Il report “Path to the Autonomous Digital Workplace” di TeamViewer fotografa il passaggio dall’intelligenza artificiale usata come assistente ai sistemi capaci di agire autonomamente. L’adozione è già elevata, ma sicurezza, trasparenza e responsabilità restano condizioni decisive per conquistare la fiducia dei lavoratori.
L’intelligenza artificiale è ormai entrata nella quotidianità professionale, ma utilizzarla per riassumere un documento non equivale ad affidarle decisioni e azioni. È questa la distanza che le aziende dovranno colmare per passare dagli strumenti generativi agli ambienti di lavoro autonomi.
A evidenziarlo è il report “Path to the Autonomous Digital Workplace” di TeamViewer, basato su una ricerca condotta da Sapio Research nel maggio 2026. L’indagine ha coinvolto 4.200 persone, divise in parti uguali tra manager e dipendenti, in dieci Paesi: Stati Uniti, Australia, Brasile, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Singapore e Regno Unito. Il campione italiano comprende 400 intervistati.
Il rapporto definisce “autonomous digital workplace” un ambiente nel quale agenti di intelligenza artificiale possono rilevare esigenze, prendere decisioni e intervenire entro limiti prestabiliti, continuando ad apprendere dai risultati. Il principio non consiste quindi nel rimuovere completamente le persone dai processi, ma nel riservare il loro intervento alle decisioni più delicate, alle eccezioni e alle attività nelle quali servono giudizio, creatività e responsabilità.
L’intelligenza artificiale è già uno strumento quotidiano
Secondo la ricerca, il 75% degli intervistati utilizza l’AI almeno una volta al giorno, con una media di tre richieste quotidiane. Il 64% descrive la propria esperienza in termini positivi, mentre il 97% riconosce almeno un beneficio derivante dal suo impiego.
Le applicazioni più accettate riguardano compiti definiti e facilmente verificabili. Il 62% si dichiara a proprio agio nell’utilizzare l’AI per riassumere informazioni o documenti, il 61% per ricevere spiegazioni e apprendere nuovi concetti e il 59% per sviluppare idee. Seguono la scrittura e la revisione dei contenuti, l’analisi dei dati, il supporto creativo e l’organizzazione del lavoro.
Tra i benefici più citati figurano l’automazione delle attività ripetitive, il miglioramento della qualità e la riduzione del carico di lavoro, indicati in ciascun caso dal 42% degli intervistati. Il 39% afferma inoltre che l’AI aumenta la produttività.
Il vantaggio non è tuttavia privo di costi. Il 56% controlla spesso o sempre i risultati prodotti dall’intelligenza artificiale prima di utilizzarli, mentre il tempo medio dedicato alla verifica raggiunge le due ore alla settimana. Il 39% sostiene che la revisione e la correzione dei contenuti generati aumentino il carico di lavoro e il 51% non sa sempre quando sia possibile fidarsi dell’AI.
La fiducia diminuisce quando l’AI può agire
L’atteggiamento cambia quando un sistema non si limita a fornire una risposta, ma può intervenire direttamente. Il 61% degli intervistati preferisce che l’intelligenza artificiale non intraprenda azioni indipendenti: il 43% vuole ricevere suggerimenti mantenendo la decisione finale, mentre il 18% preferisce decidere senza raccomandazioni generate dall’AI.
Il restante 39% è disponibile a concedere un certo grado di autonomia, ma la maggioranza di questo gruppo vuole comunque approvare preventivamente le azioni. Soltanto il 4% si dichiara favorevole a sistemi capaci di risolvere autonomamente i problemi in background prima che producano conseguenze.
La disponibilità dipende anche dal tipo di attività. Il 54% si sente molto o completamente a proprio agio nell’affidare all’AI operazioni semplici e ripetitive o la trascrizione e il riepilogo delle riunioni. La percentuale scende al 32% quando entrano in gioco informazioni sensibili o riservate.
Il rapporto definisce questa distanza “AI Confidence Gap”: le persone riconoscono il valore dell’intelligenza artificiale, ma non sono ancora altrettanto pronte a concederle accesso e autorità.
Sicurezza e controllo diventano indispensabili
TeamViewer individua cinque elementi sui quali costruire quella che definisce “autonomia affidabile”: sicurezza, qualità delle decisioni, controllo, reversibilità e responsabilità.
Il 30% degli intervistati considera i rischi per la sicurezza o gli accessi non autorizzati una delle principali preoccupazioni legate ai sistemi autonomi. Una quota analoga teme che l’AI possa prendere decisioni sbagliate senza l’intervento di una persona.
La trasparenza potrebbe contribuire a ridurre queste resistenze. Il 73% sarebbe più propenso a fidarsi di sistemi capaci di mostrare che cosa stanno facendo e perché. Il 36% desidera ricevere una notifica prima di modifiche importanti, mentre il 33% chiede un registro visibile delle azioni compiute.
Anche la possibilità di intervenire è determinante: il 70% accetta che un sistema agisca purché una persona possa subentrare quando necessario. Il 31% considera utile una funzione per annullare o ripristinare le modifiche e il 24% vorrebbe un comando di arresto o sospensione immediata.
Un’esperienza negativa potrebbe avere conseguenze durature: per il 57% degli intervistati, un singolo errore ridurrebbe in modo significativo la fiducia nel sistema.
Manager e dipendenti percepiscono rischi differenti
La fiducia non è distribuita uniformemente all’interno delle organizzazioni. Il 71% dei manager descrive positivamente la propria esperienza con l’AI, rispetto al 58% dei dipendenti senza responsabilità gestionali. I manager sono inoltre più propensi ad attribuire alla tecnologia un aumento della produttività.
La differenza emerge anche nella disponibilità a delegare. Il 60% dei manager affiderebbe all’AI l’automazione di attività ripetitive, contro il 48% dei dipendenti.
Questi ultimi sembrano invece percepire un rischio personale maggiore. In caso di conseguenze negative prodotte da un sistema autonomo, il 28% dei dipendenti ritiene che la responsabilità ricadrebbe sull’utilizzatore. Tra i manager, la quota scende al 21%.
Anche i responsabili delle decisioni informatiche appaiono più avanti lungo la curva di adozione. Utilizzano l’AI mediamente cinque volte al giorno, contro le tre degli altri decisori, e il 55% si considera pronto ad affidarle determinate azioni. Tra chi prende decisioni al di fuori dell’IT, la percentuale è del 33%.
L’IT sarà il primo banco di prova
Il settore informatico viene indicato come il terreno più adatto per sperimentare l’autonomia. Molti interventi IT sono ripetitivi, misurabili, reversibili e regolati da procedure definite: caratteristiche che permettono di introdurre gradualmente agenti autonomi limitandone i rischi.
Il 99% dei responsabili IT affiderebbe a un agente AI almeno un’attività. Il 61% delegherebbe l’aggiornamento dei sistemi, il 53% la risoluzione dei problemi comuni dei dispositivi e il 49% la regolazione delle impostazioni per migliorarne le prestazioni. La disponibilità scende al 32% per la gestione degli accessi, un ambito con conseguenze più delicate.
Soltanto il 12% descrive ancora il supporto informatico della propria organizzazione come prevalentemente reattivo. Il 41% afferma di avere adottato un approccio proattivo, basato sul rilevamento anticipato e sull’automazione, mentre il 20% parla di capacità predittive. Le organizzazioni parzialmente o completamente autonome rappresentano complessivamente il 26%, anche se il rapporto precisa che l’autonomia è spesso circoscritta a singoli compiti o ambienti.
I lavoratori vogliono che i problemi vengano risolti prima di interferire con le loro attività, ma non desiderano che ciò avvenga in modo invisibile. Il 40% preferisce che l’AI rilevi o corregga preventivamente i malfunzionamenti mantenendo informato l’utilizzatore. Solo l’11% vorrebbe invece un intervento interamente automatico e senza comunicazioni.
Entro il 2030 quasi quattro servizi su dieci potrebbero essere autonomi
I responsabili IT prevedono che entro il 2030 il 39% dei servizi del luogo di lavoro digitale opererà autonomamente. Nelle aziende con almeno mille dipendenti, la quota attesa raggiunge o supera il 45%.
L’ambizione delle organizzazioni procede però più rapidamente della preparazione individuale. Solo il 35% degli intervistati si considera molto o completamente pronto a fidarsi di un’AI capace di agire autonomamente. Il 32% accetterebbe l’autonomia soltanto in situazioni limitate e a basso rischio, mentre il 31% si dichiara poco o per nulla pronto.
La maggioranza non prevede comunque la scomparsa del proprio ruolo. Il 33% immagina che l’intelligenza artificiale continuerà ad assisterlo mentre svolge personalmente gran parte delle attività; il 28% pensa di delegare un numero maggiore di compiti per concentrarsi su lavori di valore più elevato. Soltanto il 2% ritiene che il proprio ruolo verrà eliminato.
Il passaggio verso il luogo di lavoro autonomo dipenderà quindi meno dal numero di processi automatizzati e più dalla capacità di governarli. Le organizzazioni dovranno stabilire quali azioni possano essere eseguite senza approvazione, quali richiedano l’intervento umano e chi sia responsabile quando qualcosa non funziona.
L’autonomia, conclude il report, non coincide con una cessione illimitata del controllo. Consiste nell’autorizzare sistemi affidabili ad agire entro confini chiari, lasciando alle persone più tempo per le attività nelle quali il contributo umano resta insostituibile.






