Home Digitale Cos’è lo spatial computing e perché è il futuro della fabbrica digitale

Cos’è lo spatial computing e perché è il futuro della fabbrica digitale

Spatial computing vuol dire fare previsioni sul traffico di persone, mezzi: è il modo in cui un robot domestico calcola il suo spostamento, o in cui la app di Uber stima gli spostamenti in automobile, o ancora quello in cui viene fatta la geolocalizzazione con GPS per dare le indicazioni stradali. Tutto chiaro e intuibile.

Ma spatial computing è anche l’automazione di un magazzino, è il calcolo di spazi e movimenti delle macchine nelle fabbriche robotizzate, è la realtà aumentata che crea un contesto spaziale in cui i dati vengono fruiti.

Lo spatial computing, per dirla con le parole di Valentin Heun, Vice President Innovation and Engineering, entrato in PTC nel 2017 come co-fondatore del progetto Reality Laboratory, “rappresenta il naturale anello di congiunzione tra l’IoT e il mondo reale, l’amalgama perfetta i due universi fisico e digitale“.

Per Heun, che ha guidato i lavori di ricerca e sviluppo in questo settore, lo spatial computing, detto anche informatica spaziale, è uno strumento che offre a tecnici, progettisti, programmatori, ma anche ai livelli apicali aziendali, l’opportunità di ottimizzare i flussi di lavoro, incrementare la produttività e, allo stesso tempo, favorire una più stretta collaborazione tra uomo e robot.

Valentin Heun, Vice President Innovation and Engineering Pct

Per Heun la possibilità di combinare al meglio tra loro i mondi digitale e fisico consentirà di cogliere tutte le opportunità offerte dalla realtà aumentata per lo sviluppo di interfacce utente innovative, fornendo un apporto decisivo per risolvere nella fabbrica una serie enorme di problematiche.

In materia Ptc ha recentemente lanciato Vuforia Spatial Toolbox, una nuova piattaforma open source che mira a fornire ai laboratori tecnologici e alle start up uno strumento che aiuti ad accelerare la ricerca in ambito di spatial computing.

Nato proprio da un’idea di Heun, che tra le altre cose ha svolto attività di ricerca presso il MIT Media Lab’s Fluid Interfaces Group, dove ha coordinato le ricerche sull’interfaccia uomo-macchina Reality Editor, questo progetto sta suscitando l’interesse da parte di realtà come l’Advanced Manufacturing Research Center (AMRC) di Sheffield.

Come spiega Heun, “lo spatial computing può sembrare qualcosa di lontano da noi. In realtà sfruttiamo questa tecnologia ogni giorno. Se hai prenotato un taxi utilizzando Uber, guardato il tabellone informativo in una stazione della metropolitana per vedere quando è in arrivo il prossimo treno, oppure usato Google Maps per trovare e prenotare un ristorante, ti sei affidato allo spatial computing“.

Industria e analytics spaziali

Lo step che oggi si sta cercando di compiere è quello di capire come applicare questa tecnologia in ambito industriale per contribuire a migliorarne le attività.

Per Heun le potenzialità dello spatial computing sono amplissime perché offrono l’opportunità di immergersi in un mondo digitale che, grazie alla potenza dei sensori e delle tecnologie di realtà aumentata e virtuale, consente di interagire e di comprendere più approfonditamente le macchine e il loro impatto sul processo produttivo.

Per esempio, avvalendosi degli analytics spaziali è possibile identificare più facilmente i colli di bottiglia, a livello sia di processo che di manodopera, rispetto ai tradizionali metodi, manuali o cartacei che siano, consentendo il miglioramento continuo dei processi produttivi.

Un’opportunità che per Heun “potrebbe rivelarsi fondamentale per riconfigurare i processi, calibrare la capacità produttiva, migliorare l’efficienza della manodopera, aumentare la sicurezza e la produttività, e persino per introdurre nuovi prodotti sul mercato più rapidamente“.

Spatial computing per rivedere le operation

L’osservazione non giunge casualmente, dato che l’impatto causato dalla pandemia di Covid-19 è stato pesante per il settore manifatturiero.

Molti siti produttivi sono stati costretti a chiudere, mentre quelli rimasti attivi hanno dovuto riadattare le proprie operation in funzione del distanziamento fisico.

Sono state annullate riunioni, incontri, visite con clienti e fornitori: ciò ha creato non pochi problemi di natura operativa e logistica, soprattutto laddove si sono verificati guasti alle macchine o qualche robot doveva essere riprogrammato.

Pertanto la possibilità di accedere da remoto alle macchine, agli impianti e alle linee di produzione si è rivelato un fattore determinante in queste situazioni e lo spatial computing consentirà di accelerare questo processo, dant l’opportunità alle aziende di controllare una quantità sempre maggiore di asset, operando in tutta sicurezza da casa o da un ufficio remoto.

Per Heun “migliorare le tecnologie di interfaccia uomo macchina e di realtà aumentata significa anche offrire la possibilità ad un operatore che necessita di programmare un robot per svolgere nuovi task di comprendere, controllare e pianificare in modo più semplice i movimenti che deve compiere, minimizzando i tempi di fermo e senza essere necessariamente costretti a ricorrere ad expertise esterne”.

La strada da percorrere è ancora lunga e lo spatial computing non è ancora maturo per fare il suo ingresso stabile in fabbrica.

Per questo motivo Ptc ne sta accelerando i tempi di sviluppo, ed Heun si dice convinto che nei prossimi due anni lo spatial computing, grazie al crescente interesse, nonché alla costante diffusione che registrerà, spingerà l’innovazione industriale verso nuove frontiere.

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