Proseguono gli investimenti per innovare la Pal

La spesa per informatizzare le Amministrazioni locali dovrebbe crescere del 4% nell’anno in corso. Se da un lato questo porterà a positive e visibili ricadute sul Paese, dall’altro emergono dubbi sulla tendenza a concentrare i budget in alcune aree a discapito di altre

In questi mesi Federcomin (la Federazione delle aziende di telecomunicazioni, radiotelevisione e informatica), ha promosso il dibattito su temi quali banda larga, e-family, occupazione e formazione, ma il suo intervento non si è limitato a tenere desta l’attenzione su questi punti.
Presenteremo al Governo e al Paese un “Piano di innovazione digitale” che abbiamo messo a punto unitamente a Confindustria e ad altre associazioni di categoria per proporre misure concrete di innovazione per le imprese e il Paese, in un momento in cui si sta passando dal federalismo statico a un tipo di federalismo dinamico” ha annunciato il presidente di Federcomin, Alberto Tripi, nel corso della presentazione del Rapporto “e-Regions – l’Ict nelle Amministrazioni locali”. Realizzato con Idc per misurare l’attuale livello di diffusione delle tecnologie e dei servizi Ict nelle Amministrazioni locali, il Rapporto ha anche affrontato quali sono le previsioni di spesa informatica di questi enti per il prossimo anno e gli eventuali ostacoli che si frappongono allo sviluppo. La rilevazione, cui hanno partecipato tutte le realtà regionali della Pa, 26 province e 23 comuni capoluogo di provincia, propone un quadro di riferimento utile per ragionare sul processo di ammodernamento della Pubblica amministrazione, ma anche su quali siano le prospettive di ripresa delle attività in un settore che ha vissuto con il fiato sospeso quello che da più parti viene definito un “anno horribilis”.
Nel 2002 la Pa locale per l’Ict ha speso 1.795 milioni di euro, pari al 2,9% del mercato totale. Circa il 34% di questa somma, vale a dire 610 milioni di euro, è stato erogato dalle regioni, il 14% dalle province (253 milioni) e almeno il 52% dai comuni e dagli altri enti (932 milioni).
Come si vede, una forte spinta è stata sostenuta proprio dagli enti locali che tuttavia, nel 2002, erano soprattutto concentrati nella messa a punto dei piani per rispondere al primo avviso emesso dal Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie.
Ora che ci siamo lasciati alle spalle tutta una serie di eventi negativi, quali sono le previsioni per il settore dell’It? È possibile rimettere in moto la macchina? Si può sperare in una ripresa? E, in caso affermativo, di che dimensioni? “Per i prossimi anni la spesa nel settore della Pubblica amministrazione locale sarà caratterizzata da una dinamicità maggiore rispetto alle altre aree di business” ha affermato Pietro Varaldo, direttore generale di Federcomin.


Pericolo di concentrazione

Nel 2003 la spesa complessiva dovrebbe crescere di quasi il 4% e arrivare a 1.865 milioni di euro, con un incremento più significativo da parte delle Regioni (632 milioni) e dei Comuni (974). Tale dinamicità, ha spiegato Varaldo, “è la conseguenza dei piani e programmi che definiscono un quadro programmatico per lo sviluppo dell’e-government, fissando gli obiettivi e i tempi in cui tali obiettivi dovranno essere conseguiti e determinando un quadro di sviluppo e d’innovazione più preciso e certo rispetto al passato, che avrà ricadute positive sull’intero processo di informatizzazione del settore“. Questo primo dato ottimistico è controbilanciato da una considerazione che, se confermata, potrebbe denunciare una tendenza che nasconde alcuni pericoli, primo fra tutti l’ampliarsi di un divario significativo tra lo sviluppo dei servizi innovativi nelle diverse aree del Paese perché gran parte della spesa informatica tende a concentrarsi su un numero limitato di Amministrazioni regionali. Vediamo, infatti, che Lombardia e Piemonte guidano la classifica, con un budget per l’informatica che supera i 40 milioni di euro, seguite da un primo piccolo drappello costituito da Friuli Venezia Giulia e Lazio (tra 20 e 40 milioni) e da un gruppo più consistente di regioni (Calabria, Emilia Romagna, Liguria, Sardegna, Sicilia, Toscana e Veneto) che si attestano nella fascia intermedia con un impegno di spesa che oscilla tra i 10 e i 20 milioni. Abruzzo, Basilicata, Molise e Umbria sono invece il fanalino di coda con un investimento che oscilla tra 1 a 5 milioni.
La stessa disomogeneità, se non addirittura più accentuata (fatte le debite proporzioni) si rileva nella capacità di spesa tra le Amministrazioni provinciali e comunali. Infatti, a fronte di realtà che destinano a questo capitolo di bilancio non più di mezzo milione di euro (poco meno della metà del campione di riferimento), vi sono Amministrazioni la cui spesa per prodotti e servizi informatici è paragonabile a una regione di medie dimensioni.

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