Virtualizzazione e cloud coppia perfetta

Chi pensa alla virtualizzazione solo come la strada che porta alla server consolidation deve ricredersi. È il pensiero di Vmware: «Il futuro della virtualizzazione è nel cloud computing – ha dichiarato il Ceo, Paul Maritz, che non per nulla fino a lugl …

Chi pensa alla virtualizzazione solo come la strada che porta alla server consolidation deve ricredersi. È il pensiero di Vmware: «Il futuro della virtualizzazione è nel cloud computing – ha dichiarato il Ceo, Paul Maritz, che non per nulla fino a luglio 2008 era presidente della Cloud Infrastructure and Services division di Emc -. E, viceversa, non ci potrà essere un vero decollo del cloud computing senza virtualizzazione, perché altrimenti le applicazioni esistenti andrebbero reingegnerizzate. Il primo passo della nostra visione, pertanto, sarà la trasformazione del data center aziendale in un servizio di cloud computing, per realizzare ciò che potremmo chiamare data center-as a service, e il secondo sarà la federazione di questo cloud con altri servizi dello stesso tipo fuori dell’azienda».

È un po’ la trasposizione, ha precisato Maritz, del concetto di virtual private network al cloud computing: come oggi, da un qualsiasi accesso della rete è possibile realizzare un collegamento protetto al proprio ambiente di lavoro creando estemporaneamente una Vpn, analogamente in tempi molto prossimi, secondo la visione di Vmware, sarà possibile realizzare una Virtual private cloud. Questa tendenza, ha spiegato Maritz, parte dalla trasformazione degli attuali data center, basati su un gran numero di server sottoutilizzati, in “mainframe software” grazie a un particolare insieme di strati che compongono quello che viene chiamato, con una terminologia ormai di uso, Vdc os, ossia Virtual data center operating system e che Vmware ha battezzato vSphere.

«Il mainframe software rappresenterà un passo fondamentale nell’evoluzione dei data center – ha osservato Maritz – non solo perché premetterà di aumentare in modo significativo il tasso di utilizzo dell’hardware, che oggi è in genere inferiore al 10%, ma anche perché eliminerà il problema dei picchi di richiesta di potenza elaborativa e dei colli di bottiglia, faciliterà la gestione e l’assegnazione delle risorse e garantirà un livello di disponibilità praticamente totale».

Tutto ciò per Vmware sembra non essere sufficientemente ambizioso, visto che dopo aver lanciato questa sfida si affretta a lanciarne un’altra: «Dopo aver realizzato la nostra vCloud, intendiamo portare la virtualizzazione ancora più avanti, ossia a livello di ogni singolo client con una iniziativa che chiamiamo vClient – ha detto Maritz -. L’obiettivo è far sì che ogni utente abbia un suo ambiente virtuale a cui accedere indipendentemente dall’hardware che vuole utilizzare, ossia da un desktop, un portatile o un thin client, con la possibilità di accedere ai servizi del cloud aziendale in sicurezza, in analogia a ciò che già è possibile nel campo della telefonia mobile, dove gli utenti possono accede ai servizi del loro provider con qualsiasi cellulare. Tutto ciò lo potremmo chiamare desktop as a service». C’è da dire che Vmware vanta buone credenziali del mercato nel campo della virtualizzazione desktop, visto che la sua attività è iniziata proprio con un prodotto per la virtualizzazione dei client x86 e che il suo Fusion è un programma universalmente riconosciuto per far girare Windows su Mac.

Questa volontà di Vmware di spostare l’accento dalla pura e semplice virtualizzazione a un livello superiore, dove si cambiano i paradigmi e viene rivisto lo stesso modello di computing, può essere capito meglio se si considera l’evoluzione del panorama competitivo. Gli altri protagonisti del mercato della virtualizzazione non se ne stanno con le mani in mano e anche quelli che sbandierano un’alleanza con Vmware in realtà non smettono di cercare il modo per contenere lo strapotere della casa californiana, in puro spirito di co-petition.

Tra i casi più eclatanti quello di Intel, che si è alleata con Citrix per creare un hypervisor, chiamato Bare-Metal, destinato al mercato dei pc portatili, o di Cisco, che punta a non farsi strappare la componente virtualizzazione nel mercato networking, o infine quello di Microsoft.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome