I media sociali provano ad abbandonare l’idea del “faccio cose, vedo gente”. Destrutturando l’organigramma, il dipendente diventa sociale se ottiene attenzione e la sua ingegnosità viene diffusa in azienda.
Nella giornata di chiusura, PiùBlog ha dedicato ampio spazio all’esemplificazione di casi di studio che fanno confluire vecchi e nuovi media nelle aree più artistiche quali la scrittura, l’arte, il cinema e l’architettura. Particolarmente interessante è stata la sessione dedicata alle ricostruzioni dell’Eur in virtuale sia su Second Life in una riscrittura della struttura attuale (Ex.It) o su altro strumento 3D per dettagliare il progetto originale del 1942 (Cesar).
Il “Pomeriggio sociale” era dedicato alla cosiddetta NETnomìa, ovvero l’elencazione delle nuove regole che permettono di mappare la rete in direzione del business sociale. L’incontro è stato moderato da Nicola Mattina, CEO di Elastic e Presidente del Club dei Media Sociali su Linkedin.
Il valore del legame sociale
Il valore si produce quando un dipendente trova una soluzione e immediatamente la mette a disposizione di tutti in azienda, senza fare la solita trafila burocratica che in genere porta a poco o nulla e in gran ritardo. Il dipendente stesso guadagna immediatamente in visibilità; i vertici devono predisporre l’immediato delivery in tutta l’organizzazione.
“In azienda i social network spontanei e non informatici esistono e colmano le lacune della struttura, facendo funzionare la baracca e innovando i processi”, ha detto Giacomo Masòn, da qualche anno consulente dopo una carriera interna all’azienda. “La rete sociale destruttura l’organigramma e disintermedia il rapporto tra dipendenti e dirigenti”, spinge Masòn, “portando fuori competenze e soluzioni nascoste”. E questo crea valore. “Facendo attenzione ai quadri intermedi, che in questo cambiamento dell’azienda ci perdono”, ha completato Mattina.
La semantica del legame sociale
E’ stato poi sollevato il problema della “semantica del legame sociale”, ovvero la gestione delle relazioni e della loro migrazione tra diversi account di reti sociali. In buona sostanza Mattina ha equiparato le reti di relazioni ad un contenuto sì generato dall’utente, ma ad uso personale. E’ una questione piuttosto importante, punta dell’iceberg del rapporto tra rete di contatti e piattaforma ospite. Un altro modo di dire la stessa cosa è che le attuali piattaforme non consentono di percorrere la strada che porta alla creazione del valore in azienda.
Un altro lato della semantica del legame porta direttamente alla nuova incertezza del confine tra dati pubblici e dati privati dall’altro.
“Non confondiamo data portability e relationship portability”, ha precisato Tara Kelly, presidente di Passpack; “inoltre dovremmo poter controllare quando e a chi saranno resi disponibili i nostri dati”. E’ questo il percorso che porta alla corretta gestione e portabilità della reputazione e dell’identità on-line.
Manager sempre meno aggiornati
Non c’è da meravigliarsi se non c’è aggiornamento ai social media: in Italia solo un occupato su dieci partecipa ad attività formative. La lettura va anche peggio, perché secondo i dati diffusi dall’Associazione Italiana Editori, i nostri manager leggono pochissimo: dal 2000 al 2006 la lettura per scopi professionali è diminuita del 16% e oltre il 40% degli intervistati ha una media di lettura inferiore ad un solo libro all’anno. Per il futuro cerchiamo di guardare in rosa: le donne leggono più degli uomini e nel mondo del libro il 36% dei posti direttivi nelle case editrici di ogni dimensione è occupato da donne, con un fortissimo incremento nel posto di amministratore delegato.





