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Il paradosso dei dati, tutti li vogliono, pochi li sanno valorizzare: una ricerca di Dell

I dati sono diventati un onere più che un vantaggio per le aziende a livello globale: emerge da uno studio che Dell Technologies ha commissionato a Forrester Consulting, che ha analizzato i dati dei decision-maker in 45 paesi del mondo. In Italia il 40% delle aziende non trae vantaggio dall’analisi dei propri dati, mancano figure professionali interne esperte di data science.

Per Filippo Ligresti, Vice President e General Manager di Dell Technologies Italia, ancora non siamo nella tanto evocata nuova normalità: “per esempio i nostri uffici sono stati aperti la settimana scorsa. Come noi, molte società stanno riaprendo adesso gli uffici. Ciò che invece è già accaduto è che l’economia ha ricominciato a marciare“.

Se guardiamo agli ultimi 18 mesi, ha detto Ligresti nell’anticipazione riservata alla stampa dei contenuti del Dell Technologies Forum, “vediamo l’accelerazione della trasformazione digitale, con drastico cambiamento culturale nella leadership delle aziende, con la consapevolezza che il digitale trasforma ogni business: siamo all’alba della più grande trasformazione economica della nostra storia, che porterà tutti nel digitale“.

L’infrastruttura portante della società moderna, ha osservato Ligresti, è fatta di dati che entrano in tutti i settori: automotive, strade smart, guida autonoma, interazione di oggetti, generazione di dati, negozi senza cassa, con sensori, oggetti che hanno bisogno di metodologie di analisi sofisticate, machine learning, intelligenza artificiale.

In questi  ultimi 18 mesi Dell ha aiutato tutti i clienti a gestire al meglio l’emergenza, aiutandoli nell’implementazione di progetti di remote working, avendo un focus sulla sicurezza, perché tutti si sono accorti che aprendo la rete aziendale i rischi aumentano. Risultato, una nostra crescita del 40% nel 2020, anno caratterizzato dalla contingenza. Tendenza che è proseguita anche quest’anno, con bilanciamento: non crescono solo i pc e i notebook, ma crescono anche le altre tecnologie, necessarie per abilitare la trasformazione digitale di tutta la società”.

Ora, quindi, è il momento di capire come sarà il mondo di lavoro di domani.

Il paradosso dei dati ha tre facce

Allo scopo Dell Technologies fatto una ricerca sui dati e sul modo di renderli patrimonio per l’azienda, uno studio globale di Forrester Consulting che ha analizzato i dati dei decision-maker in 45 paesi del mondo.

La ricerca, dice Ligresti, “ci ha detto che ormai tutti gli imprenditori hanno capito che ciò che estraggono dai dati è il loro valore, la base del vantaggio competitivo. La ricerca fa emergere tre paradossi. Primo: le aziende vogliono essere data driven, ma nella realtà è difficile rendere tutta l’azienda data driven e quindi le decisioni non vengono prese correttamente. Secondo punto: anche se oggi le aziende hanno più dati di quelli che possono analizzare, stanno cercando di raccoglierne di più. Si crea un circolo vizioso senza avere la capacità di elaborare i dati. Terzo: si parla di cloud, di strutture flessibili, ma nella realtà solo un numero limitato di aziende ha fatto i passi giusti per sfruttare questa opportunità“.

Per Ligresti bisogna saper passare dal lavoro remoto “di emergenza” al lavoro remoto “giusto”. Un tema è anche capire come devono essere fatte le sale riunioni e gli spazi di lavoro per il nuovo modo di collaborare: “bisogna mettere le persone in grado di lavorare al meglio in uno scenario fatto da sfide nuove. L’innovazione di oggi è più pensata. Le imprese hanno capito che il lavoro non è più legato solo al luogo, ma al modo in cui lo si svolge“.

Dalla ricerca emerge che per la maggior parte delle aziende a livello globale, la crescita esponenziale dei dati è diventato un vero e proprio onere, anziché un vantaggio. Il volume, la velocità con cui si generano, e la differente tipologia di dati in possesso delle aziende, sta sopraffacendo la tecnologia creando problematiche ai team e nei processi. In generale, la possibilità di trarre vantaggio dal possesso e dall’analisi dei propri dati, si sta infrangendo su una serie di barriere, che vanno dal gap di competenze interne alle tematiche di privacy e sicurezza.

Uno scenario in cui il 73% delle imprese italiane ha visto una crescita dei dati generati internamente, mentre oltre il 60% dichiara di averne raccolti di più rispetto al passato.

Secondo lo studio in Italia oltre il 70% delle aziende ha difficoltà a raccogliere, analizzare e prendere decisioni basate sui dati. Tra le barriere più rilevanti, emerge una significativa mancanza di competenze interne necessarie al prosieguo del processo di trasformazione digitale.

Circa il 40% delle aziende italiane, infatti, non riesce a trarre valore dal dato a causa della mancanza di figure professionali interne esperte di data science. Una cifra che arriva al 46% se si prendono in considerazione anche competenze tecniche più allargate, quali ad esempio la capacità di gestire eventi critici come i data lake.

Un fenomeno che trova riscontro anche a livello operativo. Solamente il 22% delle aziende dichiara di aver introdotto iniziative volte a democratizzare il dato anella propria organizzazione, con il 61% che ammette di non basare i propri target di sviluppo professionale sui dati. E solamente il 10% del panel sta incentivando i propri dipendenti a innovare, facendo leva sui dati e sui processi di analisi degli stessi.

In questo quadro il 45% delle aziende italiane dichiara di non essere riuscito ancora a raggiungere i propri obiettivi di digitalizzazione (in Inghilterra la cifra sale al 55%, in Germania è del 52% e in Francia del 56%).

Aumenta ed è destinato a crescere l’investimento IT delle aziende italiane, con un incremento del 18% nel corso dell’ultimo triennio, e un futuro atteso balzo del 65% entro il 2024.

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