Un’associazione per gli innovatori

Settecento iscritti per il gruppo fondato da Massimo Melica, avvocato che vuole rompere gli schemi e mette insieme Madre Teresa e la cultura hacker

Per Massimo Melica, 44enne avvocato barese, esperto di diritto applicato alle nuove tecnologie, studio legale “Melica, Scandelin e Partner” sedi a Roma, Milano, Bologna e Madrid, la parola d’ordine è “rompere gli schemi”. Come quella volta che, con sommo scandalo di molti, scrisse un articolo in cui mise sullo stesso piano Madre Teresa di Calcutta e l’etica hacker, ovvero la grande passione e dedizione nel fare le cose.



Date le premesse, non sorprende il fatto che Melica fondi nel 2008 un social network su piattaforma Ning, tutto dedicato all’innovazione. Titolo “Innovatori”. Grande sorpresa, il dominio era libero e disponibile, un piccolo grande indizio sulle difficoltà che l’innovazione vive nel nostro paese.



“In soli sei mesi – afferma Melica – il sito ha raccolto più di 700 membri, persone che fanno dell’innovazione la forza del proprio pensiero, professionisti appartenenti a realtà diverse, ma accomunati dall’interesse per l’innovazione e dalla volontà di condividerla e promuoverla”. Per essere ammessi bisogna rispondere a due semplici domande: ”cosa hai fatto per l’innovazione?” e “cosa speri accada nel campo dell’innovazione?”.


Età media dei 700 abbastanza alta, indicativo di persone con grandi conoscenze e tanta voglia di trasferirle ad altre. Ma nel Melica-pensiero non c’è posto per un social network fine a se stesso. Da qui la decisione di dare a Innovatori una forma giuridica, un codice fiscale, una sede, insomma creare l’associazione Innovatori della quale Melica è presidente.


“Nucleo costituente poche persone”: una ricercatrice, due avvocati, un’esperta di comunicazione, una consulente, un piccolo imprenditore del milanese. L’associazione facilita l’incontro sulla rete tra chi ha fatto e chi aspira a fare innovazione. In tutti i settori, non solo l’Ict. Essa è aperta a tutte le persone fisiche e giuridiche (aziende, enti pubblici o privati, studi professionali anche in forma associata) interessate all’innovazione del Paese, nonché in possesso di specifiche conoscenze tecnico scientifiche con particolari esperienze professionali o dimostrando interesse nella materia oggetto dell’associazione.



Per diventare soci ci si collega a www.innovatori.it, si compila un form e si versano 80 euro l’anno. Attenzione, però: non basta l’illustrazione pedissequa di case study, bensì l’applicazione concreta etica, in particolare alla Carta Etica dell’Unesco, e ci risiamo, dell’etica hacker.



Melica si chiede come mai negli Usa realtà come Google e Microsoft siano nate nei garage, senza soldi ma sorrette da una grande idea, e in Italia, luogo di forte creatività e di legislazione avanzata (si pensi alla Bassanini, per esempio), non ci sia quasi mai la possibilità di colorare i sogni non sopiti di tanti innovatori.



Per raggiungere i suoi scopi, l’Associazione opererà in varie direzioni: diffondere studi e ricerche su temi connessi all’Innovazione; stimolare il processo legislativo italiano e comunitario in materia di innovazione con l’obiettivo di favorire l’adozione di soluzioni efficienti per il settore pubblico e privato anche in sede di adeguamento alle direttive comunitarie (una presentazione dell’associazione è prevista prossimamente presso la Camera dei Deputati); ipotizzare standard e prototipi di “Sistemi culturali” idonei alla sinergia degli assetti di innovazione con istanze di ottimizzazione organizzativa e operativa del Sistema Italia; interagire con gli organismi preposti alla redazione di documenti relativi all’innovazione; promuovere la cultura dell’innovazione attraverso convegni, seminari e tavole rotonde (è prevista la creazione di poli territoriali, guidati da soggetti che senza struttura “organizzino l’innovazione”; favorire l’accesso a Internet come strumento di innovazione tutelando il diritto di ogni persona fisica e giuridica ad accedere alle informazioni senza subire forme di controllo in violazione dei diritti umani fondamentali.

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