Power to Compute, la rete elettrica contribuisce all’elaborazione dell’AI

L’elettronica di controllo di un impianto fotovoltaico potrebbe svolgere anche piccoli compiti di calcolo per conto di un data center, sfruttando dispositivi già collegati alla rete elettrica. È il principio di Power to Compute (P2C), la tecnologia sviluppata da Subham Sahoo, professore associato del Dipartimento di Energia dell’Università di Aalborg, in Danimarca, per distribuire una parte delle elaborazioni dell’intelligenza artificiale sulle infrastrutture energetiche esistenti. L’obiettivo è alleggerire il carico dei data center e la pressione sul sistema elettrico, riducendo la necessità di costruire nuove infrastrutture fisiche.

Il progetto affronta una domanda di energia in crescita su più fronti: i data center sostengono lo sviluppo digitale europeo, mentre la transizione energetica e l’elettrificazione delle attività produttive richiedono ulteriore potenza e capacità di rete. “Ci troviamo di fronte a una sfida in cui la transizione verde, l’elettrificazione delle imprese e lo sviluppo digitale spingono tutti nella stessa direzione. Tutti hanno bisogno di più energia e più capacità. Dobbiamo quindi anche riflettere su come utilizzare in modo più intelligente le infrastrutture esistenti”, afferma Sahoo.

Come gli impianti energetici possono contribuire ai calcoli

Con P2C, alcuni dispositivi elettronici del sistema energetico possono ricevere un piccolo compito da un data center, eseguirlo e restituire il risultato, affiancando questa attività alla gestione dell’energia. L’esempio proposto è proprio l’elettronica di controllo di un impianto solare: una parte del lavoro computazionale viene affidata a un’apparecchiatura già presente nell’infrastruttura.

Un ragazzino di 13 anni sta facendo matematica e chiede di calcolare la radice quadrata di 81: nell’esempio dell’Università di Aalborg, il data center affida l’operazione a un sistema fotovoltaico, che la esegue e restituisce il risultato, 9, al data center che ha ricevuto la richiesta del ragazzo.

I data center mantengono un ruolo centrale nell’architettura proposta, mentre le apparecchiature del sistema elettrico forniscono capacità di calcolo complementare. “Non consideriamo P2C un concorrente dei data center. Lo consideriamo un’integrazione. I data center continueranno a essere necessari, ma se riusciremo a trasferire una parte del lavoro computazionale alle infrastrutture energetiche esistenti, potremo ridurre il bisogno di nuove infrastrutture fisiche”, spiega Sahoo.

Software e marketplace per distribuire le elaborazioni

La piattaforma comprende il software che abilita l’elaborazione e un marketplace per rendere disponibile e acquistare capacità di calcolo. Attraverso il marketplace, i data center individuano le risorse disponibili; la piattaforma associa ciascun carico di lavoro al componente della rete adatto e gli assegna l’esecuzione. Per i proprietari delle infrastrutture energetiche, l’abilitazione tramite aggiornamento software offre una fonte di ricavi aggiuntiva rispetto ai servizi di flessibilità, con cui gli impianti contribuiscono ad adattare produzione o consumi alle esigenze del sistema elettrico. Il progetto indica che questa attività può affiancare le funzioni energetiche senza effetti sulle operazioni degli impianti.

P2C si rivolge in particolare ai carichi di lavoro che tollerano ritardi nell’esecuzione, compresi compiti ordinari di inferenza, ossia l’utilizzo di un modello AI già addestrato per produrre un risultato. Affidare queste elaborazioni alle apparecchiature energetiche consente di riservare le GPU dei data center ai carichi più impegnativi e di gestire meglio i picchi di domanda. Lo schema della piattaforma comprende convertitori elettronici collegati a impianti fotovoltaici e batterie, con funzioni di codifica e decodifica che inseriscono il lavoro AI nel sistema.

Le stime su consumi e raffreddamento

Le prime stime indicano che P2C potrebbe ridurre di circa il 10% il consumo energetico dei data center e del 10–20% i costi di raffreddamento dei server. I risultati devono ancora essere verificati su larga scala. Distribuire parte delle elaborazioni sulle apparecchiature del sistema energetico consentirebbe ai centri dati di gestire più compiti senza un’espansione proporzionale della propria capacità fisica, sfruttando meglio le infrastrutture già installate.

Per un data center da 100 MW, i benefici stimati comprendono un aumento del 10% della capacità di calcolo, una riduzione del 5% della domanda di picco, un risparmio di circa un milione di euro all’anno e benefici economici da 5 a 15 milioni di euro legati ai colli di bottiglia infrastrutturali. Si tratta di valori indicativi, che variano in funzione della capacità del data center.

Per i carichi affidati a P2C, la riduzione stimata del budget e del fabbisogno di raffreddamento è del 10–20%, con un valore effettivo di Power Usage Effectiveness (PUE) di circa 1,0. Il PUE confronta l’energia complessiva utilizzata con quella destinata all’elaborazione; in questo caso riguarda i carichi trasferiti alle infrastrutture energetiche. Le emissioni marginali stimate di anidride carbonica per ogni operazione in virgola mobile delegata sono prossime allo zero, mentre una variazione più controllata dell’assorbimento di potenza ridurrebbe le sollecitazioni sui gruppi di continuità, sulle unità di distribuzione dell’alimentazione e sulla rete.

Il collegamento con la strategia europea

La proposta si inserisce nel contesto della roadmap strategica per la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale nel settore energetico, pubblicata dalla Commissione europea il 3 giugno 2026. Il piano promuove le soluzioni digitali per ottimizzare la rete elettrica e un’integrazione più sostenibile dei data center nel sistema energetico europeo, due obiettivi che P2C mette in relazione attraverso l’utilizzo delle infrastrutture esistenti.

Secondo la Commissione, i data center rappresentano già il 2,5% del consumo di elettricità dell’Unione europea. Per favorirne l’integrazione nel sistema energetico, 14 associazioni industriali europee hanno concordato di collaborare, sotto il coordinamento della Commissione, a un modello di accordi tripartiti tra operatori dei data center, soggetti del settore energetico e autorità pubbliche. Il modello dovrà individuare azioni e impegni sulla base delle buone pratiche europee.

Il prossimo passo: sperimentare fuori dal laboratorio

Finora P2C è stato testato in laboratorio. Diverse aziende danesi hanno già manifestato interesse a partecipare a una sperimentazione su larga scala e, secondo Sahoo, la disponibilità dei partner e dei dati adatti potrebbe avvicinare la tecnologia all’applicazione pratica.

“Non è qualcosa che consideriamo una visione lontana nel futuro. I nostri risultati preliminari sono promettenti e l’ambizione è uscire dal laboratorio ed entrare in ambienti di prova reali il prima possibile”, afferma il ricercatore.

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