Se l’app mobile diventa il nuovo metro di giudizio

Smartphone_donna_consumatori_connessiMeno propensi a usare prodotti o servizi di un’azienda se questa offre loro un’app mobile che non li soddisfa.
Così appare quasi il 55% dei millenial interpellati in una ricerca condotta a livello globale da Oracle con Opinum Research intervistando 1.500 giovani fra i 18 e i 34 anni impiegati in aziende globali in Emea, Apac e Nord America.

Al 73% del campione interpellato all’interno di “Millennials and mobility: how businesses can tap into the app generation” piace, infatti, poter acquistare un prodotto o un servizio utilizzando una app mobile. Similmente, il 71% apprezza la possibilità di poter gestire in questo modo la fatturazione di servizi e un altro 65% trova positivo poter segnalare problemi o inoltrare reclami a un’azienda via app.

Consigli pratici per non sbagliare
Da qui un primo invito alle aziende a offrire ai loro clienti attuali o potenziali applicazioni mobili coinvolgenti e accuratamente studiate per comunicare i valori propri del loro brand, pena l’alienarsi le simpatie delle nuove generazioni e lo scavalcamento da parte di concorrenti dotati di un’offerta mobile più convincente.

Un’esperienza negativa legata all’utilizzo di un’app mobile può, infatti, avere serie conseguenze, se è vero che il 39% degli interpellati dichiara che questo riduce la possibilità che consiglino prodotti o servizi ad altri, mentre un ulteriore 27% è addirittura propenso a formarsi un’opinione negativa su di essi.

Sempre la ricerca sottolinea, inoltre, come anche i millenial siano disturbati da notifiche push che, pur personalizzate ad hoc, raramente suscitano reazioni in ben il 56% degli interpellati. Da il suggerimento alle aziende a offrire servizi basati su app che scelgano il giusto mezzo, per essere d’aiuto senza essere pressanti.

Ampio spazio per app da fruire via tablet e phablet
Particolarmente interessante è, poi, il dato secondo cui, gli smartphone si confermano il device di prima scelta quando si tratta di accedere ad app mobile.
Non che le nuove generazioni di utenti disprezzino i tablet, tanto che quando si parla di applicazioni per questo genere di dispositivi, Oracle per prima evidenzia come ci sia ancora molto spazio per innovare, anche per phablet di maggiori dimensioni. Le aziende che si muoveranno in questa direzione, è il monito, saranno le prime a capitalizzare le opportunità ancora immature di questo specifico mercato.
A patto, però, è l’ulteriore precisazione, che le app per smartphone e tablet non vengano sviluppate in modo indipendente, visto che molti millenial possiedono diversi device e le aziende che si dicono interessate a creare valore per i clienti devono offrire loro un’esperienza uniforme e di elevata qualità su ciascuno di essi.

Un occhio di riguardo per gli utenti con gli occhi a mandorla
Specie se si tratta di potenziali utenti dei Paesi dell’Asia Pacifico.
Una segmentazione dei risultati della ricerca su base geografica ha, infatti, evidenziato che per i giovani che vivono in questa parte del mondo le app mobile non sono “un optional”, ma risorse necessarie per la vita quotidiana.
Con una media tre volte superiore a quella dei coetanei che risiedono in Europa, Medio Oriente e Africa nel giudicare come assolutamente necessarie le app che usano per lavoro, questi giovani sono sempre alla ricerca di app innovative e sono disposti a pagare per ciò che offra loro un’esperienza di valore.
A dimostralo il numero di app acquistate: fermo a quota 20-25 nel resto del mondo, cinque volte tanto per ben il 40% dei giovani dell’area Asia Pacifico.

A buoni intenditori, poche parole.

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