Parole forti

Se i ceo (Palmisano e Dell) la dicono lunga

Quando i Ceo prendono il microfono non è detto che esprimano concetti
epocali.
Spesso, per calendario di business, senso del dovere e logica di
marketing sono chiamati a ribadire l'ovvio. Ma a volte non si lasciano scappare
l'occasione di dire qualcosa che può lasciare il segno. Come hanno fatto
recentemente Sam Palmisano, ceo di Ibm, e Michael Dell, a capo dell'omonima
società produttrice di computer, due personaggi peraltro avvezzi a saper
prendersi il palcoscenico con consumata arte.
Il primo, davanti ai partner
della sua società a St. Louis ha detto che «il client-server è giunto a fine
corsa». I cronisti americani si sono affrettati a evocare un'onoranza funebre:
“il client-server è morto”, hanno scritto. Fa un certo effetto sentire dire
certe cose da un'azienda che per decenni ha fornito i pilastri (pc e server) su
cui proprio il client-server si è retto. Ma il senso delle affermazioni di
Palmisano è motivato dalla volontà di far costruire alle aziende un nuovo modo
di usare le informazioni, quello basato sui datacenter e sui servizi software.

Il secondo, noto da sempre per una forma di allergia conclamata al classico
modello di distribuzione che passa per il canale, ha detto che la vendita
diretta non è un dogma e quindi si può superare il tabu, se mai è stato tale,
lasciando intendere che, se serve, si può vendere anche tramite partner. Non
solo: prima ha fatto sapere, tramite il sito della società, che a casa usa un
notebook con Linux e Openoffice. E ora comincia a venderli con addosso l'astro
nascente del panorama dei sistemi operativi open: Ubuntu.
I ceo di razza
sono così: dalle parole ai fatti.

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