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Red Hat riapre le porte e l’Open Source Day è subito un successo

Anche Red Hat ritorna a incontrare la propria community del vivo, e riesce a farlo ancora una volta in grande stile. Dopo la prima tappa romana lo scorso 8 novembre, l’ultimo giorno del mese l’organizzazione dell’Open Source Day 2022 si è spostata a Milano, per accogliere una platea probabilmente superiore a ogni più rosea previsione.

«Dopo la pandemia, la guerra e la crisi di Governo, siamo ancora qua, più forti di prima – annuncia Rodolfo Falcone, country manager di Red Hat –. Per chi come noi lavora a livello di infrastruttura IT, c’è un grande futuro. Per nostra fortuna, non esistono alternative alla trasformazione digitale, e noi siamo pronti».

Una giornata intensa di lavori, con la mattinata dedicata alle tematiche più generali in una sessione plenaria articolata su scenario e casi utente, per passare nel pomeriggio a una serie di approfondimenti tecnici particolarmente apprezzati dagli oltre milleduecento partecipanti.

L’open source non conosce crisi

Oltre a un grande entusiasmo, anche una buona dose di ottimismo nel potenziale dell’open source, ormai diventato fattore guida per l’innovazione in chiave digitale, grazie soprattutto al cloud e la maggiore attenzione e investire su piattaforme aperte, evitando così di ricadere nei problemi del lock-in, trasferendo in remoto anche quello.

«La maggior parte delle aziende investe in tecnologia, anche solo perché non ha alternativa – ribadisce Falcone -. Gli investimenti nel nostro settore sono importanti, guidati da PA e Sanità».

Affermazione questa capace di sollevare subito un certo interesse. Probabilmente i due settori più criticati in Italia a livello di organizzazione e innovazione, si stanno infatti trasformando in veri e propri trascinatori. Almeno, dal puto di vista Red Hat. «Anche nel privato si investe tanto, ma la vera novità è questa. Tutte le infrastrutture pubbliche investono in tecnologia sotto tutti gli aspetti: soluzioni, formazione e cultura».

Un messaggio deciso, utile anche solo a motivare una community, comunque già di per sè consapevole delle opportunità. Alla quale è però sempre importante indicare anche la rotta da seguire. «Il nostro piano industriale si propone di agevolare e supportare le capacità trasformative dei nostri clienti attraverso il cloud ibrido – sottolinea Gianni Anguilletti, vice president MED, dell’azienda -. Un intento ambizioso, per raggiungere il quale siamo impegnati a comprendere le dinamiche all’interno delle quali si trovano a operare i ostri clienti e i nostri partner, per essere pronti a fornire loro risposte adeguate».

Rodolfo Falcone, country manager di Red hat

Opportunità a tutto campo

L’analisi dei vari settori ha portato prima di tutto a individuare nel mondo bancario una nuova ondata di cambiamenti in corso, resa necessaria dalla necessità di aumentare la velocità d’azione sulla spinta di open banking e l’uso delle tecnologie mobile. Per quanto riguarda la manifattura invece, il riferimento è naturalmente IoT, con i dati sempre più protagonisti, e numerosi, nei processi aziendali, dove servono i relativi strumenti di analisi. In particolare, quando si parla del settore automotive. Nel retail, sta diventando la regola anche per gli esercizi fisici, di affiancare un negozio virtuale. Con requisiti diversi e imprescindibili per disponibilità e analisi dei comportamenti d’acquisto.

«La nostra indagine annuale sul nostro ecosistema per capire esigenze e priorità – prosegue Anguilletti -, quest’anno ha messo in evidenza come priorità la necessità di seguire il cliente, la velocità del cambiamento, l’importanza della cultura aziendale sulla trasformazione digitale e il contenimento dei costi. Alla quale si aggiunge inevitabilmente la sicurezza».

Gianni Anguilletti, vice president MED di Red Hat

La risposta Red hat

Su queste basi, Red Hat da di conseguenza modulato anche i propri investimenti. In particolare, partendo dal potenziare il framework per sviluppo, distribuzione e supporto di applicazioni, anche native in cloud. Quindi, le tecnologie per realizzare piattaforme ibride ma soprattutto aperte, in modo da «sfruttare ogni risorsa disponibile e poter sviluppare ovunque applicazioni da distribuire dovunque». Infine, gli strumenti per la gestione delle infrastrutture al fine di renderle meno costose, più veloci e intelligenti.

Un percorso orientato in modo deciso verso un approccio DevOps dato ormai praticamente per scontato e inevitabilmente a valorizzare l’offerta Red hat, supportato però da esempi concreti.

A partire da Credit Agricole, in grado di automatizzare operazioni di gestione delle applicazioni all’interno della propria infrastruttura, si parla di migliaia di server, raggiungendo l’obietto di ROI in meno di due anni. Invece, la collaborazione con General Motor ha permesso di realizzare un sistema operativo dedicato destinato a tutte le autovetture prodotte dal Gruppo, per agevolare la produzione di macchine connesse e lo sviluppo gli algoritmi per la guida autonoma. Infine, nel mondo retail il tedesco Schwarz Gruppe, titolare tra l’altro di Lidl, ha incorso un importante progetto per ottimizzare la distribuzione, al fine di raggiungere una riduzione consistente dei costi logistici.

«Le nostre tecnologie sono al servizio di piattaforme pubbliche o private, fisiche o virtuali – conclude Anguilletti -. Da gestire in autonomia, acquisendole da noi, ospitate da terze parti, o affidate a un provider. è il grado di flessibilità necessario in questo momento e credo anche sia il massimo disponibile.

 

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