Startup, I will follow

L’Italia che ambisce a essere imprenditoriale si è svegliata, o lo sta facendo nel giorno della startup.
Mai come in questo periodo si stanno organizzando e tenendo momenti di incontro, scambio di idee e consiglio al riguardo.
Abbiamo anche un ministro tecnico, allo Sviluppo economico, che è vocato all’argomento.

Fra i compiti di Corrado Passera c’è anche quello si spostare l’asse del ragionamento dalla ricerca del lavoro alla creazione dello stesso.
E la vulgata, anche europea, vuole che lo si faccia allungando i tempi.

Non è un paradosso: si intende instillare il gene dell’imprenditorialità “sin da piccoli”.
Ovvero, tocca a chi è in età dello studio maturare la convinzione che esercitare impresa è un dovere.
Uno scenario più calvinista che papista e che in altri Paesi nordeuropei non fa fatica a sfondare.
A queste latitudini piacciono di più gli associazionismi, e difatti l’iniziativa di chi di startup mastica da anni, come Roberto Donadon, è andata spedita in questa direzione.
Anche la task force ministeriale, se vogliamo, è una forma di unitarietà di intenti che fa al caso nostro, latino.

Al netto del superamento delle gabbie burocratiche, nell’insieme, ha osservato Passera, si dovrà miscelare la paura dell’insuccesso con la voglia di successo dei nuovi facitori di impresa.

Ma uno dei punti, se non il punto, è la continuità. Ossia, l’allungamento del tempo di gestazione imprenditoriale deve andare in entrambe le direzioni: prima e dopo.
È vero che le paure vanno vinte e non si deve chiedere la sfera di cristallo, ma non basta aprire, bisogna anche poter seguire.
Il concetto di startup deve poter inglobare quello di continuità, nella misura di supporto ideologico dello Stato. Serve un fiancheggiamento istituzionale, lo stesso che in altre nazioni accompagna chi ha l’ambizione di fare qualcosa per la comunità.

Il modo, secondo noi, è uno: interpretare e trattare il creatore di impresa non come qualcuno che ha l’ambizione di arricchirsi, ma di creare lavoro: per sé e per altri. Forse è troppo semplice.

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