Trimestrali: tocca a Microsoft, Ibm e Google

Presentati i risultati delle tre aziende. Per Ibm è il momento del cambio della guardia.

Tempo di bilanci trimestrali per Microsoft, Ibm e Google.
Le tre società hanno annunciato infatti in questi giorni i risultati registrati rispettivamente nel secondo (Microsoft) e nel quarto trimestre d’esercizio.

Oltre le stime Microsoft, soprattutto per quanto riguarda gli utili.
Se le vendite, che hanno toccato i 20,9 miliardi di dollari, risultano infatti in linea con le previsioni, gli utili si attestano a 6,62 miliardi di dollari, pari a 78 centesimi ad azione, laddove gli analisti si attendevano un risultato sui 76 centesimi.
Bene, per Microsoft, l’andamento sul fronte Xbox: la stagione natalizia ha favorito le vendite di console, di sensori Kinect e di abbonamenti ai servizi Xbox Live, attestate a 4,24 miliardi di dollari, consentendo così all’azienda di controbilanciare il rallentamento in atto sul fronte personal computer, che penalizza l’area Windows.
Per rispondere alla non certo facile situazione economica, Microsoft sta tenendo sotto stretto controllo la voce dei costi e parla di una riduzione rispetto alle previsioni inizialmente condivise: per l’intero esercizio conta di portare la previsione di spesa nel range compreso tra i 28,5 e i28,9 miliardi di dollari.
Se l’azienda continua a registrare contratti pluriennali con clienti corporate, se pure con qualche difficoltà in Europa tranne in Germania, se le aree Office, Server e Tools continuano a risultare in crescita, il fronte pc è quello che desta le maggiori preoccupazioni.
I dati di Gartner e Idc non paiono certo confortanti, le inondazioni in Tailandia rischiano di avere un effetto di lungo termine nel corso di questo 2012 e nelle wish list del mondo consumer i personal computer lasciano il posto a smartphone e a tablet, in particolare all’iPad.
Tutto questo, secondo alcuni analisti tra i quali Goldman Sachs, non lascia presagire una ripresa del mondo Windows nei prossimi trimestri. E del resto, l’annunciato arrivo di Windows 8 rischia di fungere da freno agli acquisti nel breve periodo.
Nel periodo in esame, che chiude il primo semestre dell’anno fiscale della società, la divisione Windows ha chiuso a 4,74 miliardi di dollari, in calo del 6,3% rispetto al pari periodo dello scorso anno e al di sotto delle stime degli analisti attestate a 4,9 miliardi di dollari.
Meglio l’area Business, nella quale rientrano le unit che seguono il mondo Office.
In questo caso non solo si parla di una crescita del 2,8% a 6,28 miliardi di dollari, ma il risultato è anche superiore alle stime degli analisti.
4,77 miliardi è stato infine il risultato registrato dall’area Server e Tools.

Oltre le attese degli analisti anche la trimestrale di Ibm.
Su vendite in crescita dell’1,6% a 29,5 miliardi di dollari, gli utili aumentano del 4,4% a 4,71 dollari per azione, superando i 4,62 dollari attesi dagli analisti, grazie soprattutto alla domanda di software, le cui vendite raggiungono i 7,6 miliardi di dollari, in crescita del 9%.
Bene la domanda sui fronti Lotus e Tivoli, mentre l’area dei servizi rallenta del 3% e l’hardware dell’8%.
Per Big Blue, questa chiusura di trimestre e di esercizio è importante, poiché coincide con il cambio al vertice che vede Virginia Rometty succedere a Sam Palmisano.
Prima donna a ricoprire il ruolo di Ceo nei 100 anni di storia della casa di Armonk, Rometty dovrà portare a compimento un piano quinquennale nel quale il motivo guida è il pressing sul software, perché arrivi a rappresentare il 50% del business dell’azienda, oltre che sullo sviluppo dei progetti cloud, anche e soprattutto nelle economie emergenti.
Al momento del suo insediamento, Rometty ha anche provveduto alla nomina dei primi manager operative, chiamando Bruno Di Leo a ricoprire il ruolo di sales and distribution chief e Bridget Van Kralingen alla guida della divisione Consulting.

Più difficile la chiusura di trimestre per Google, che non riesce a rispettare le attese degli analisti, a causa del rallentamento dell’economia sul mercato europeo.
Se pure in crescita, le vendite, attestate a 8,13 miliardi di dollari (escluse le spese di acquisizione traffico dai siti partner), risultano al di sotto delle attese degli analisti, proiettate sugli 8,41 miliardi.
Parimenti gli utili si fermano a 9,50 dollari per azione, al di sotto dei 10,50 attesi.
Per l’azienda di Brin e Page è difficile il momento sui mercati internazionali, che pesano per il 53% sul fatturato complessivo, laddove nel trimestre precedente valevano il 55%.
L’Europa, ad esempio, registra un modesto +3% anno su anno, laddove nel pari periodo dell’anno precedente la crescita si era attestata sul 20%.
Non solo.
Google si sta spingendo verso i mercati emergenti, ma per poter sostenere questa spinta, così come quella sull’advertising in mobilità, riduce il costo per click, finendo per penalizzare il risultato complessivo.

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