Pentium 4, come non perdersi nella giungla di sigle – 2° parte

Un’occhiata alle prestazioni Nel test di nove processori nei PC Open Labs non abbiamo rilevato nessuna sorpresa sulle prestazioni, tutti i modelli con FSB a 800 MHz hanno superato quelli di pari frequenza con FSB a 533 MHz. Il più veloce in assoluto è …

Un’occhiata alle prestazioni
Nel test di nove processori nei PC Open Labs non abbiamo rilevato nessuna
sorpresa sulle prestazioni
, tutti i modelli con FSB a 800 MHz hanno superato
quelli di pari frequenza con FSB a 533 MHz.
Il più veloce in assoluto è stato naturalmente il Pentium
4 a 3,2 GHz con FSB a 800 MHz
, seguito dal Pentium 4 a 3 GHz, il quale
nonostante la frequenza leggermente inferiore rispetto al 3.06 riceve una considerevole
spinta nelle prestazioni dall’FSB a 800 MHz. Le due CPU, per costo e prestazioni,
sono destinate a macchine di fascia alta, workstation entry level, PC multimediali.
Il 3.06 GHz, con FSB a 533 MHz, appare strozzato da questi due
ma ha il vantaggio di costare sensibilmente meno e offrire prestazioni ancora
di tutto rispetto.
Il 2.80 è superato dal 2.80C e avvicinato dal 2.60C. Interessanti
le prestazioni del 2.66 GHz, non tanto lontane da quelle misurate con il 2.60C
e 2.80 ma con un prezzo medio inferiore rispettivamente di 33 e 72 euro. Non è
però dotato della funzionalità di Hyper-Threading presente nei modelli
2.60C e 2.80C. Netta infine la superiorità del 2.40C sul 2.40B.
Per ora il prezzo dei modelli con FSB a 800 MHz è superiore ai modelli
con FSB a 533 MHz ma è probabile che nel giro di qualche mese si abbassi
portandosi agli stessi livelli e mettendoli in pratica fuori mercato. In
un’ottica di espansione futura è obbligatorio orientarsi sui modelli
dotati Hyper-Threading e FSB a 800 MHz
. Se però non avete questa
intenzione e l’obiettivo è di procurasi un computer dalle buone prestazioni
a un prezzo vantaggioso vi consigliamo di tenere d’occhio le configurazioni
con i Pentium 4 2.40B e 2.66 GHz
.
In questa tabella in PDF abbiamo riassunto le principali caratteristiche dei processori
provati e i risultati di laboratorio.

La piattaforma di prova
Tutti i processori sono stati provati sulla stessa piattaforma composta da una
scheda madre Intel 875PBZ con 512 MB di memoria DDR
400
(due moduli da 256 MB in configurazione a doppio canale), un disco
fisso Western Digital da 200 MB, una scheda video ATI
Radeon 9800 Pro
con 128 MB e sistema operativo Windows XP Professional.
Prima di ogni prova abbiamo formattato il disco e installato una nuova copia
del sistema operativo.

Intel e il PAT
Il PAT (Performance Acceleration Technology) è una tecnologia a cui fa
accenno Intel nel sottolineare le superiori prestazioni del suo chipset
875P
.
Intel afferma che il PAT non è una tecnologia hardware ma un processo
di verifica effettuato sui wafer di silicio
per individuare i circuiti
più veloci, che alla fine diventano degli 875P. I circuiti nello stesso
wafer che hanno caratteristiche di velocità standard sono la base per
l’865P, l’altro chipset di fascia alta di Intel.
Grazie alla maggiore velocità del circuito dell’875P si possono
utilizzare dei parametri di temporizzazione delle memorie più
aggressivi
. E’ questo, secondo Intel, che determina la differenza di
prestazioni, misurata tra il 3 e il 5 per cento, tra 875P e 865P. Asus
ha però affermato di essere riuscita ad abilitare il PAT nell’865P,
facendo quindi intendere che si tratti di una tecnologia hardware.
Intel è scesa in campo ribadendo che il PAT è una caratteristica
peculiare dell’875P e che non può essere replicata in nessun modo,
hardware o software, sull’865P. In seguito all’uscita di Intel,
Asus ha rimosso dal suo sito le affermazioni riguardanti l’abilitazione
del PAT nell’865P, citando al suo posto una tecnologia Hyper Path che in fondo è la stessa cosa. Nello stesso tempo ha fornito le indicazioni
tecniche sul come è riuscita ad “abilitare” il PAT.

Usiamo il termine tra virgolette perché onestamente è difficile
stabilire se le affermazioni di Asus siano vere. Per verificarle è necessario
accedere a documentazioni tecniche di Intel che non vengono rilasciate al pubblico.
Da parte nostra possiamo dire che nella presentazione del chipset, il PAT era
stato rappresentato come una scorciatoia hardware che abbrevia il percorso dei
dati tra la CPU e la memoria. In un secondo tempo, quando abbiamo richiesto
maggiori ragguagli, Intel ci ha comunicato che alla base del PAT non c’era
una tecnologia hardware ma un processo di verifica del circuito di silicio.

La focalizzazione sulle prestazioni e sulla presenza o meno del PAT nell’865P
hanno fatto passare in secondo piano una caratteristica importante dell’875P,
che non è presente nell’865P e non vi può essere implementata
in nessun modo. Ci stiamo riferendo al supporto per le memorie con correzione
d’errore (ECC)
, indispensabile per garantire l’integrità
dei dati in workstation e server.
Riteniamo che sia questo l’elemento cardine nella scelta del chipset,
più della differenza percentuale di prestazioni. A ogni modo considerate
che basta un disco fisso non deframmentato per annullare quel 3-5 per cento
di differenza percentuale nelle prestazioni.

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