Eurostat e il cloud che piace alle imprese italiane

Eurostat logoI servizi cloud piacciono alle imprese italiane.
O, per lo meno, così sostiene Eurostat, che in questi giorni ha iniziato a pubblicare una serie di statistiche riguardanti l’adozione di alcune tecnologie sia nelle aziende, sia presso i consumatori.

L’Italia, emerge dai dati che Eurostat precisa essere stati raccolti a inizio anno, per una volta è tutt’altro che fanalino di coda: così, se in media nei 28 Paesi della Ue il 19 per cento delle imprese fa utilizzo di servizi cloud, il nostro Paese mostra un tasso di adozione più che doppio, con un buon 40% che la posiziona seconda in graduatoria dopo la Finlandia, attestata al 51%, e davanti ad altri “temibili” nordics come la Svezia (39%) e la Danimarca (38%).

L’analisi di Eurostat riguarda imprese con almeno dieci dipendenti e ha cercato di fare il punto non soltanto in termini quantitativi sull’utilizzo del cloud come via alternativa allo sviluppo di infrastrutture ad hoc, ma anche in termini qualitativi sulle tipologie di servizi utilizzati.

Il primo dato che emerge dall’analisi non è una sorpresa: sono le aziende del comparto tecnologico quelle che con maggiore intensità ricorrono ai servizi cloud: qui la media è attestata al 45%, per poi scendere al 27% nell’ambito delle realtà scientifiche o tecniche e progressivamente passare a percentuali ancora inferiori negli altri settori.

Tra i Paesi che si collocano al di sotto della media Ue, singolare la situazione di Austria, Germania e Francia, tutte oscillanti tra l’11 e il 12%.

La situazione tuttavia appare  meno positiva se si analizzano le tipologie di servizi che le imprese utilizzano in cloud. La sensazione è che stiamo ancora parlando di servizi di base, che non entrano realmente nel cuore delle attività delle imprese.
Non è un caso infatti che il 66% delle imprese che utilizzano il cloud abbia portato sulla nuvola i servizi di posta elettronica. Qui addirittura l’Italia gioca il ruolo di prima della classe, con un media dell’86%, cui fa concorrenza solo la Slovacchia, con il suo 84%.
Le questioni si fanno più critiche già quando si parla di storage di file: se la media dei 28 Paesi è attestata al 53%, l’Italia precipita con il suo 32%.
Il cloud per l’hosting di database è utilizzato, in media, dal 39 per cento delle imprese che hanno una strategia in merito: in Italia lo utilizza solo il 28 per cento delle imprese.
Si torna a salire quando si parla di software di produttività (alla media europea del 34% corrisponde un 41% dell’Italia) o di gestione finanziaria (33% contro il 31% della media Ue), salvo di nuovo scendere sotto media con il Crm (14% contro il 21% medio) o di applicativi propri (8% contro il 17% medio).

I timori, che ancora tengono le imprese lontane da una adozione più di massa, sono sempre gli stessi: la sicurezza, ovvero i timori di un data breach, è il fattore principale indicato dal 39% delle imprese, seguito dai costi associati all’acquisto di servizi cloud, che spaventa il 32% dei rispondenti, dall’incertezza rispetto alle leggi applicabili in materia, alla scarsa conoscenza, denunciata dal 31% delle imprese, proseguendo via verso la tematica della localizzazione dei dati, i vincoli imposti dai provider, l’accessibilità.

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