Home Editoriale Gaia-X è il futuro perché crea una rete senza centralizzare

Gaia-X è il futuro perché crea una rete senza centralizzare

Lo sviluppo della nuova data infrastructure europea deve partire da un altrettanto nuovo approccio alla data value creation. Intervento di Carlo Vaiti, massimo esperto Gaia-X di Hpe in Italia.

Siamo soliti dire che i dati sono il nuovo oro nero, ma a ben guardar. il paragone è un po’ forzato. Non penseremmo mai, ad esempio, che le aziende debbano condividere tra loro il proprio petrolio per sfruttarne il valore, eppure con i dati è così.

Pensiamo ai ricercatori che cercano di prevedere lo scoppio di una pandemia, o agli ingegneri automobilistici che addestrano veicoli autonomi o, ancora, a un responsabile della supply-chain che ha urgenza di risolvere una qualche carenza di approvvigionamento. Si basano tutti sull’aggregazione di dati e insight provenienti da fonti che possono essere distribuiti in tutto il mondo.

E più ricercatori, automobili e fornitori condividono le loro informazioni, migliori saranno le previsioni, le decisioni e le azioni, per tutti loro.

In poche parole: il driver di valore fondamentale nella data economy è l’effetto rete.

Il problema della centralizzazione

Fino ad oggi, il solo o quantomeno il principale sistema per ottenere questo effetto rete è stato quello della centralizzazione di dati, insight o servizi, gestito da potenti intermediari.

Ma questa centralizzazione in realtà non è sostenibile, e non lo è per diversi motivi. È troppo costosa, sia dal punto di vista economico che ambientale, perché significa inviare tutti i dati a un cloud, che deve poi restituire gli insight all’edge. Inoltre, questo processo è spesso troppo lento quando c’è necessità di agire in tempo reale.

La centralizzazione è anche un problema dal punto di vista della sovranità digitale, perché i suoi effetti portano inevitabilmente a una concentrazione del mercato. Se quello della centralizzazione fosse l’unico modo per condividere i dati, ciò significherebbe lasciare il destino digitale di una miriade di organizzazioni nelle mani di pochi attori.

In questo scenario, la domanda chiave è dunque: ci sono modi per creare effetti di rete senza centralizzazione?

L’alternativa c’è

La risposta, per fortuna, è sì, e stanno emergendo con sempre maggiore decisione.

L’esempio più importante è Gaia-X, un’iniziativa europea che crea un’infrastruttura dati federata supportata da oltre 300 organizzazioni nel Vecchio Continente e nel mondo.

L’obiettivo di Gaia-X è consentire la condivisione di dati, insight e servizi su larga scala, garantendo la privacy e la sovranità digitale di ogni partecipante, il tutto basato su un’architettura completamente decentralizzata e su standard e regole comuni.

Se un’organizzazione ha bisogno di informazioni su, ad esempio, risultati di test medici, traffico o forniture, sarà in grado di accedere a un catalogo, cercare chi offre tali informazioni e selezionare l’offerta più appropriata.

I fornitori di dati, d’altra parte, avranno piena visione e controllo su come vengono utilizzati i loro dati, mentre è stabilito un sistema di regole per prevenire gli abusi.

Ma Gaia-X è solo una manifestazione di un movimento più ampio. Tra le iniziative simili è possibile citare International Data Spaces, Catena-X, Swarm Learning e altre.

È il momento di prepararsi

Alcune di queste infrastrutture decentralizzate sono in fase iniziale o in una fase proof of concept.

Gaia-X sta invece entrando ora nella sua fase operativa con i primi progetti, e le prime soluzioni Gaia-X-compliant dovrebbero essere certificate per la fine dell’anno in corso.

Quindi questo è il momento per agire, per prepararsi a trarre vantaggio da queste piattaforme.

I passi da compiere, tra l’altro, sono quelli che le organizzazioni devono comunque fare per avere successo nella data economy.

Non è infatti possibile sfruttare le potenzialità di queste piattaforme decentralizzate se non si è raggiunto un certo grado di maturità nella monetizzazione dei dati, ovvero nella capacità di acquisire, organizzare e analizzare i dati per ottenere maggiore efficienza, migliori esperienze per i clienti, nuove entrate e margini più elevati.

Il ruolo di HPE

Considerato che il nostro lavoro consiste proprio nell’accompagnare i clienti verso questa maturità nell’estrarre valore dai dati – ovunque essi risiedano – appare chiaro che gli obiettivi di iniziative come Gaia-X si sposano perfettamente con il nostro approccio.

Non a caso siamo membri dell’organizzazione non-profit Gaia-X AISBL fin dalla sua nascita e contribuiamo all’architettura, agli standard e alla certificazione di Gaia-X.

Abbiamo recentemente lanciato HPE Solution Framework for Gaia-X e HPE Roadmap Service for Gaia-X, soluzioni progettate per aziende, provider di servizi e organizzazioni pubbliche che vogliono prepararsi a partecipare a Gaia-X e stiamo già lavorando con decine di organizzazioni in tutta Europa per aiutarle a prepararsi per le infrastrutture di dati decentralizzate.

La recente l’approvazione del Codice di Condotta CISPE, nato per uniformare la regolamentazione in ambito cloud, in conformità con il GDPR, con l’obiettivo di permettere ai cittadini e alle imprese europee di proteggere i propri dati all’interno dello Spazio economico europeo, costituisce certamente un ulteriore spinta per Gaia-X, ma non deve portare a pensare che questa iniziativa, o altre simili, stiano “semplicemente” affrontando un problema regionale.

La decentralizzazione è una priorità globale, che come tale va affrontata. Se lo faremo bene, potremo sfruttare la crescita esponenziale dei dati a vantaggio del benessere e del progresso sociale come mai è stato possibile prima d’ora, promuovendo allo stesso tempo la sovranità, l’apertura e la parità di diritti e opportunità per individui, organizzazioni e stati nazionali.

Chi è l’autore

Carlo Vaiti ha il ruolo di Distinguished Chief Technologist Officer (CTO) di Hpe Italia. Contribuisce a definire la strategia tecnologica di medio e lungo termine dell’azienda, definendo iniziative strategiche volte a rappresentare le diverse esigenze di Hpe in ambito Industry 4.0 e aiuta le aziende della manifattura italiana nel loro percorso di accelerazione verso una trasformazione digitale che le renda più competitive sui loro rispettivi mercati.
Ha cominciato la sua carriera in Ibm Italia facendo parte del Centro Competenza AIX come Solution Architect e presso Oracle come Chief Technologist, focalizzando i suoi interessi nell’estrazione a valore di informazioni da grandi moli di dati strutturati e non.
È un ingegnere e ha conseguito un dottorato di ricerca in Computer Science presso la EU Business School University di Ginevra e un MBA presso la Business School del MIT.

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