Resta negativo il saldo delle imprese in Italia

Tra gennaio e aprile hanno cessato l’attività oltre 177.500 società. La differenza con le nuove iscritte è in rosso di 14.000 unità

Nei primi quattro mesi del 2010 i venti della crisi hanno soffiato ancora molto sul sistema imprenditoriale italiano. Secondo i dati dei Registro Imprese elaborati dall'Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza, tra gennaio e aprile in Italia hanno cessato l'attività 177.556 imprese su un totale di oltre 5 milioni e 263mila, con un saldo annuale tra nuove iscritte e cessate negativo di 14.318 referenze. In diminuzione dello 0,4% il numero di imprese attive nel confronto anno su anno.
Le cessazioni hanno colpito in modo particolare il settore dell'industria dove il peso delle imprese cessate sulle attive è pari a 3,65%, seguito dai servizi (3,28%) e dall'agricoltura (3,24%). Il settore delle costruzioni è quello che registra la maggiore fetta percentuale di cessazioni, che sfiora il 4%.

L'andamento territoriale
La Sardegna esce particolarmente male da questo primo scorcio d'anno, con una percentuale di imprese cessate sulle attive pari al 4,63%, seguita da Abruzzo, Valle d'Aosta, Puglia e Toscana (3,64%). Si comporta meglio la Lombardia, che con una percentuale del 3,14% si colloca sopra il dato nazionale che è pari a 3,37%: nella regione il numero di imprese cessate tra gennaio e aprile è pari a 25.847 su un totale di imprese attive superiore a 824.000. Anche Trentino Alto Adige e Molise registrano un tasso di “sopravvivenza” delle imprese migliore rispetto alla media nazionale. In Lombardia, tra l'altro, è incoraggiante anche il saldo tra imprese nuove iscritte e cessate, che risulta positivo di 1.140 unità. Questo dato è supportato anche dal rallentamento della diminuzione del giro d'affari (9% quest'anno contro il 20% del 2009) e miglioramento delle aspettative di ripresa degli imprenditori riscontrato dall'indagine “Economia e imprese” realizzata dallo stesso Ufficio Studi.
Il timido segnale lombardo dovrebbe far riflettere sugli stimoli di cui il Paese ha bisogno per ridare linfa alla propria economia. Secondo Carlo Edoardo Valli, presidente della Camera di Commercio di Monza e Brianza “L'Italia è e deve rimanere un Paese a vocazione manifatturiera, e ciò vale in particolar modo per la Lombardia e la Brianza, perché l'industria ha un ruolo centrale e determinante nel creare occupazione e generare innovazione”.

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