Home Prodotti Sicurezza Lo schema vincente per proteggersi dal ransomware è il 3-2-1

Lo schema vincente per proteggersi dal ransomware è il 3-2-1

Le principali porte di ingresso del ransomware in azienda sono il Remote Desktop Protocol (RDP), o altri meccanismi di accesso remoto, il phishing e i mancati aggiornamenti software.

Conoscere i tre meccanismi di ingresso è di aiuto per capire dove investire per resistere al vettore dell’attacco, come osserva Rick Vanover, Senior Director of Product Strategy di Veeam.

La maggior parte degli amministratori IT utilizza il protocollo RDP quotidianamente, con molti server collegati direttamente a Internet. Gli amministratori IT possono reindirizzare le porte RDP, creando password complesse o altro, ma i dati dicono che la metà degli attacchi ransomware arriva via RDP. Ciò, secondo Vanover, conferma che l’esposizione dei server RDP a Internet non è in linea con una strategia contro i ransomware.

L’altra modalità d’ingresso più frequente è l’email phishing. Ci sono strumenti per valutare il rischio di successo di un attacco di phishing che l’azienda può utilizzare, come Gophish e KnowBe4. Sono strumenti di autovalutazione, una modalità efficace di prima difesa che in combinazione con attività di formazione possono aiutare i dipendenti a identificare le email o i link di phishing.

Il terzo aspetto è il rischio di sfruttare le vulnerabilità. Mantenere aggiornati i sistemi è una responsabilità informatica consolidata e sempre molto importante. È fondamentale tenere aggiornati gli asset IT critici: sistemi operativi, applicazioni, database e firmware dei dispositivi. Una serie di ceppi di ransomware, tra cui WannaCry e Petya, si sono basati su vulnerabilità scoperte in precedenza che sono state successivamente corrette.

Lo schema di backup contro il ransomware

Per Vanover sebbene la formazione sia un passo fondamentale, è necessario prepararsi al peggio e disporre di una soluzione di backup storage ultra-resiliente e propone l’approccio del 3-2-1 come strategia generale di gestione dei dati.

Questo tipo di approccio suggerisce che ci siano almeno tre copie dei dati importanti, su almeno due diversi tipi di supporto, e che almeno una di queste copie sia fuori sede.

L’aspetto migliore di tutto ciò, è che non è richiesto alcun tipo particolare di hardware ed è abbastanza versatile da affrontare quasi tutti gli scenari di malfunzionamento.

Nella strategia 3-2-1, la copia uno deve essere ultra-resiliente, ovvero air-gapped, offline o inalterabile.

Ci sono diverse forme di supporto su cui questa copia di dati può essere memorizzata in modo altamente affidabile, ad esempio i supporti su nastro, backup non modificabili in S3 o S3-compatibili, supporti air-gapped e offline, o software as-a-service per il backup e il Disaster Recovery (DR).

Cosa fare in caso di ransomware

Nonostante queste tecniche di formazione e di attuazione, le aziende devono comunque essere pronte a porre rimedio a una minaccia ransomware.

L’approccio consigliato da Vanover è semplice: non pagare il riscatto.

L’unica opzione data è quella di ripristinare i dati. Inoltre, le aziende devono pianificare la loro risposta quando viene scoperta una minaccia. La prima azione è contattare il supporto. In qualsiasi tipo di attacco la comunicazione è una delle principali sfide da superare. È importante avere un piano e degli strumenti per contattare le persone giuste anche se non sono subito raggiungibili. Ciò include group text, numeri telefonici e altri meccanismi normalmente utilizzati per uniformare la comunicazione tra i team estesi. In questo elenco dei contatti devono esserci anche esperti in sicurezza, nel rispondere agli incidenti e nella gestione delle identità, interni o esterni all’azienda.

Per Vanover bisogna inoltre fare delle riflessioni sull’autorità decisionale. Le aziende devono decidere chi chiamare per il ripristino o per il failover prima che si verifichi un incidente. Una volta presa la decisione di effettuare il ripristino, le aziende devono implementare ulteriori controlli di sicurezza prima di rimettere in funzione i sistemi.

Si deve anche decidere se il ripristino di un’intera macchina virtuale è la miglior soluzione o se ha più senso un ripristino a livello di file. Infine, il processo di ripristino stesso deve essere sicuro, eseguendo scansioni antivirus e anti-malware complete su tutti i sistemi e forzando gli utenti a modificare le loro password dopo il ripristino.

Sebbene il ransomware sia una reale minaccia, con la giusta preparazione le aziende possono migliorare la propria resilienza per ridurre al minimo il rischio di perdita di dati, e finanziarie così come di danni alla reputazione. Un approccio a più livelli è fondamentale.

È necessario formare i team IT e i dipendenti per ridurre al minimo il rischio e ottimizzare la prevenzione. E, in ogni caso, implementate soluzioni che garantiscano la sicurezza e il backup dei dati. Infine, siate pronti a porre rimedio ai sistemi di dati attraverso il backup completo e le capacità di disaster recvovery in caso di fallimento delle altre linee di difesa.

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