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Smartphone con display pieghevole: quattro modelli e un progetto

Da quando sotto la spinta di app, streaming e in generale maggiore esigenza di grafica, la tendenza sulle dimensioni dei telefoni cellulari si è drasticamente invertita passando dalla miniaturizzazione ai display sempre più grandi, il confronto ha raggiunto livelli ormai al limite della praticità. Il terreno di sfida ha così iniziato a spostarsi altrove. Tra le direzioni più suggestive, quella ormai concreta degli smartphone con display pieghevole.

Se al di sopra dei 6” uno smartphone può iniziare a creare problemi nel trasporto, l’innovazione doveva esplorare nuove strade. Dopo qualche tentativo di scarso successo negli scorsi anni per evidenti limiti tecnici, ora il display flessibile è tornato alla ribalta.

Di fronte alla prospettiva di raddoppiare la superficie visibile, o ridurre drasticamente l’ingombro, l’interesse certamente non manca. Al momento però, si parla ancora di un settore di nicchia, esplorato da pochissimi modelli e con costi alla portata di pochi. Quasi a voler saggiare le reazioni del mercato prima di investire in ulteriori sviluppi.

Sono infatti al momento quattro i modelli di smartphone con display pieghevole in circolazione, due dei quali di Samsung. Al suo fianco, anche Huawei ha raccolto prontamente la sfida. Motorola invece, forte della storica esperienza nel mondo dei telefoni cellulari a conchiglia, ha voluto aggiungere un tocco personale, precorrendo una strada alternativa. Fermi da tempo ormai nel limbo delle buone intenzioni invece, i progetti Xiaomi e Oppo.

La prima mossa

La partita vera e propria è iniziata con l’annuncio Samsung del Galaxy Z Fold 2. Oltre alla prospettiva di esibire un pezzo decisamente unico, l’idea è attirare l’utente con un prodotto estremamente versatile. Una sorta di combinato: smartphone da chiuso, tablet da aperto o una via di mezzo con lo schermo aperto e piegato a 90°.

Questo implica la presenza in realtà di due display. Uno esterno, più tradizionale, con diagonale da 6,2” e l’altro interno da 7,2″. Il passaggio tra i due avviene in automatico all’apertura della cerniera. Da subito, punto debole di questo tipo di progetto, ora Samsung si dice certa di aver trovato la strada giusta per garantire anche la continuità visiva e la necessaria affidabilità.

I vantaggi naturalmente, non si possono fermare a uno schermo più grande. Per giustificare un prezzo superiore ai duemila euro serve infatti molto di più, oltre a lanciare una moda.

A partire dal multitasking, a oggi uno dei principali punti deboli degli smartphone. Secondo quanto dichiarato, Galaxy Z Fold2 supporta fino a tre app in contemporanea, e due istanze della stessa app. Interessante anche la possibilità di gestire gli spazi delle relative finestre.

Almeno in parte, perde significato la fotocamera frontale. Per quanto conservata, da 10 MP, in effetti è molto meno indispensabile. L’apertura dello smartphone in questo caso permette infatti di realizzare autoscatti direttamente con le ottiche principali, precisamente tre e tutte da 12 MP.

C’è anche un altro fronte sul quale le prospettive sono molto interessanti, i videogiochi. Schermo di maggiori dimensioni significa infatti maggiore superficie visiva prima di tutto, ma anche maggiore libertà nel gestire i comandi e quindi avvicinare una console portatile.

Doppio display significa anche doppi consumi, o quasi. Per questo, Samsung ha pensato a raddoppiare anche le batterie, con due unità da 4.500 mAh.

La versione attualmente prenotabile al prezzo di 2.049 euro è Galaxy Z Fold2, modello 5G con 256 di memoria interna e 12 GB di RAM. Ne risente inevitabilmente il peso, di 282 grammi.

L’altro lato del display pieghevole

Al momento di progettare uno smartphone con display pieghevole può sorgere il dubbio di quale lato sfruttare per la cerniera. Se quello lungo per aumentare la superficie complessiva oppure quello corto per trovare un migliore compromesso con le dimensioni.

Samsung ha deciso di non scegliere, esplorando entrambe le opportunità. Nel secondo caso, il risultato è Galaxy Z Flip. La tecnologia di base resta la stessa del Galaxy Z Fold, l’approccio tuttavia è molto diverso.

In questo caso, regna la compattezza, attirando l’attenzione di chi fino a oggi ha dovuto rinunciare a un display maggiore di 6” per questioni di ingombro.

Apprezzabile anche dal punto di vista del design, il risultato è uno schermo da 6,7”, per una dimensione da chiuso di 87,4×73,6×15,4×17,3 mm.

In più, Samsung ha pensato di inserire un secondo display più piccolo, 112×300 pixel, sulla parte esterna. Utile per visualizzare i dettagli delle chiamate e le notifiche senza dover ogni volta aprire lo smartphone.

Anche in questo caso, conservata la funzionalità multitasking, così come l’originale modalità Flex. Con il dispositivo aperto a metà, a 90°, il display viene diviso in due parti, quella superiore con i contenuti e quella sotto con i comandi, come una sorta di notebook virtuale.

Limitata a due ottiche da 12 MP invece le fotocamera principale, mentre sono 10 i MP per quella frontale. Inferiore anche la dotazione di memoria, con 8GB per la RAM e 256 GB destinati al’archiviazione.

Ultimo aspetto da sottolineare, nell’insieme il peso ne risente solo in parte. Compresa la batteria da 3.300 mAh arriva a 183 grammi.

Sempre alto invece il prezzo di 1.599 euro per la versione 5G. Poco più dei 1.520 euro necessari invece per la generazione precedente 4G.

Esperienza di lunga data

Per i meno giovani, dove si parla di telefoni pieghevoli, viene subito in mente il nome Motorola e in particolare la storica linea Startac. Praticamente, l’antenato di questi ben più moderni smartphone. Soprattutto, per l’intera superficie dedicata al display e non suddivisa con la tastiera.

Il marchio statunitense però, non ha mai amato realizzare cose normali. Di conseguenza, anche Moto Razr doveva puntare su qualcosa per distinguersi dalla concorrenza, per quanto ridotta nel campo degli smartphone con display pieghevole.

Anche Razr infatti adotta un doppio schermo. Quello principale interno da 6,2” è affiancato da Quick View, uno esterno, l’unico visibile quando lo smartphone è chiuso. Si tratta di un vero e proprio schermo in miniatura da 2,7”, utile non solo per le notifiche, con tanto di tastiera virtuale per digitare brevi messaggi. Oppure, per tutte le operazioni per le quali non è indispensabile un’interfaccia grafica completa, a partire dall’ascolto di musica.

Occhio attento da parte di Motorla anche alle prestazioni. Il sistema utilizza processori Qualcomm Snapdragon 765G, con una dotazione di RAM da 8 GB. In linea la dotazione di  256 GB per la memoria interna integrata.

Completa il quadro la fotocamera principale da 48 MP, all’occorrenza fruibile anche per autoscatti con lo smartphone chiuso e sfruttando Quick View.

Apprezzabile la decisione di installare la versione base di Android, senza tutte le applicazioni di sistema non indispensabili, all’occorrenza caricabili comunque su scelta dall’utente.

In attesa del modello 5G, al momento, è possibile ordinare la versione 4G, con 128 GB di memoria e batteria da 2.510 mAh fissa. Per un ingombro di 72x172x6,99 mm da aperto e 72x94x14 mm chiuso, al prezzo di 1.599.99 euro sul sito Wind

La via esterna

La sfida degli smartphone con display pieghevole ha raccolto anche l’interesse di Huawei. L’esperienza ancora agli inizi nel settore, permette a ciascun marchio di scegliere la strada da esplorare, trovandone facilmente di nuove.

Huawei ha deciso di tracciarne una propria con Mate Xs, cambiando in pratica l’approccio e passando dalla parte interna pieghevole per la superficie visiva a quella esterna.

In pratica, l’intera superficie resta visibile anche a smartphone chiuso e questo apre a nuove possibilità. D’altra parte, serve maggiore attenzione nell’utilizzo per evitare danneggiamenti.

Il risultato è un display complessivo di 8”, il più grande di tutti e letteralmente a livello di tablet. In alternativa, le due parti possono essere utilizzate in modo distinto, in modo da sfruttare un multitasking di base, con schermi da 6,8” e 6,38”.

Soluzione naturalmente interna per il processore, il Kirin 990 in versione 5G. La collaborazione con Leica ha portato invece a una fotocamera di derivazione fotografica con quattro ottiche e sensore da 40 MP.

Interessante al riguardo un’ulteriore opportunità offerta dal display esterno, la possibilità di visualizzare un’inquadratura anche da parte del soggetto ripreso.

La dotazione di serie prevede 8 GB di Ram e 512 GB di ROM, la più alta tra quelle prese in considerazione. Il sistema  è supportato da una batteria da 4.500 mAh, sfruttando il doppio display anche per estendere il sistema di dissipamento del calore.

Anche il prezzo di 2.599,90 euro, il più alto di tutti, non nasconde le grandi ambizioni Huawei. Al momento infine, Mate Xs resta proposto con Android come sistema operativo.

Una storia ancora da scrivere

Una panoramica sugli smartphone con display pieghevole non sarebbe completa senza almeno citare il vero e proprio pioniere. Primo in assoluto a presentare un prodotto finito, tuttavia ancora in attesa di entrare in commercio al di fuori della Cina, è stata Royole.

Probabilmente non a caso, il FlexPai richiama molto da vicino quello poi sviluppato da Huawei, con la cerniera sul lato interno e quindi il display totalmente esterno, all’occorrenza diviso in due.

Il progetto Royole ha sviluppato uno schermo complessivamente da 7,8” in rapporto 4:3. Utilizza inoltre un processore Qualcomm Snapdragon 855, affiancato da 6 GB di RAM e 128 GB di memoria interna.

Decisamente non scontato l’accorgimento del display laterale, collocato lungo la cerniera. Un piccolo schermo da 390×1.440 pixel sfruttato per notifiche sintetiche.

Resta ottimale per la fotocamera, anche in questo caso sfruttando il display esterno per sfruttare al meglio solo quella principale, con due ottiche distinte da 20 MP e 16  MP.

L’insieme misura  134x190x7,6 mm e un peso in questo caso non trascurabile di 346 grammi. L’autonomia è affidata a una batteria da 3.970 mAh. Per quanto relativamente indicativo, il prezzo di 8.999 Yuan cinesi corrisponde circa a 1.200 euro.

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