Una mobility sempre più diffusa

Strumenti in grado di cambiare il modo di lavorare e che, a fianco di opportunità organizzative e di business, devono misurarsi con problematiche di costi e dimensioni. Nove It manager ne parlano

Le applicazioni su reti cellulari, Wi-Fi e Rfid sono in fase di maturazione.
Così pare, almeno, a prestar ascolto ai risultati di due recenti studi
resi noti dalla School of Management del Politecnico di Milano (uno in collaborazione
con BlackBerry e il Rapporto Mobile & Wireless promosso con Aitech-Assinform).
Le analisi, la prima più di stampo qualitativo, la seconda, invece, svolta
su oltre 250 società, mettono in luce le molteplici opportunità,
principalmente dal punto di vista dell’impatto organizzativo, che le tecnologie
mobili possono garantire. Tuttavia, la loro diffusione non è ancora così
ampia e le ragioni vanno individuate nel fatto che solo da un intervallo di
tempo ridotto sono disponibili e affidabili e che la cultura e la conoscenza
sono in fase di affermazione. Al fianco di un sistema d’offerta che da
poco sta imparando a essere efficace, proponendo soluzioni non fini a sé
stesse, anche le aziende devono assumersi i propri rischi e non tergiversare
continuamente in attesa che il mercato proponga sempre qualcosa di nuovo e più
avanzato.

In questo insieme di concause, entra in gioco il Cio. Nei confronti delle applicazioni
mobile, paiono, infatti, più propositivi i responsabili delle diverse
linee di business, o nel caso delle piccole imprese, l’imprenditore stesso,
rispetto all’Edp manager che in tale scena tende a non assumere un ruolo
da protagonista. Al punto che i ricercatori del Politecnico hanno individuato
cinque profili a rappresentanza del Cio: proattivo, reattivo, eterno scettico,
temporeggiatore e ignavo. E nella classificazione, Giovanni Fermi, direttore
sistemi informativi e tecnologie del service assicurativo Universo Servizi,
si posiziona tra i proattivi: «Per inclinazione naturale non lo sono,
ma per i promotori finanziari l’esigenza di accedere ad applicazioni di
mobile office quando si è presso i clienti, è molto elevata
».
Forse è questa la chiave di volta: la reale necessità, anche se,
secondo Fermi, il wireless è usato ancora solo incidentalmente.

Proattivo si sente anche Oreste Galasso, amministratore delegato di Selene,
la società di servizi It dell’utility bresciana Asm: «Il
Cio deve diventare uomo di business ma mantenere come obiettivo il Roi, un maggior
livello di efficienza interna e la riadattabilità delle situazioni
»,
motivo per cui Asm ha adottato la tecnologia mobile & wireless per supportare
chi opera sul campo e provvede alla manutenzione. Asm, poi, pensa anche a servizi
più innovativi, come gli sms per avvisare i cittadini bresciani della
pulizia delle strade.
Claudio Vella, direttore dei sistemi informativi della Fondazione Centro S.
Raffaele del Monte Tabor, invece, al suo arrivo nell’istituto clinico
milanese si è sentito Cio inseguitore: «Ho trovato applicazioni
molto spinte ma promosse direttamente dai primari, che vivono esperienze internazionali
e che richiedono le stesse cose viste all’estero
».
Con il mobile
& wireless, invece, lo scopo di Vella è di rendere più sicuro
il processo di cura e di ridurre le distanze tra l’ospedale e il paziente.
In particolare, si sta valutando l’impiego del Wi-Fi e dell’Rfid
per l’identificazione delle sacche di sangue da associare in modo univoco
al malato. «Per ora si tratta di iniziative sperimentali senza un
vero e proprio budget
– ha spiegato Vella -, ma sicuramente la volontà
di renderle più diffuse esiste
».

Di budget parla anche Roberto Mondonico, Cio di Novartis Farma, società
con un’ampia rete di informatori scientifici che necessitano di dispositivi
mobili.
«Il problema è il costo – ha indicato il manager – e
oggi i budget sono destinati a contrarsi, non a crescere
». Ma Mondonico,
spezza una lancia in favore del mobile & wireless in Italia: «Siamo
visti come una country evoluta, sia dal punto di vista delle applicazioni sia
da quello della sensibilità manageriale
». Dello stesso parere
non è Giorgio Porazzi, responsabile corporate development di Si Holding,
gruppo Cartasi, che nei sistemi di pagamento basati su soluzioni di mobile &
wireless vede l’Italia ancora nelle retroguardie, anche se stiamo crescendo,
soprattutto grazie all’uso congiunto del telefonino e dell’Rfid
per portare avanti quella che Porazzi definisce «guerra al contante».
Per la sua esperienza, infatti, ritiene che i progetti oltre confine siano più
pervasivi di quelli nostrani che, però, per contro, sono più numerosi
e basati su ottime idee.

Idee che, se in molti sono in grado di avere, in pochi sono capaci di mettere
in pratica, rendendole fruibili. Questo il pensiero di Paolo Sassi, Ict officer
in Osram (100 agenti che devono poter gestire l’order entry e accedere
a tutte le informazioni di back office), secondo il quale il Cio assume una
connotazione diversa, tra le varie proposte dal Politecnico, a seconda della
situazione, degli obiettivi aziendali e delle competenze.
Ma il capo dell’It di Osram puntualizza due altri aspetti delicati delle
soluzioni mobile: «È vero che la tecnologia oggi c’è
ma senza una netta distinzione tra quella di stampo consumer e professionale.
A ciò si sommano i problemi legati ai dispositivi, ancora con monitor,
tastiere, capacità di memorizzazione e robustezza non adeguati alle esigenze,
per non parlare dei costi e dei sistemi operativi non sufficientemente aperti
».
Allineato ai pensieri di Sassi è anche il proattivo Silvano Pozzi, Cio
di Italtel che, a seconda dei profili degli utilizzatori (dal top management
ai manutentori) ha proposto gli strumenti di mobile computing più adatti.
Al contempo, però, Pozzi rileva ancora un ampio spettro di possibilità,
condivide le critiche alle dimensioni dei display e pone l’accento sul
fatto che un conto è utilizzare il medesimo oggetto nel tempo libero,
un altro è introdurlo in azienda, con i relativi problemi di gestione
e sicurezza. Proprio per questo i fornitori dovrebbero essere più attivi
e collaborare con le aziende dando solidità a un ecosistema in costante
connessione.

Periferia e centro più vicini
In Stefanel, dalle parole del Cio Antonio Forcolin, l’impulso all’impiego
delle tecnologie mobili è partito dalla dirigenza, non dai sistemi informativi
che, però, hanno sponsorizzato l’operazione per avvicinare la periferia
della società al cuore. Per la casa veneta, infatti, molto importante
è velocizzare i contatti tra la sede e il punto vendita, vale a dire
oltre 600 negozi monomarca, per tenere il polso alle tendenze e reagirvi tempestivamente.
In realtà, Forcolin ha dovuto affrontare anche il problema dello spamming,
che però è riuscito a risolvere grazie a una soluzione specifica.
Applicazioni mobili, sebbene non con un uso massivo, ma solo per alcune aree,
anche per Rti Interactive Media (del gruppo Mediaset), che è in grado
di gestire da remoto molteplici eventi (tra cui l’invio di notizie giornalistiche
via palmare agli iscritti a servizi dedicati). «Pur avendo dei limiti,
questi strumenti sono in grado di cambiare il modo di lavorare – spiega Emanuele
Callioni, responsabile produzioni multimediali della società -,
però allo stesso tempo condizionano la nostra vita, ci perseguitano,
non siamo più capaci di liberarcene
».
Non resta, quindi, che affidarsi ai Cio con mentalità innovatrice, capaci
di trasformare le diverse tecnologie in applicazioni di business. Ma questo
richiede tecnologie più standardizzate e fruibili.

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