Prosegue a Barcellona il TechEd, manifestazione dedicata agli sviluppatori. Il palcoscenico è stato scelto per presentare il Solutions Framework.
La parola “framework” è sicuramente quella più pronunciata al TechEd, la manifestazione in corso a Barcellona, che chiama a raccolta gli sviluppatori Microsoft e i professionisti dell’It. Rafal Lukawiecki, guru dello sviluppo Microsoft e persona in quota Bill Gates, ha svelato a un’affollata platea l’idea che Microsoft ha dei progetti di sviluppo, citando la propria esperienza diretta. Esperienza che ha un nome, Msf, che sta per Microsoft Solutions Framework e che, secondo il guru di Redmomd, è la strada maestra per produrre concreti progetti software.
Dapprima Lukawiecki ha sgombrato il campo dai dubbi: “un framework – ha detto – non è una metodologia, ma un set di tool e di best practices fra cui scegliere la propria via allo sviluppo di un progetto. In questo senso, alcune parti di Msf vanno bene per tutti. Ma il framework, nel suo complesso, è valido solo per i grandi progetti”.
A dimostrazione di ciò, il responsabile di Microsoft ha citato qualche progetto realizzato seguendo la metodologia Msf: il sito del Nasdaq, quello della catena alberghiera Marriott, ma anche lo sviluppo di un tool di sviluppo come Visual Studio, o di sistemi operativi come Windows 2000 e Windows Xp. In genere, e questa è la seconda importante indicazione emersa, un progetto di sviluppo con Msf va dai 3 ai 12 mesi, con team costituiti da 3 a 11 persone.
Le parti chiave di Msf sono tre: il team model, il process model e il risk management, le quali sono unificate da un “broker”, che è il modello di qualità. Msf, nato a Redmond nel 1991 unendo le esperienze nello sviluppo di Visual C++, è stato via via aggiornato con l’apporto di altri gruppi di lavoro di Microsoft, della parte di consulting della società e dei partner.
Il principio cardine cui fa riferimento Msf è la costruzione di un’architettura enterprise. Per arrivarci, secondo Lukawiecki, bisogna partire dal process model, strutturando quattro stadi (visione, pianificazione, sviluppo e stabilizzazione) e agendo in modalità quotidiana. Su questo punto il guru di Microsoft (con la cui firma uscirà presto un libro in merito) è tornato più volte: “i progetti di sviluppo che funzionano sono quelli che non soffrono di tempi morti. Ogni giorno bisogna sviluppare almeno una riga di codice e verificarla per il giorno dopo. Per farlo, suggerisco l’utilizzo di un sistema di controllo del codice, come Microsoft Visual Source Safe o Rational ClearCase”.
La fase di testing, poi, è altrettanto importante. Ci sono, secondo Lukawiecki, due forme di controllo: quello sul coverage, cioè suj ogni feature dell’applicazione creata, da farsi durante lo sviluppo, e quello sull’utilizzabilità, da farsi nella fase di stabilizzazione dell’applicazione, teso a ipotizzare tutti gli scenari-utente possibili.
Non sono avulse da queste pratiche di ottimizzazione del processo nemmeno le pratiche di risk management, da farsi, ha cakdeggiato Lukawiecki, continuamente durante tutto il ciclo di vita del progetto.
Insomma, cio’ che configura Microsoft in materia di gestione dei processi di sviluppo è qualcosa che travalica la tecnologia (“i progetti falliscono per ragioni non tecnologiche”, sono le parole di Lukawiecki) e che sfonda nel campo della gestione manageriale del team di sviluppo. Anche questo è framework.





