Zero Client, sostanza e circostanza

Cdh_Navone_RobertoÈ un percorso che tende gradualmente a portare nelle aziende la filosofia cloud, supportando il Byod e un nuovo modo lavorare in team quello raccontato con “Zero Client Initiative” da Roberto Navone, account manager project enterprise di Cdh.

Per la società di consulenza di Torino, specializzata in soluzioni in ambito virtualizzazione e datacenter, dietro la dicitura “Zero Client” si cela, infatti, una vera e propria filosofia “figlia dell’approccio culturale del cloud inteso non come tecnologia ma come vision che porta all’It as a Service”.

Il suo obiettivo, riassume il manager, è integrare la disponibilità di device aziendali e personali per fornire agli utenti la possibilità di lavorare nel modo più efficiente sia all’interno del perimetro aziendale che in mobilità. In questo modo, secondo Navone, il profilo degli utenti e i loro dati saranno centralizzati e, quindi, disponibili sempre e su qualsiasi device, mentre gli applicativi saranno fruibili da un catalogo di applicazioni certificate dall’It, a garanzia di controllo per quest’ultima e di massima libertà per gli utenti.

Tutto facile? Non proprio.
Se abbiamo a disposizione una così grande e variegata possibilità di scelta, si chiede il manager, perché tanta resistenza di fronte a vantaggi certi?
Da una parte, la maggiore responsabilità va al management, che non ha appoggiato l’It per timore di eventuali malumori degli utenti. Dall’altra, spesso sottodimensionato, proprio l’It non ha percepito il vantaggio in prospettiva di un progetto nel quale avrebbe dovuto investire budget, attività e fatica per spiegare gli obiettivi agli interessati”.

Dito puntato, dunque, sulla generazione degli over 45, “culturalmente legata al pc”, mentre è alle leve più giovani “abituate a utilizzare piattaforme di gaming on line e a essere always on” che Navone guarda con fiducia, anche vista la manualità radicalmente diversa che li accomuna, “perché tastiera e mouse non rappresentano più l’unica interazione con il dispositivo e neanche la preferita o la migliore”.

Da qui la ferma convinzione di Navone che oggi l’It debba ripensare il suo ruolo, “cercando in ogni modo di superare le rigidità che lo fanno percepire ai propri clienti interni come sempre meno adeguato ad accompagnare il processo di crescita e di trasformazione delle aziende”.

Il suggerimento è allora di cogliere l’amplia serie di vantaggi che l’adozione di un’infrastruttura virtualizzata anche per il comparto client, porta con sé spostando potenza computazionale e storage dalla periferia alla server farm. Oltre a ottenere un maggior controllo, un’amministrazione più efficiente e un adeguato cost saving, cogliere l’opportunità del nuovo che avanza e coniugare le modalità operative congeniali agli utenti significa, secondo Navone, avere anche client che non possono importare virus in azienda perché utilizzando un protocollo specifico, visualizzano processi che vengono risolti all’interno del perimetro protetto della server farm.
In termini di compliance, infatti, con un’architettura centralizzata tutti gli utenti hanno a disposizione, a seconda del profilo, le stesse applicazioni e nessun utente può installare nulla che non sia stato certificato dall’It.
Un aspetto fondamentale, quest’ultimo, per capire i vantaggi amministrativi, anche in termini legali, della centralizzazione dei client, dove al posto di macchine da preparare, applicativi da installare e da aggiornare, esistono solo template condivisi da manutenere e basta.

Il nodo da risolvere, semmai, resta culturale.
Purtroppo molte aziende hanno visto nei device mobili soprattutto l’opportunità di controllare in maniera più attenta il comportamento dei propri collaboratori. Altre hanno, invece, considerato il mobile una minaccia per la sicurezza dei dati aziendali. Viceversa, i lavoratori guardano con diffidenza all’adozione delle nuove tecnologie, temendole troppo pervasive in termini di privacy e tempo libero”.

Per tutti il suggerimento di Cdh è di guardare alla tecnologia “Zero Client” come a uno straordinario fattore abilitante di un nuovo modello aziendale e di rapporti di lavoro, in cui le libertà dell’individuo si uniscono alla fondamentale richiesta aziendale: la produttività.

 

 

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