Passare al VoIp secondo Italtel

Nella vision dell’azienda italiana, è opportuno affidarsi a un service provider e non limitarsi all’acquisto di nuovi apparati. La migrazione deve essere graduale, per arricchire i servizi.

Abbiamo incontrato al Von Europe Gianluca Renoffio, Head of Network Architecture di Italtel, con il quale abbiamo affrontato il tema del passaggio al VoIp nelle aziende, con particolare riferimento alla tipica realtà italiana: quella della piccola e media impresa.

Cosa possiamo dire a un’azienda che vuole oggi investire nel VoIp, partendo da una soluzione telefonica tradizionale?


"Innanzitutto dobbiamo ragionare in termini di servizi. Sia che si tratti di un’azienda grande o medio-piccola, oggi con investimenti medio bassi il cliente dispone, nella telefonia tradizionale, di una serie di servizi e di livelli di qualità che devono essere mantenuti nel passaggio all’Ip. Purtroppo non è infrequente che l’installazione di apparati ibridi, dei gateway che convertono protocolli e che collegano il mondo Ip alla telefonia tradizionale portino i vantaggi dell’Ip a scapito di tutti i servizi telefonici che non possono essere mantenuti".

Quindi l’idea che potremmo dare a un possibile cliente è quella di non pensare a dispositivi ibridi da installare in-house?


"La soluzione migliore è quella di rivolgersi a chi può già offrire un servizio di VoIp oltre alla connettività dati. Nell’Ip, voce e dati coincidono e, in questo caso, è più facile che sia una telco ad attrezzarsi correttamente per offrire il servizio dati che non un Isp tradizionale, costretto a costruirsi in fretta un’esperienza nella trattazione della voce per offrire un servizio aggiuntivo".

Però il più grosso freno a oggi nel VoIp sembra ancora essere proprio Telecom Italia...


"Indipendentemente dalle soluzioni enterprise, Telecom Italia già nel 2000 ha introdotto il Pan European Backbone, sostituendo il trasporto della voce internazionale con l’Ip; nel 2001 è stato realizzato il backbone nazionale e oggi tutte le telefonate italiane si muovono su tratte interamente Ip, su infrastruttura realizzata da Italtel. Poi stanno nascendo modelli di business come Alice Mia nel residenziale, dove la comunicazione è interamente Ip. Il suo business model è cambiato, partendo dal residenziale, certamente, ma stiamo vedendo concreti segnali di apertura anche verso il mondo aziendale, in passato tenuto sottotono. Inizialmente ha certamente lasciato spazio a soluzioni business realizzate anche da piccoli Isp locali, ma oggi le cose stanno certamente cambiando. Sono ad esempio attivi i primi veri trial, anche con grossi utenti. Oltre a Telecom Italia, anche Albacom è molto attiva nelle soluzioni di VoIp. Il fermento è comunque dovuto al fatto che fino a oggi non era mutato il modello di business dei fornitori e quindi i sistemi VoIp sono spesso delle soluzioni costruite in modo artigianale. Il VoIp deve essere venduto con in mente un modello completamente diverso dalla proposta al tipo di revenue del fornitore. E certamente stiamo assistendo a una crescita in questa direzione".

Alla luce di queste considerazioni cosa possiamo, quindi, dire a un’azienda che sta analizzando la propria soluzione?


"Il momento è certamente propizio adesso, ma per un’azienda media è essenziale investire in servizi certificati dal fornitore, non in semplici apparati. E se deve inserire apparati, è importante che sia il fornitore a garantirne l’affidabilità. Nelle aziende più grandi, dove spesso tutta la telefonia è "affittata", si deve certamente pensare all’Ip, ma secondo passi che non impongano il passaggio dall’oggi al domani. In ogni caso l’aggiunta del Voice over Ip deve arricchire i servizi di un’azienda: con il VoIp, per esempio, è più facile gestire un contact center e supportare l’e-shopping. La semplice sostituzione non è certamente neppure oggi un vantaggio per nessuno".

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