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Osservatorio Agenda Digitale, la continuità è l’arma vincente per l’Italia

Nella visione di insieme, il quadro dell’Italia digitale risultante dal consueto rapporto annuale dell’Osservatorio Agenda Digitale della School of management del Politecnico di Milano non è tra i più confortanti.
Restiamo un Paese nelle retrovie a livello europeo, ancorato a un quint’ultimo posto certificato dal Desi (Digital Economy and Society Index), indice di difficoltà persistenti.

Non è però il caso di essere eccessivamente pessimisti. Certamente, il lavoro da fare per traghettare la nazione nell’era dei servizi digitali e coglierne i relativi vantaggi è immenso e lungo. D’altra parte, uno dei fattori cruciali quale la percezione, è in deciso aumento.
Di conseguenza, lo stesso si può dire per impegno e visione a lungo termine. A suo modo infatti, l’Italia si sta muovendo verso l’era digitale. Con tante lacune e risultati per buona parte ancora lontani. Ma comunque con idee spesso chiare e obiettivi precisi.

La macchina dell’Agenda Digitale si sta mettendo in moto

Alla domanda guida posta dal Politecnico all’evento di presentazione della ricerca, un motore nazionale rappresentato dalle aziende al quale serve una macchina nella quale integrarsi – la PA – per potersi muovere, la risposta può contare su diversi elementi positivi, e altrettanto autorevoli.

«Ci sono diversi fattori incoraggianti per l’Italia sui quali siamo riusciti a lavorare durante il periodo del mio incarico – afferma Luca Attias, commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda digitale, Presidenza del Consiglio dei ministri -. Prima di tutto il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Vorrei ricondurre direttamente a lui buona parte dei risultati finora raggiunti, perché ha tenuto un approccio umile alla materia e nel corso dell’ultimo anno ha aumentato la consapevolezza, sfociata nella nomina del Ministro per l’innovazione, tecnologica e la digitalizzazione Paola Pisano. Un netto cambiamento di atteggiamento rispetto al passato».

Subito dopo i riconoscimenti del caso a chi ha comunque trovato il coraggio di assegnare la responsabilità di un tema cruciale per il Paese a un personaggio più legato al mondo della tecnologia rispetto alla tradizione di dare priorità alla provenienza politica, è il momento di entrare nel vivo della questione Osservatorio Agenda Digitale. «Dal punto di vista operativo, la notizia più importante è la continuità – prosegue Attias –. Considerato come negli ultimi tre anni siano passati quattro Governi, è stato assolutamente determinate per noi riuscire a operare senza dover ripartire ogni volta».

Anche ai massimi livelli governativi infatti, non si esita ad ammettere la necessità politica per ogni nuovo esecutivo di annullare il lavoro del precedente. Essere riusciti a invertire questa tendenza, e su un tema vitale, è già un ottimo punto di partenza. «Sul digitale si è affermata una certa consapevolezza di quanto sia importante proseguire un percorso – conferma Attias -. Anche se molte cose buone sono state annullate nei vari passaggi, rimane una buona continuità di fondo».

Tra gli obiettivi importanti, sanciti dalla legge n.12, dell’11 febbraio 2019 con entrata in vigore 1 gennaio 2020, la creazione di un Dipartimento dedicato all’interno della Presidenza del Consiglio, ponendo quindi le basi per uscire dalla fase di commissariamento ed entrare così in una più programmatica di lungo termine. Si punta inoltre a strutturare una newco orientata alle competenze per garantire una gestione industrializzata di PagoPA, il promettente portale personale IO e della Piattaforma Digitale Nazionale Dati.

Gli esempi positivi in materia di digitalizzazione non mancano. Alla rapida crescita di PagoPA si affiancano risultati positivi in termini di utilizzo e impatto su efficienza anche da parte dell’anagrafe digitale ANPR, la Carta d’Identità Elettronica e lo SpiD, sul quale comunque c’è ancora moto da migliorare.

Tra i punti delicati invece, l’argomento praticamente più attuale e dibattuto in assoluto quando si parla di infrastrutture digitali. «Inutile negare, di cloud finora si è visto veramente poco – ammette Attias -. Si tratta del tema più complesso che stiamo affrontando e dopo almeno dieci anni di proclami in effetti si è visto poco. Credo dovremmo aspettare ancora un po’, prima di riuscire a cogliere i primi risultati.»

L’impegno non manca. Tutti i Ministeri interessati hanno iniziato a coordinarsi per suddividersi il lavoro. Nel frattempo però, è necessario sviluppare anche un altro principio. «Il senso di tutto il lavoro è cambiare la prospettiva – puntualizza Attias – Passare da una logica a silos dove al centro c’è la PA con i relativi obblighi nei suoi confronti, a una costruita invece intorno al cittadino in grado di accedere ai vari servizi». Al proposito, sono grandi le attese dall’imminente varo di IO, l’app pensata per i servizi pubblici.

In definitiva, il digitale resta un tema al centro delle attenzioni per il Governo nazionale. Tra retaggio del passato, ritardi accumulati e problemi a investire, le difficoltà non mancano. Combinate a uno scenario territoriale frammentato come pochi altri, possono apparire insuperabili.

Pur di fronte a tante contraddizioni, la convinzione di poter guardare oltre è però reale. «Siamo il Paese con il più altro numero di cervelli in fuga – conclude Attias -. Questo però significa che le competenze le abbiamo e spetta a noi farle funzionare a dovere, coniugarle in nuove tecnologie. Ma siamo anche la nazione con il più alto tasso di popolazione che non usa Internet e non mostra interesse nell’usarla. Bisogna agire a tutti i livelli, cercando di coinvolgere chiunque. Uno degli obiettivi principali di Repubblica Digitale».

Migliorare si può, e si deve

All’ottimismo istituzionale si contrappone sempre una realtà dei numeri decisamente meno incoraggiante. Più degli indicatori in assoluto, il verdetto però arriva da un’analisi in dettaglio. «Certamente, essere quintultimi nel DESI non è confrontante – spiega Luca Gastaldi, direttore dell’Osservatorio Agenda Digitale –. D’altra parte, da quando esiste solo dieci Paesi sono riusciti a migliorare la posizione».

In particolare, significativo il confronto diretto con le nazioni paragonabili all’Italia per dimensione e complessità. In questo caso, Gran Bretagna e Spagna hanno scalato una posizione in cinque anni, la Francia è stabile e la Germania ne ha persa una. «Pensare di avanzare è quindi piuttosto velleitario – ammonisce Gastaldi -. Meglio quindi guardare alle singole aree per capire come muoversi».

Si scopre così come l’Italia in realtà sia in linea con la media europea prima di tutto per la connettività, ma soprattutto proprio nei servizi pubblici digitali. Meno bene invece nell’integrazione delle tecnologie digitali, mentre i veri punti deboli sono il capitale umano e l’uso di Internet.

Prendendo spunto da questo, l’Osservatorio Agenda Digitale ha voluto andare oltre per capire meglio la situazione nazionale. Costruito una sorta di DESI regionale, accertato una volta di più il persistente divario tra regioni, con nove del Centro-Nord tra le più digitali e otto del Sud tra le più in difficoltà, si è cercato di capire dove e come intervenire per migliorare la situazione.

Nota dolente, anche la regione più avanzata considerata da sola, la Lombardia, è al di sotto della media europea. «Per quanto riguarda infrastrutture e PA, gli sforzi sono in linea con i valori della UE – conclude Gilardi -. Bisogna invece migliorare sui servizi ai cittadini e le imprese. Se da un parte ci sono investimenti in digitalizzazione non ancora concretizzati, dall’altra paghiamo anni di miopia nella spesa digitale. Possiamo ben sperare per il futuro, ma certamente al momento restiamo ancora indietro».

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