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Whitehurst, Red Hat: libere app in container sicuri

Guardando alle evoluzioni che hanno caratterizzato il 2015 e che possono avere un seguito concreto in quest’anno, Jim Whitehurst, president e CEO di Red Hat, segnala la grande crescita di ambienti virtuali leggeri che consentono alle applicazioni di funzionare ovunque.

Il numero uno di Red Hat ha sottolineato il crescente interesse di CIO e It manager a utilizzare i container per rendere più semplice la gestione e l’installazione delle applicazioni nelle imprese, riducendo al contempo i costi relativi all’infrastruttura.

App a libera circolazione

Assieme ai servizi basati su cloud, i dispositivi elettronici connessi rappresentano un’opportunità  per le aziende di tutto il mondo a patto, però, che le imprese scelgano di adottare una strategia mobile-first e lascino che le App circolino liberamente all’interno delle loro organizzazioni.

Per far ciò, occorre attuare una trasformazione digitale in termini di open source rendendo più efficienti le infrastrutture e applicazioni nei quattro pilastri del datacenter, ossia hardware, macchine virtuali, cloud pubblico e privato, che secondo Whitehurst stanno diventando parti complementari di un’infrastruttura olistica.

Flessibilità per gli sviluppatori

Da qui l’esigenza di prestazioni sicure e costanti per le applicazioni aziendali, che siano nel datacenter o nel cloud, e di flessibilità per gli sviluppatori che cercano di creare le applicazioni una sola volta, per poi spostarle da un pilastro all’altro utilizzando le stesse modalità, a prescindere dall’ambiente.

Al crescere del numero di imprese che consentono di utilizzare le app ovunque al loro interno, Whitehurst sia aspetta un aumento della richiesta di opzioni di installazione in cloud. Un fenomeno che non crea un contrapposizione tra cloud pubblico e privato, ma significa la sostituzione del costoso paradigma dell’approccio tradizionale all’installazione del software.

Container sicuri

Infine, nonostante non sia un elemento nuovo, la sicurezza resta un fatto culturale, che non si risolve con l’acquisto di una soluzione ma richiede una mentalità volta all’utilizzo di tecnologie intrinsecamente sicure lungo tutto il processo infrastrutturale.
Un assunto ancor più vero se si parla di sicurezza dei container, che devono provenire da fonti affidabili, mantenuti per il loro intero ciclo di vita ed essere certificati. Ancora una volta, contro la tentazione di scorciatoie o decisioni volte a effettuare implementazioni veloci e poco costose, servono attenzione e visione.

 

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