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La trasformazione digitale nel discorso al Senato di Mario Draghi

Si è da pochi minuti concluso il discorso programmatico del Presidente Mario Draghi al Senato della Repubblica, e fra i molti temi citati ha trovato spazio anche la trasformazione digitale.

Il neopresidente del Consiglio ha infatti voluto dedicare una parte del proprio intervento, decisamente ricco di contenuti e con moltissimi spunti di riflessione che ne caratterizzeranno l’operato, al fronte tecnologico.

Draghi è stato molto esplicito nell’indicare la trasformazione digitale e la realizzazione di infrastrutture digitali come priorità per il Paese, e ha anche sottolineato come il 5G rappresenti un’opportunità per il rilancio dell’Italia.

Il premier ha inoltre ricordato che, se nel resto d’Europa già entro il 2021 si recupererà quasi tutto il terreno perduto a livello economico, purtroppo per noi le situazione si presenta meno rosea.

Anche senza ulteriori eventi avversi, non recupereremo i livelli di Pil pre-crisi almeno fino al 2022.

Inoltre, sottolinea Draghi, l’Italia non ha ancora riassorbito i danni economici causati dalle crisi del 2008 e 2011-13; il cammino per noi sarà quindi ancor più impervio.

Per questo, Mario Draghi ha affermato: «alcune persone sono convinte che l’ultimo anno sia stato simile ad un lungo sonno, e che superata l’epidemia potremo svegliarci come da un brutto sogno e semplicemente tornare alla vita di prima. Gli esperti, ma anche il semplice buon senso, indicano che dovremo attrezzarci a vivere la nuova realtà con gli strumenti, anche digitali, più adatti ad affrontarla».

Un endorsement senza se e senza ma, da parte del Presidente del Consiglio,  per la trasformazione digitale. Un percorso indispensabile anche per la didattica a distanza: anche su questo tema si è espresso Draghi, ricordando che non sono pochi i ragazzi, soprattutto al Sud Italia, che hanno sofferto in maniera profonda del digital divide, trovandosi di fatto privi di accesso all’istruzione.

Il rischio è quello di perdere parte di una generazione, ed è evidente che non possiamo permetterci nulla del genere.

Non a caso, Mario Draghi si è così espresso: «Le nuove generazioni, che oggi ci guardano e che un giorno siederanno al nostro posto, dovranno guardarci con riconoscenza per lo sforzo che abbiamo fatto oggi tutti assieme, e non con il dissenso di chi ha visto deluse le proprie aspettative».

 

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