Un turismo senza progetti

Dalla Borsa internazionale del turismo emerge l’assenza di un indotto di servizi che sfruttano Internet o cellulari. Vive la logica amatoriale.

Un paio di siti per le prenotazioni on line, qualche società che produce
gestionali per le strutture turistiche.
Stop.
Relegato in fondo
all'ultimo padiglione (anche questo significa qualcosa) era questo lo
schieramento del mondo Ict all'ultima Bit, la Borsa internazionale del turismo.


Un settore che vale il 12% del Prodotto interno lordo a prima vista
sembra poter vivere senza il bisogno di un supporto da parte delle nuove
tecnologie.

Poi ti fermi a riflettere e ragioni sul fatto che, bene o
male, ormai qualsiasi luogo turistico ha un suo sito (fatto più o meno bene) e
che le nuove tecnologie forse non sono poi così distanti dal mondo del turismo
nostrano.

Sarà.
Ma a parte il fatto che ci si aspettava di vedere
qualcosa di www.italia.it, il nuovo portale sul turismo italiano annunciato da
Stanca per ottobre dello scorso anno, rimane il fatto che un settore così vitale
quantitativamente importante come quello del turismo non ha generato un indotto
fatto di servizi che sfruttassero Internet o i cellulari.

La rete è
piena di siti dedicati al turismo, è vero, ma è altrettanto vero che si tratta
di iniziative amatoriali (in alcuni casi ottime) che non sfuggono all'eterna
logica molto italiana della piccolissima impresa.
Sembra che idee capitali
per iniziative hi tech legate al turismo non ce ne siano.
E allora viene in
mente Diego Piacentini, il numero due di Amazon, che in una recente intervista
al Sole 24 ore lamentava oltre al cronico ritardo tecnologico che affligge il
mercato italiano, la scarsa volontà di fare ricerca e innovazione, e soprattutto
la quasi inesistente propensione di chi investe a rischiare con progetti nuovi.

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