L’adozione dell’intelligenza artificiale nel sistema produttivo italiano sta accelerando, con effetti sempre più visibili sulla domanda di competenze e sull’organizzazione del lavoro. Secondo il rapporto “L’IA nel mercato del lavoro italiano – Professioni, modelli di adozione e la sfida della formazione”, realizzato da Anitec-Assinform in collaborazione con il Politecnico di Torino, il valore del mercato nazionale dell’IA ha raggiunto 1,24 miliardi di euro nel 2025, in crescita rispetto ai 935 milioni del 2024, con prospettive di superare i 2,5 miliardi entro il 2028.
Parallelamente, aumenta la diffusione delle soluzioni di intelligenza artificiale nelle imprese italiane: la quota di organizzazioni che utilizzano almeno una tecnologia di IA è passata dall’8% al 16,4% tra 2024 e 2025, segnalando un’accelerazione significativa nel percorso di trasformazione digitale.
Impatto sulle professioni e nuove dinamiche organizzative
Il rapporto evidenzia come l’intelligenza artificiale tenda a modificare il contenuto delle attività lavorative piuttosto che sostituirle completamente, favorendo modelli di collaborazione tra persone e sistemi intelligenti. Le applicazioni risultano concentrate soprattutto nei processi decisionali, nell’analisi dei dati e nell’ottimizzazione dell’efficienza operativa, mentre l’esposizione al rischio di sostituzione riguarda in misura maggiore le attività più routinarie.
Le evidenze disponibili mostrano segnali contrastanti sul piano occupazionale. Alcuni studi internazionali indicano una riduzione delle offerte di lavoro nelle professioni maggiormente esposte all’automazione, con un calo del 23,4% nel Regno Unito e del 16% dell’occupazione tra i lavoratori junior negli Stati Uniti nelle professioni ad alta intensità di IA. Tuttavia, l’impatto complessivo resta ancora difficile da quantificare in modo causale, soprattutto in un contesto come quello italiano caratterizzato da una trasformazione digitale ancora incompleta.
Secondo l’analisi, l’IA contribuisce anche alla creazione di nuove figure professionali e alla crescita della domanda di competenze ibride, capaci di integrare strumenti di machine learning e IA generativa nei processi produttivi.
Formazione e policy al centro della transizione
Uno dei principali elementi emersi dallo studio riguarda il divario tra velocità di sviluppo tecnologico e capacità del sistema formativo di adeguarsi alla nuova domanda di competenze. Oltre il 50% degli italiani dichiara preoccupazione rispetto all’impatto delle nuove tecnologie, mentre circa il 60% ritiene di non possedere competenze digitali sufficienti per affrontare la trasformazione in corso.
Il rapporto propone un’agenda di 23 raccomandazioni rivolte a istituzioni, università e imprese, con l’obiettivo di rafforzare l’ecosistema formativo e favorire percorsi di upskilling e reskilling. Tra le proposte figura la sperimentazione di un “conto personale di formazione per l’IA”, pensato per sostenere l’aggiornamento continuo delle competenze lungo l’intero arco della vita lavorativa.
“Sui mercati del lavoro più avanzati gli effetti dell’IA si vedono già. In Italia abbiamo ancora una finestra temporale per capire il fenomeno e costruire una strategia. Siamo convinti che gli investimenti per l’adozione delle tecnologie debbano essere accompagnati da politiche pubbliche e investimenti altrettanto robusti per la formazione, altrimenti ci troveremo fuori mercato e con un tessuto sociale più fragile. Anitec-Assinform, con questo approfondimento vuole iniziare a fare la sua parte, rappresentando l’industria digitale in Italia e dialogando attivamente con Ministeri e policymaker affinché la transizione all’AI Economy sia governabile e inclusiva”, ha dichiarato Massimo Dal Checco, Presidente di Anitec-Assinform.
“L’intelligenza artificiale sta trasformando il mercato del lavoro e l’organizzazione delle imprese, e questa transizione richiede un salto di qualità nelle competenze. Senza persone in grado di comprendere e governare le nuove tecnologie, il rischio è un’adozione parziale, diseguale e poco efficace. Oggi cresce la domanda di profili specialistici, ma soprattutto quella di figure ibride, capaci di integrare l’IA nei processi produttivi. Per questo il ruolo di Confindustria è costruire un ecosistema formativo avanzato, fondato su orientamento continuo, integrazione tra formazione iniziale e continua, rafforzamento della filiera tecnico-professionale e pieno sviluppo degli ITS Academy. Dobbiamo garantire a imprese e lavoratori percorsi di upskilling e reskilling accessibili, soprattutto per le PMI, perché la sfida dell’IA si vince investendo sulle persone e sulla capacità del Paese di formare competenze realmente spendibili”, ha dichiarato Riccardo Di Stefano, delegato di Confindustria per Education e Open Innovation.
“L’IA è una leva strategica per la crescita della produttività e l’innovazione organizzativa, ma anche una sfida in termini di competenze e inclusione. Dalla ricerca emerge chiaramente che la formazione deve evolvere rapidamente per rispondere a una domanda di competenze sempre più dinamica: occorre allora rafforzare la collaborazione tra università, ITS academy, imprese e istituzioni per costruire percorsi formativi flessibili. Allo stesso tempo, è necessario sostenere le PMI nel processo di adozione dell’IA, riducendo i divari esistenti nel sistema produttivo. La ricerca propone un’agenda di policy per tutto l’ecosistema delle politiche industriali, del lavoro e della formazione, perché la sfida dell’IA può essere vinta dal nostro paese soltanto attraverso un’azione di sistema”, ha affermato Stefano Sacchi, Vicerettore del Politecnico di Torino e direttore della ricerca.






