Soa, modello consolidato nel mercato dell’integrazione

Anche se sono ancora poche le imprese che hanno rifondato la propria infrastruttura It sulla base della Service oriented architecture, l’impostazione dei nuovi progetti su questo tipo di piattaforma sta diventando proritaria all’interno di molte aziende.

Con l’intenzione di semplificare l’integrazione delle applicazioni, sia a livello del Sistema informativo che di quello dell’ecosistema dell’impresa, la Service oriented architecture si sta imponendo come modello di riferimento per i prossimi dieci anni. Per il momento, però, sono ben poche le imprese che hanno lanciato una rifondazione della propria informatica su questo modello, anche se in azienda risulta sempre più urgente la necessità di assicurare che le soluzioni scelte per ciascun nuovo progetto o sviluppo siano compatibili con un’architettura orientata ai servizi.


Al di là dei discorsi di marketing, da qualche tempo Soa è diventata, infatti, una realtà presso numerosi fornitori di software, primi fra tutti quelli di infrastrutture e gli specialisti dell’integrazione. Per esempio, WebMethods ha fatto della Service oriented architecture una delle sue tre grandi priorità di sviluppo nell’area del Business activity monitoring oltre che nelle applicazioni composite. Si tratta di una strategia che rivela la volontà della società di posizionarsi su di un alto livello di specializzazione. Peraltro, molte imprese sono in una fase di riflessione rispetto a questo modello e la loro difficoltà principale sembra essere soprattutto legata al peso dell’esistente, motivo per cui devono fare assolutamente riferimento a una metodologia che consenta di adottarlo progressivamente.


Secondo SeeBeyond, un altro specialista dell’integrazione, bisogna andare oltre la semplice interconnessione tecnica, fornendo ai clienti delle modalità di scambio orientate alle attività, oltre che basate su pacchetti precostituiti e parametrizzabili. In questo senso, l’offerta Ican 5 (Integrated composite application network) rappresenta la base per framework specializzati e comprendenti il processo operativo fino alla connettività, due dei quali sono già disponibili. Il primo copre i servizi finanziari (Fs-Soa) e contiene processi come la riconciliazione delle fatture oppure l’adattamento del contenuto Xml alla rete SwiftNet; il secondo, invece, propone servizi per i flussi Rfid nell’area dell’industria, della distribuzione e della sanità.


Un terzo framework per le public utility (distribuzione elettricità e acqua) è attualmente in corso di realizzazione.


All’opposto, un concorrente come Ascential Software mantiene un approccio maggiormente conservativo sul mercato Soa. La società, oltre a proporre da un anno l’offerta Ascential Soa Editions, ha iniziato, infatti, a pubblicare sotto forma di servizi l’insieme di funzionalità della propria piattaforma. Tuttavia, la sua offerta resta focalizzata sull’integrazione, come valore aggiunto per ottenere le performance necessarie nel caso di flussi molto impegnativi. Il vendor, in controtendenza rispetto al mercato, ha preferito non andare verso il Business process management, in considerazione del fatto che la cinquantina di motori Bpm già esistenti presto tenderanno all’unificazione. Si tratta di una strategia di nicchia, agli antipodi rispetto a quella dei fornitori di infrastrutture come Ibm, Bea Systems oppure Oracle, che non cessano di aggiungere nuovi livelli alle rispettive offerte.


Un fattore di mercato non tarscurabile è costituito dalla maggiore maturità delle imprese, sempre più numerose nel realizzare servizi Web con l’obiettivo di un’evoluzione verso il Bpm. Tra i fornitori emergono varie strategie di approccio. Ibm si basa, per esempio, su WebSphere Business Integrator; Oracle, invece, ha completato la propria offerta con l’acquisizione di Collaxa, una società specializzata nel Bpel (Business process execution language).


La società di Larry Ellison, contemporaneamente vendor di infrastrutture e di software applicativo integrato, ha fatto di Soa il proprio cavallo di battaglia, soprattutto con lo scopo di far convergere le tre gamme di software tra cui si trova, in prima fila, e-Business Suite insieme ai prodotti realizzati da PeopleSoft e Jd Edwards.


In contrapposizione a Oracle, si trova Sap che, dopo il lancio di NetWeaver, ha dimostrato un forte impegno in materia di livelli di infrastrutture.


Per il numero uno dei gestionali integrati, il passaggio da R/3 a un modello applicativo composito rappresenta una vera e propria rivoluzione. Nelle intenzioni, Sap punta a fare di NetWeaver il bus per i propri componenti, per altri di tipo composito e per xApp, ovvero per servizi offerti da terzi.


Le mosse architetturali dei gestionali integrati


L’apertura dei gestionali integrati alle applicazioni composite costituisce una nuova opportunità per i fornitori specializzati come per esempio Txt, molto attivo in materia di strumenti di gestione della catena logistica. Questa società ha adottato il principio Soa fin dall’origine e la sua suite Txt Perform si inserisce in un’architettura service oriented basata su .Net e i servizi Web.


Inoltre, l’azienda sta usando un approccio modulare nel quale i diversi componenti (pianificazione della domanda e della produzione, gestione degli ordini e dei fornitori, e così via) sono specializzati per settore (per esempio industria, moda, distribuzione, alimentare) o per processo. Secondo Txt, questo consente un migliore ritorno sugli investimenti rispetto ai sistemi gestionali monolitici.


Anche Siebel si è allineata sul nuovo modello, con un’architettura che ha visto l’integrazione di Xml, Soap e Xslt all’interno di Siebel 7, una suite la cui evoluzione è iniziata fin dal 1994 con l’adozione degli oggetti specializzati. Il medesimo interesse per Soa si riscontra presso i2 Technologies, società specializzata nella gestione della catena logistica. Infatti, negli ultimi due anni, a partire dalla versione 5.2 della sua piattaforma, la società ha adottato un approccio orientato ai servizi, tenendo conto delle necessità d’integrazione dei clienti che, oltre a una soluzione avanzata di Aps (Advanced planning and scheduling) ricercavano in parallelo una soluzione di questo tipo. Ciò ha spinto la società alla separazione del livello del servizio, che comprende i motori di pianificazione, da quello dell’integrazione. Per i2, tuttavia, il passaggio dal modello client-server a quello multilivello di Internet ha fornito la spinta iniziale per arrivare a un’architettura orientata ai servizi, così come la funzione d’integrazione ha spinto la società verso Soa. Secondo i2, questo consente una rapida attivazione della propria soluzione, iniziando con un semplice scambio di file. In seguito, può avvenire una facile evoluzione verso architetture basate su di un bus MqSeries o Tibco, ovvero una riconfigurazione senza alcun impatto sul livello di servizio.


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