governo Berlusconi e gli interventi dell’attuale Governo Monti, il raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2013 farà impennare il carico fiscale sui contribuenti onesti sino a un’ipotesi massima del 54,5%.

È questo il risultato cui è giunta la Cgia di Mestre, intenta a ricordare come la pressione fiscale “reale” che grava su coloro che pagano correttamente le tasse è del tutto superiore a quella ufficiale calcolata dall’Istat rispettando fedelmente le disposizioni metodologiche previste dall’Eurostat.

Considerato che, proprio secondo l’Istituto di statistica, in Italia, l’economia sommersa si aggirerebbe tra i 255 e i 275 miliardi di euro l’anno, va da sé che la pressione fiscale ufficiale è data dal rapporto tra le entrate fiscali/contributive e il Pil prodotto in un anno che, dunque, include anche la cifra imputabile all’economia sommersa prodotta dalle attività irregolari che, non essendo conosciute al fisco, non pagano né tasse né contributi.

L’attuale risultato è che, sempre secondo quanto già ricordato dalla Cgia di Mestre, nel 2012 in corso, nel nostro Paese la pressione fiscale ufficiale dovrebbe attestarsi sul 45% mentre, se sarà confermato l’ulteriore aumento dell’Iva previsto per il prossimo autunno, la pressione reale dovrebbe toccare quota 54,5% per un record che non ha eguali al mondo.

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