Proverbiali banalità

Microsoft, quando si dice non tutto il male.

A primavera inoltrata Microsoft non riuscì a comprare Yahoo nonostante avesse messo sul piatto una cinquantina scarsa di miliardi di dollari, essendo disposta a pagare per ogni azione del motore di ricerca numero due al mondo oltre 30 dollari.

Dopo la scorsa tribolata settimana delle borse mondiali il titolo di Yahoo valeva ben meno della metà di quanto era disposto a spendere Steve Ballmer: 13 dollari e mezzo, con una capitalizzazione di nemmeno 20 miliardi.

Grazie agli interventi governativi (soprattutto europei) ora si respira un’aria diversa e i titoli in generale stanno riprendendo connotazioni più familiari.

Ma proviamo a pensare come e con quali parole sarebbe stata commentata l’acquisizione, se all’epoca fosse andata in porto, solo 7 giorni fa.

Anche per questo molti osservatori d’Oltreoceano ritengono Ballmer un manager fortunato: ci vuole pure la dea bendata per fare affari e, in questo caso sicuramente, anche per non fare affari.
Il che non comporta che la strategia iniziale fosse sbagliata o che Microsoft abbia saputo anticipare il calo delle capitalizzazioni. 
Le è andata bene.

Un motivo in più per sentirsi forte e proseguire nel fare impresa.
Cioè, pensiamo, creare più che comprare.

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