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Rapporto Clusit sulla sicurezza ICT: +12% di attacchi nel 2020

Clusit, Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, ha registrato nel 2020 il record negativo degli attacchi informatici: a livello globale sono stati 1.871 gli attacchi gravi di dominio pubblico (ossia con impatto sistemico in ogni aspetto della società, della politica, dell’economia e della geopolitica), in media 156 attacchi gravi al mese, valore più elevato mai registrato a oggi (erano 139 nel 2019). Primato negativo nel mese di dicembre, in cui sono stati rilevati 200 attacchi gravi. In percentuale, nel 2020 l’incremento degli attacchi a livello globale è stato del 12% rispetto all’anno precedente; negli ultimi quattro anni il trend di crescita si è mantenuto costante, facendo segnare un aumento degli attacchi gravi del 66% rispetto al 2017.

Sono i dati in anteprima della sedicesima edizione del Rapporto Clusit sulla sicurezza ICT in Italia e nel mondo, che sarà presentato al pubblico il prossimo 16 marzo in streaming.

Gli autori hanno evidenziato che lo scenario riportato sottostima un situazione effettiva più critica, per la tendenza delle vittime a mantenere riservati gli attacchi cyber subìti, soprattutto in Europa.

Il cybercrime è stato nel 2020 la causa dell’81% degli attacchi gravi a livello globale; le attività di spionaggio costituiscono invece il 14% degli attacchi.

La pandemia ha caratterizzato il 2020 per andamento, modalità e distribuzione degli attacchi secondo il Clusit: il 10% degli attacchi portati a termine a partire da fine gennaio è stato a tema Covid-19. In particolare, i cybercriminali hanno sfruttato la situazione di disagio collettivo e di difficoltà vissuta da alcuni settori. Diverse operazioni di spionaggio sono state compiute a danno di organizzazioni di ricerca correlate con lo sviluppo dei vaccini.

Nello settore della sanità il 55% degli attacchi a tema Covid-19 è stato perpetrato per estorcere denaro. Finalità di spionaggio nel 45% dei casi.

Stabili negli ultimi 12 mesi, gli attacchi globali appartenenti di categoria cyber warfare, guerra delle informazioni, al 3% del totale.

Gli attacchi registrati nel 2020 sono stati classificati dagli esperti Clusit anche in base ai loro differenti livelli di impatto, sulla base di una valutazione dei danni dal punto di vista geopolitico, sociale, economico (diretto e indiretto) e di immagine.

Nel 2020 gli attacchi rilevati e andati a termine hanno avuto nel 56% dei casi un impatto alto e critico; il 44% è stato di gravità media.

Gli attacchi correlati a finalità di cyberspionaggio,numericamente inferiori, risultano avere una gravità più alta della media, e preoccupano per la loro continua crescita.

Cyber attacchi nel 2020, i settori colpiti

Tra i settori colpiti da attacchi cyber gravi negli ultimi dodici mesi, risaltano, in ordine decrescente:

– “Multiple Targets”: 20% del totale. Si tratta di attacchi realizzati in parallelo verso obiettivi molteplici, spesso indifferenziati, che vengono colpiti “a tappeto” dalle organizzazioni cyber criminali, secondo una logica “industriale”. Gli attacchi verso questa categoria di obiettivi sono tuttavia in calo del 4% rispetto al 2019;

Settore Governativo, Militare, Forze dell’Ordine e Intelligence, che hanno subìto il 14% degli attacchi a livello globale;

Sanità, colpita dal 12% del totale degli attacchi;

Ricerca/Istruzione, verso cui sono stati rivolti l’11% degli attacchi

Servizi Online, colpiti dal 10% degli attacchi complessivi.

Sono cresciuti, inoltre, gli attacchi verso Banking & Finance (8%), Produttori di tecnologie hardware e software (5%) e Infrastrutture Critiche (4%).

Gli esperti Clusit hanno inoltre registrato nel corso degli ultimi dodici mesi un incremento di attacchi veicolati tramite l’abuso della supply chain, ovvero tramite la compromissione di terze parti, il che consente poi a criminali e spie di colpire i contatti (clienti, fornitori, partner) dell’obiettivo, ampliando notevolmente il numero delle vittime e passando più facilmente inosservati.

Le tecniche d’attacco

Nel 2020 gli attacchi cyber sono stati messi a segno prevalentemente utilizzando Malware (42%), tra i quali spiccano i cosiddetti Ransomware– una tipologia di malware che limita l’accesso ai dati contenuti sul dispositivo infettato, richiedendo un riscatto – utilizzati in quasi un terzo degli attacchi (29%), la cui diffusione è in significativa crescita (erano il 20% nel 2019), sia in termini assoluti che in termini di dimensioni dei bersagli e di ammontare dei danni.

Seguono le “tecniche sconosciute” (in riferimento alle quali prevalgono i casi di Data Breach, per il 20%), mentre Phishing & Social Engineering continuano ad essere la causa di una buona parte degli attacchi (15% del totale); si registra inoltre negli ultimi dodici mesi una crescita degli attacchi sferrati per mezzo di vulnerabilità note (+ 10%), precedentemente in calo (-29% nel 2019 rispetto al 2018).

Dove colpisce il cybercrime

Gli attacchi classificati dai ricercatori di Clusit si sono verificati nel 47% dei casi negli Stati Uniti; nel 22% dei casi in località multiple, a dimostrazione della capacità degli attaccanti di colpire in maniera diffusa bersagli geograficamente distanti e/o organizzazioni multinazionali. In Europa gli attacchi sono aumentati negli ultimi dodici mesi del 13%, arrivando a rappresentare il 17% degli attacchi globali. Gli eventi di in-sicurezza cyber hanno colpito per l’11% l’Asia, il 2% l’Oceania e l’1% l’Africa.

 

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