Nel libro elettronico è l’ora dei giganti

Un’analisi di Bigs (Book Industry Study Group) mette in luce limiti passati e prospettive future dell’industria del libro elettronico.

Lavorare per creare una industria del libro più informata, influente, ed efficiente.
È la missione di Bigs (Book Industry Study Group), organizzazione non profit che dal 1977 studia l’evoluzione del mercato del libro negli Stati Uniti.

Tra i clienti di Bigs si contano tante case editrici storiche tradizionali, e alcune delle internet company, cosa che la dice lunga sui cambiamenti che in questo delicato settore sono avvenuti in pochi decenni.
E da uno studio recente di Bigs ricaviamo i dati e le considerazioni che seguono.

Nel 2008, in Usa sono stati venduti libri per circa 41 miliardi di dollari, di questi 331 milioni di dollari sono audiolibri, e il 21% delle vendite riguardano download digitali.
Le vendite di e-book ammontano in totale a 793 milioni di dollari; quel che è curioso è che le tipologie sono totalmente capovolte rispetto ai libri cartacei: tra gli e-book, infatti, la parte del leone la fanno i manuali professionali, seguiti da libri di elettronica, trade, universitari, religiosi, scolastici.

Romanzi nisba, che pure dominano la classifica dei libri cartacei. Il tutto avviene in un contesto non particolarmente felice per il libro: gli americani, soprattutto i giovani e i giovanissimi, leggono di meno, le famiglie spendono molto meno, cadono le capacità di comprensione della lettura.

Il fatto è che il mercato è contrassegnato da una significativa diversità: l’editoria è un’industria fatta di molti settori (trade e consumer, università e scuole, professionale e educativo) e ogni settore è peculiare, le tecnologie hanno un impatto diverso da settore a settore, le trasformazioni sono molteplici.

Sul settore si sono “abbattute” negli ultimi dieci anni due importanti ondate digitali. La prima, ha visto lo sviluppo su larga scala dei database: la fase iniziale caratterizzata dall’espansione dei database per l’estrazione e l’indicizzazione, e poi del full-text, l’avanzare di discipline Stm.

I target privilegiati erano i clienti istituzionali.
Il delivery online, i media fisici sono arrivati più tardi. Caratteristiche di questa prima ondata sono, appunto, l’acquisizione di database, modelli di abbonamenti piuttosto costosi, alte barriere d’ingresso, focus sull’ambito istituzionale, contenuti definiti dagli editori, “push piuttosto che pull”, estensione dei tradizionali modelli di stampa, moltissimi vecchi player, pochi invece i nuovi.

L’impatto è significativo: rivoluzione vera e propria nella competenza e nella ricerca, migliorato accesso a contenuti specialistici e rari, ricerca e recupero delle informazioni in modo computerizzato, librerie più aperte.

Tutto sommato, l’impatto sull’editoria trade/consumer è limitato. La seconda ondata digitale rende possibile la pervasività di hardware e software a basso costo, di accesso broadband, di standard (come Xml).
In questo contesto, la parola d’ordine è “ognuno può essere un editore”, mentre si sviluppano società di servizi editoriali.

Le caratteristiche principali sono soprattutto il focus sul singolo consumatore/utente, sul full text, sui contenuti granulari, e su quelli definiti dall’utente, la crescente influenza dei siti di social network, la presenza di molti nuovi player, il fatto che comprenda nel suo grande ventre tutti i tipi di editori.

Uno scenario in cui i piccoli e medi editori devono misurarsi con giganti come Amazon, in cui si registra ancora una predominanza nella vendita tradizione del libro, ma in cui si cominciano a sentire i primi effetti dei dispositivi Kindle, degli audio book e dei text-to-speech, e del print-on-demand.

Questa fase si condensa in una frase inimmaginabile fino a pochi anni fa “ogni libro, in ogni lingua, pubblicato in meno di 60 secondi”.
Tra i giganti c’è anche Google, che si presenta con una potenza di fuoco da paura: partner program, asset fatto di 7-10 milioni di libri digitalizzati, programmi di vendita di e-book, un database di abbonati istituzionali, forse capacità Pod. Le chiavi di volta sono qualità e authority, in cui si mescolano il problema del copyright, l’opinione delle folle, il ruolo dell’editor e dell’editore, le implicazioni di ordine sociale, politico e civile, il rapporto autore-lettore, la disintermediazione tra editore, venditore, libraio.

Il focus è sul contenuto, si affermano modelli di contenuto “customer-driven”, si aggregano contenuti da fonti e fornitori diversi, si integrano contenuti personali e di terze parti. Il diritto d’autore si ridefinisce, si rivedono i meccanismi di compenso degli autori, si creano tool per il ritorno dell’investimento, si capitalizza la lezione venuta dall’industria della musica, si afferma l’influenza degli engine di ricerca,..

Nel frattempo emergono nuovo canali di vendita (social network, blog, siti degli autori, ecc.), nuovi partner di canale, nuovi fornitori di servizi (digital asset manager, digital asset distributor).

Col web 2.0, il modello editoriale cambia totalmente: editori e autori si relazionano direttamente col consumatore, entrambi offrendo “product + content + product metadata”, gli editori siti web, newsletter e MySpace, gli autori widget, mobile, search. Il consumatore partecipa alla definizione del prodotto, interagisce sulle reti sociali, accede al digital warehouse.

Per concludere, Bigs vede un periodo di trasformazione che da oggi si protrarrà per i prossimi 30 anni, riguarderà tutti gli editori, alcuni settori oggi sono maturi altri no per affrontare il cambiamento, l’accesso ai contenuti sarà completamente rivoluzionati, la stessa esperienza della lettura cambierà. Insomma, una tendenza che aumenta i problemi fondamentali riguardanti l’editoria, il suo stesso fine, il suo futuro.

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