Rfid, un caso esemplare: la Microsoft Technical Conference

Un progetto pensato e realizzato in tre mesi. Con garanzia dell’investimento.

Si parla sempre più spesso di Rfid, ovvero di riconoscimento a radio frequenza e si parla di integrarne l’utilizzo in sistemi aziendali, compenetrandone l’uso con le fonti e le basi di dati che, abitualmente, sono amministrate da un sistema gestionale. Ma prima di farlo, si dice da più parti, servono progetti pilota con cui saggiare le capacità della tecnologia e l’adattabilità della propria struttura. Servono le storie a cui ispirarsi. Sentite questa, allora, che ha un inizio e una fine e dura tre mesi.


Tremila persone, che passano da quattro ingressi a una manifestazione di un giorno, per cui tutti lo fanno più o meno nello stesso momento, cioè all’inizio della giornata. È un 18 di novembre a Milano e potrebbero verificarsi ingorghi all’entrata, magari legati anche a una situazione atmosferica non proprio fausta. E invece non avviene.


Accade, piuttosto, che i tremila astanti, in fila scorrevole, passano dai varchi di ingresso alla Microsoft Technical Conference che si tiene al Forum di Assago (dove, per il tardo pomeriggio, è atteso pure Bill Gates) posti all’aperto, e senza il minimo tempo di attesa. Merito di una carta plastificata con transponder abilitato al riconoscimento a radio frequenza che portano con sé. La tessera, delle fattezze di una carta di credito, ha 2 Kb di memoria, che contiene dati personali, generalmente relativi a un It professional (come lo qualifica Microsoft) o a uno sviluppatore interessato a conoscere la tecnologia di Redmond.


Di carte abilitate a essere riconosciute dai sensori posti all’ingresso del Forum, Microsoft Italia ne ha prodotte 10.000. Seimila per l’evento, facendo riferimento ai preregistrati. Altre 4.000 per gli It professional e gli sviluppatori conosciuti alla società e presenti nel database dei contatti delle conference.


Gli intervenuti alla manifestazione, oltretutto, non hanno utilizzato la tessera Rfid solo per entrare, ma la hanno usata anche per visitare le postazioni dei 19 partner Microsoft presenti al Forum. Al momento della visita, un incaricato, munito di lettore Rfid, incamerava i dati della tessera (tempo 1 secondo) in un pc, a testimoniare l’avvenuta visita allo stand e, quindi, saggiando l’interesse del pubblico con un sistema di rilevamento del gradimento (la base del Crm) sul campo.


Non basta. L’utilizzo della card Rfid non si limita alla manifestazione di un giorno, ma può andare avanti nel tempo. La durata della funzionalità della carta è di circa tre anni, periodo in cui il detentore della stessa potrà utilizzarla per partecipare alle altre manifestazioni, senza bisogno di procedere a ulteriori accrediti.


Insomma, un meccanismo di fidelizzazione e censimento attuato al prezzo di un euro (tanto il costo della singola carta per Microsoft).


Meccanismo, oltretutto, che a Milano S.Felice hanno deciso di adottare in breve tempo e in netto anticipo sulle scelte di Redmond. Un pilota a livello mondiale, quindi.


La breve cronistoria del progetto Rfid per la Technical Conference, infatti, nasce alla metà di luglio dello scorso anno, quando Microsoft Italia decide di tenere l’incontro con gli sviluppatori italiani, comincia a fare la conta degli aderenti e capisce che utilizzando il metodo classico di accesso alla manifestazione avrebbe avuto bisogno di 45 postazioni di accredito, con altrettante persone, ciascuna con un pc.


A metà settembre, la decisione di utilizzare la tecnologia Rfid per la gestione degli accessi, pronuba Etnoteam, che ha svolto un’opera di supporto consulenziale, e Pulsar, un partner comune dedito allo sviluppo software e alla system integration.


L’idea sviluppata dal responsabile del progetto in Microsoft, Davide Salmistraro, direttore Gruppo Server & Platform, insieme a Marco Zamperini di Etnoteam, era di creare una struttura valida per un progetto a termine, ma utile anche in seguito. Cioè non doveva trattarsi di un investimento con "vuoto a perdere".


Ma il tempo stringeva. Quindi sotto con problemi mai affrontati (in quanto un progetto pilota, per definizione, mette di fronte a temi nuovi) come la scelta del media su cui apporre il sensore Rfid, la memoria da mettere a disposizione, la frequenza di trasmissione, il posizionamento delle porte di rilevamento. Il tutto per produrre le tessere e spedirle entro tre giorni prima della manifestazione e implementando un sistema di recovery con postazioni dotate di stampanti su card Rfid per le tessere dei ritardatari.


Nel giro di un mese e mezzo il progetto si è tramutato in pratica, con alcuni accorgimenti tattici. Come quello che non ha fatto mettere in rete, per motivi logistici legati alla topologia del Forum di Assago, le postazioni Rfid dei partner e che ha obbligato Microsoft a fare il backup orario dell’applicazione che raccoglieva i dati, mentre i rilevatori di ingresso si occupavano di fare il match con il database delle iscrizioni e inviavano in un database posto a Redmond i dati Rfid (stringa più e-mail). Tutto sommato, una tecnologia facile, che non ha presentato particolari personalizzazioni del software (sono bastate un paio di mezze giornate di sviluppo per creare il pezzo di software che associa quanto letto dalla card a un database).


I problemi, semmai, sono stati di ordine pratico-organizzativo e anche legati alla banale quotidianità (la scelta dei fornitori, la stampa delle tessere, il rispetto dei colori del brand) e in tal senso è stata determinante l’azione di supporto consulenziale di Etnoteam. La morale del caso Rfid alla Technical Conference, allora, è: tecnologia già disponibile, ma bisogna avere le idee chiare su cosa fare, saper organizzarsi e, se possibile, non buttare via l’investimento ma integrarlo nelle proprie infrastrutture affinché serva ancora.

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