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Analytics, lo strumento vincente per la supply chain

L’inflazione in rapida ripresa e il relativo aumento dei costi, a partire da quelli per l’energia, sono solo l’ultima tegola di una serie di imprevisti abbattutesi nel giro di poco tempo sulla supply chain. L’imprevedibile sequenza di pandemia, carenza di materie prime, invasione dell’Ucraina, con l’aggiunta di qualche incidente di troppo, ha portato a galla una situazione molto più delicata di quanto si fosse disposti ad accettare. D’altra parte, un’ottima occasione per rivedere processi e strategie considerati troppo a lungo affidabili e intoccabili più di quanto fossero in realtà. Un’opportunità storica anche per le tecnologie IT e in particolare una nuov generazione di software, dove chi è in grado di trovare la giusta combinazione di IoT, intelligenza artificiale, gestione e integrazione dei dati al servizio della business analytics, può contare su una grande opportunità, aiutando il settore a rinnovarsi e conquistando un’importante posizione di mercato.

Una sensazione condivisa da diversi operatori del settore, pronti a sviluppare nuove soluzioni. Forti anche delle prospettive inquadrate dagli analisti. Gli obiettivi più urgenti sono chiari: la supply chain oggi ha bisogno di ritrovare efficienza, guadagnare resilienza ed essere pronta a reagire di fronte agli imprevisti.

Un punto di vista totalmente nuovo

Importante prima di tutto, come emerge anche da una riflessione sulla situazione attuale proposta da Bristlecone, cambiare completamente approccio nella gestione della supply chain e puntare senza esitazioni sull’innovazione digitale. La strada necessaria per superare i problemi recenti e ritrovare affidabilità.

Solo una parte delle attuali difficoltà può infatti essere ricondotta a cause naturali, o comunque esterne. Gli stessi processi si sono rivelati troppo fragili. Problemi sul punto di estrazione delle materie prime hanno prodotto effetti a catena sempre più complessi, oltre quanto fosse lecito aspettarsi.

Inoltre, troppo spesso anche i processi interni delle aziende coinvolte si sono rivelati inadatti. Troppo rigidi e non aggiornati, di fronte all’imprevisto non hanno saputo mostrare la necessaria reattività.

Il contributo degli analytics alla supply chain in tre passi

Tre possono essere le linee guida da seguire. Prima di tutto, una digitalizzazione completa della supply chain. Quella definita come Digital Twin, una versione digitale e virtuale dell’intera organizzazione in grado di fornire indicazioni tempestive su prestazioni ed efficienza.

Pronta soprattutto a consentire un passaggio successivo: riconoscere per tempo i segnali di pericolo. Dalla manutenzione prima del verificarsi di un guasto, al calcolo degli itinerari migliori, fino alla valutazione di fattori esterni, a partire dal meteo. Per arrivare a una gestione predittiva delle risorse. Essere cioè in grado di eseguire la manutenzione un attimo prima del verificarsi di un guasto e non un attimo dopo.

Tutto questo per portare a un livello superiore il tracciamento. Dal singolo collo ai componenti del mezzo di trasporto, una visione di insieme correlata dagli analytics permette di avere in ogni momento la situazione della supply chain sotto controllo.

Quattro passi nell’analytics per la supply chain

Ci sono diversi modi di sfruttare gli analytics in una supply chain. In genere, la differenza dipende dai dati disponibili e dagli obiettivi prefissati. Oltre naturalmente alle competenze e le risorse disponibili.

Il primo punto è la semplice analisi descrittiva. Uno strumento di base, comunque necessario per una visuale completa su quanto stia accadendo nella propria organizzazione. Utile in particolare quando si parla di ambienti complessi e rticolati quali la supply chain.

Uno degli approcci più classici della business intelligence in generale è invece l’analytics a scopo diagnostico. Raccoglie i dati per risalire alle cause di un problema. Nel caso specifico, utile per esempio a capire le cause di un ritardo nel trasporto e individuare i punti critici.

Al livello successivo si parla di analisi predittiva. Si passa a calcolare una visione a priori, per valutare il potenziale impatto di  una decisione. Come individuare gli interventi utili a migliorare efficienza o sicurezza, e stimarne l’impatto.

Più particolare è infine l’analisi prescrittiva. Uno strumento più sofisticato, in grado di fornire indicazioni utili a risolvere problemi, anche logistici, o semplicemente ottimizzare lo sfruttamento delle risorse dsponibili.

In ogni caso, si aprla comunque di opportunità pronte da cogliere già oggi per il mondo IT. Secondo Gartner, entro il 2026 il 75% di fornitori di soluzioni per la supply chain avrà integrato tecnologie come machine learning, intelligenza artificiale, IoT e Blockchain, con relative analytics.

Il valore degli analytics nell’ecosistema della supply chain digitale

Grande attenzione e altrettante speranze sono riposte nella robotica, ma altrettanto elevate sono le attese per il contributo a livello decisionale. Analytics e intelligenza artificiale sono in testa alle richieste e su questo sembra esserci un buon accordo. Gartner conferma infatti già una buona presenza nell’offerta attuale e un buon impegno per aumentarla rapidamente. Interessante notare anche come una delle vie più seguite per la diffusione sia quella dei microservizi. Oggi ancora limitata al 5% delle utenze, ma destinata a occupare il 25% dell’offerta entro il 2026.

Un altro aspetto importante riguarda l’intera organizzazione. La connettività diffusa lungo l’intera supply chain porta a un nuovo concetto di ecosistema intelligente, dove strumenti, macchinari, merci e persone saranno fonte dei dati e destinazione delle relative azioni dettate dalle analisi. Uno scenario dal grande potenziale anche per gli operatori di infrastrutture 5G, Wi-Fi e Bluetooth.

McKinsey si spinge anche oltre, cogliendo segnali interessanti agli investimenti in tecnologie digitali al servizio della supply chain da parte del 90% del settore lo scorso anno. Tra le più immediate conseguenze, la diversificazione delle forniture. Una maggiore tutela in caso di problemi logistici, ma anche un aumento della complessità da gestire. Superato proprio grazie alla nuova generazione di strumenti software, con i quali essere in grado di applicare variazioni tempestive.

In sintesi, tutto questo significa avvicinarsi all’obiettivo tanto ambito di una supply chain resiliente. Il livello di visibilità desiderato, proporzionato naturalmente anche agli investimenti, è un passaggio tanto cruciale quanto realistico. Per McKinsey, non a caso il 75% delle aziende ha già iniziato a investire.

Interessante a questo punto dedicare uno sguardo al fronte dell’offerta. Come facile prevedere, in rapida crescita e diversificazione, con ampi spazi di scelta e personalizzazione.

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