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I passaggi obbligati per la sicurezza da remoto

Nella fretta, e nell’entusiasmo di passare allo smart working, tra i pericoli c’è anche il rischio di trascurare la sicurezza da remoto. Una situazione delicata diffusa soprattutto tra le Pmi, come evidenzia una ricerca Kaspersky, dalla quale l’azienda ricava preziose indicazioni.

Nonostante le piccole imprese siano infatti meno inclini a fornire al proprio personale dispositivi aziendali per lavorare da casa, solo il 34% dei dipendenti ha ricevuto istruzioni su come operare in sicurezza da remoto con computer portatili, tablet e smartphone durante il lockdown.

Una situazione molto più sentita al diminuire della dimensione aziendale. Se solo si passa ad analizzare le PMI, il dato si abbassa al 26%.

Oltre ai vantaggi per il business, e l’apprezzamento diffuso dei dipendenti, quando si parla di smart working , le aziende sono chiamate ad affrontare una nuova modalità di proteggere dispositivi  e dati, prima di tutto da ransomware o altre infezioni da malware.

Foto: Kaspersky

I pericoli di uno smart working fai da te

Secondo lo studio Kaspersky, durante la pandemia il 62% dei dipendenti italiani delle piccole imprese, e il 57% in media nei Paesi coinvolti nella ricerca, non ha ricevuto dispositivi aziendali dai propri datori di lavoro.

In Italia, il dato scende al 51% se si considerano i dipendenti di tutte le tipologie di aziende e al 45% in media in tutti i Paesi esaminati.

Solo un terzo del personale delle piccole imprese (34%), il 26% per quanto riguarda l’Italia, ha risposto di aver ricevuto indicazioni sui requisiti di sicurezza IT per lavorare in modo sicuro sui dispositivi personali.

smart working sicurezza

I primi passi per la sicurezza da remoto

Non si parla di soluzioni tecnologicamente avanzate o complicate. Per alzare i livelli di sicurezza, bastano infatti accorgimenti come installare una soluzione antimalware eseguita da un utente o fornita dall’impresa, l’utilizzo di password forti e univoche su dispositivi e router Wi-Fi e l’aggiornamento regolare dei sistemi operativi dei dispositivi.

L’importanza di fornire ai dipendenti in smart working queste indicazioni è confermata dal 42% dei dipendenti italiani delle piccole imprese, e il 35% per tutti i Paesi intervistati, pronti ad ammettere di aver iniziato a memorizzare una maggiore quantità di informazioni aziendali rilevanti sui propri dispositivi di casa, oltre che nei servizi personali di cloud storage (24% dei dipendenti italiani, 25% del campione totale).

Partendo dall’esigenza quasi scontata di software di sicurezza dedicati per qualsiasi dispositivo utilizzato in smart working, tra gli altri accorgimenti può essere utile sottolineare la necessità di attivare su tutti la protezione con password. Inoltre, le connessioni Wi-Fi domestiche dovrebbero essere cifrate e se si utilizza hotspot, impiegare una VPN.

Infine, quando si punta alla sicurezza da remoto è necessario dedicare qualche ora alla formazione online. Dalle pratiche fondamentali su gestione di password, e-mail e accessi aziendali, a un elenco dei servizi cloud sicuri da utilizzare per archiviare o trasferire i dati. Senza dimenticare l’indicazione su chi contattare nell’eventualità di problemi.

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