Se l’outsourcing va in cantina

Una singolare analogia tra la distribuzione It e il mondo della ristorazione. E l’It fa scuola.

8 aprile 2004 L’Ict è per sua natura un settore dove l’innovazione è
regola.
Ma l’innovazione non si limita al lancio continuo di nuovi prodotti
e tecnologie ma può riguardare anche i processi distributivi.
Succede
infatti che la ristorazione, probabilmente senza saperlo, sta seguendo la stessa
strada già intrapresa con successo da numerosi dealer.
I rivenditori, e in
generale il canale, sono ormai abituati a utilizzare i distributori come
magazzino in modo da tenere basso il proprio e acquistare su ordinazione i
prodotti anche per evitare l’obsolescenza tecnologica.
Il tutto permette di
tenere bassi i costi.
Nella ristorazione invece, almeno fino a oggi, i
ristoranti sono abituati a tenersi la cantina in casa con forti immobilizzazioni
dal punto di vista finanziario.
Una cantina assortita con circa 300
etichette comporta infatti un investimento fra 150 e 200mila euro.
Adesso
però qualcosa sta cambiando visto che alcune enoteche si stanno specializzando
nell’outsourcing.
In pratica fungono da cantina del ristorante che si tiene
in casa poche bottiglie e anche quotidianamente ordina ciò che può servire.

Una scelta dettata dal fatto che il consumatore vuole carte dei vini sempre
più ampie ma anche dal costo delle bottiglie ormai difficile da sostenere anche
per i ristoratori.
Addirittura qualche enoteche forse una sorta di chiavi in
mano assumendosi il compito di gestire in autonomia la cantina.
A questo
punto il prossimo passo potrebbe prevedere il collegamento fra ristoratore ed
enoteca per acquisti via Internet con possibilità di controllo in tempo reale
del magazzino dell’enoteca da parte del ristoratore.
Anche questo l’Ict lo
ha già fatto.

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