OVHcloud, ricavi oltre 1,1 miliardi e cloud pubblico in crescita del 18,9%

Il cloud pubblico sostiene la crescita di OVHcloud, che chiude l’esercizio terminato il 31 agosto 2026 sopra l’obiettivo di sviluppo dei ricavi e con una maggiore redditività. I risultati annuali registrano 1.145,1 milioni di euro di fatturato, in aumento del 5,6% a cambi e perimetro correnti e del 7,2% a condizioni comparabili, rispetto al traguardo del 5–7%. L’EBITDA rettificato raggiunge 480,5 milioni di euro, con un margine del 42%, mentre l’utile netto sale a 9,4 milioni.

Il controllo di scorte, investimenti e costi è al centro del bilancio di Octave Klaba, presidente e CEO di OVHcloud:

“A dodici mesi dal mio ritorno, abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi che avevamo annunciato. Il fatturato del quarto trimestre è cresciuto del 10,5% a parità di condizioni, e il fatturato mensile ha superato la soglia dei 100 milioni di euro entro la fine dell’anno fiscale.

L’anno fiscale 2026 è stato all’insegna della disciplina. Abbiamo gestito con estrema attenzione le scorte e gli investimenti in conto capitale, mantenendo sotto controllo i costi operativi. L’acquisizione di nuovi clienti e i volumi di vendita sono stati molto solidi nei settori dei nomi di dominio, dei VPS e dei server Bare Metal. Il fatturato del Public Cloud è cresciuto del 20% nel quarto trimestre. In risposta all’aumento dei prezzi della RAM e dello storage, abbiamo apportato adeguamenti misurati alla nostra politica dei prezzi. La riorganizzazione sales, messa in atto nel corso dell’anno, darà il pieno contributo a partire dal 2027.

Abbiamo ridefinito la nostra strategia AI e nel 2027 entreremo nella fase di implementazione. Nel campo dell’IA, i nostri clienti non hanno tutti le stesse esigenze: le nostre soluzioni si rivolgono a diversi profili di clientela, il che limita il rischio sui nostri investimenti. Continueremo a migliorare la nostra efficienza. La semplificazione dell’esperienza cliente e la regionalizzazione delle nostre offerte di cloud pubblico dovrebbero consentirci di accelerare ulteriormente la nostra crescita.

Il Gruppo è ora tornato ai propri fondamenti ed è pronto a passare a una marcia superiore”.

La progressione si rafforza nella seconda parte dell’anno: la crescita comparabile passa dal 6% del primo trimestre al 5,1% del secondo, quindi al 6,9% del terzo e al 10,5% del quarto. A fine esercizio il fatturato trimestrale supera i 300 milioni di euro. Il tasso di mantenimento dei ricavi netti della clientela esistente, che comprende ampliamenti e riduzioni degli acquisti, si attesta al 103% a condizioni comparabili, sostenuto da un contenuto abbandono dei clienti.

Il cloud pubblico cresce del 18,9%

Attività Ricavi FY2026 Quota dei ricavi Crescita comparabile annua Crescita comparabile nel quarto trimestre
Private Cloud 690,4 milioni € 60,3% +4,5% +7,1%
Public Cloud 255,1 milioni € 22,3% +18,9% +24,3%
Webcloud 199,7 milioni € 17,4% +3,2% +6,0%

L’ampliamento del portafoglio, la vendita di servizi aggiuntivi ai clienti e le nuove acquisizioni commerciali sostengono il Public Cloud. Concorrono allo sviluppo le regioni 3-AZ, distribuite su tre zone di disponibilità per sostenere la resilienza delle applicazioni, in particolare quella di Parigi.

Nel Private Cloud, il riposizionamento delle offerte Bare Metal di ingresso ha favorito l’acquisizione di clienti Digital Starters, mentre i Digital Scalers hanno acquistato configurazioni e servizi di maggior valore. Il Bare Metal rappresenta uno dei punti di forza dell’offerta europea del gruppo.

Le attività Webcloud beneficiano di volumi giornalieri record nella vendita di domini, sostenuti anche dalla domanda legata all’AI e al vibe coding, lo sviluppo di applicazioni attraverso istruzioni in linguaggio naturale agli strumenti di programmazione AI. Le offerte sono state riposizionate per raggiungere un pubblico più ampio. I VPS sono server privati virtuali, mentre il Bare Metal offre server fisici dedicati.

Clienti, vendite e assistenza: la riorganizzazione commerciale

Le squadre commerciali sono state riorganizzate attorno a tre segmenti, con una nuova guida delle attività di vendita. Digital Starters, che comprende privati, piccole imprese, sviluppatori e imprenditori, genera 563,9 milioni di euro, circa il 49% dei ricavi, con una crescita comparabile del 5,4% e del 7,4% nel quarto trimestre, sostenuta dall’aumento dei clienti.

Con 359,1 milioni, circa il 31% del totale, Digital Scalers cresce del 12,4%. L’approccio per settori specializzati favorisce la risposta alle esigenze dei clienti e l’estensione dei servizi acquistati. Nel Corporate i ricavi raggiungono 221,7 milioni, circa il 19% del totale, in aumento del 2,6%: il secondo semestre beneficia delle vendite aggiuntive alla base installata e dell’offerta su tre zone di disponibilità. Il confronto con il 2025 utilizza segmenti riclassificati in seguito alla modifica delle soglie di appartenenza.

La revisione dell’assistenza prevede servizi maggiormente differenziati per tipologia di cliente, con il supporto dell’AI per migliorare qualità e tempi di risposta. È previsto anche un chiarimento del posizionamento dei marchi Kimsufi, So you Start, Gladia, OVH, OVHcloud e OVHai.

Il 77% dei ricavi arriva dall’Europa

La Francia contribuisce al 48% del fatturato, con una crescita comparabile del 6% nell’anno e dell’8,3% nel quarto trimestre. Il Public Cloud diventa il primo motore di sviluppo nel Paese grazie alla regione parigina 3-AZ, affiancato dalla buona tenuta del Bare Metal.

Negli altri Paesi europei, che rappresentano il 29% dei ricavi, l’incremento è del 6,4% nell’esercizio e dell’11% nell’ultimo trimestre. Il Bare Metal registra una crescita del 10% nell’Europa meridionale e del 12,5% in quella settentrionale. Il restante 23% del fatturato proviene dalle attività extraeuropee, in aumento del 10,7% nell’anno e del 14,7% nel quarto trimestre, con il Public Cloud oltre il 20% e una domanda sostenuta negli Stati Uniti.

Margini, utile e rendimento del capitale

L’EBITDA rettificato cresce del 9,7%, quasi il doppio rispetto al fatturato a cambi e perimetro correnti, mentre il relativo margine migliora di 1,6 punti percentuali. Il rapporto fra incremento dell’EBITDA e ricavi aggiuntivi raggiunge il 70%, un livello che il gruppo considera eccezionale. Il miglioramento riflette la produttività e il controllo dei costi operativi.

Il risultato operativo, o EBIT, ammonta a 77,8 milioni di euro, pari al 6,8% dei ricavi, dopo ammortamenti per 378,3 milioni, in aumento di 23,9 milioni con l’entrata in funzione di nuova capacità. Il saldo finanziario è negativo per 57,2 milioni, con un miglioramento di 7,8 milioni dovuto in particolare ai guadagni sui cambi; le imposte sul reddito ammontano a 11,2 milioni. L’utile netto si confronta con gli 0,4 milioni dell’esercizio precedente.

Il rendimento del capitale impiegato, indicato con la sigla ROCE, raggiunge il 7,7%, dal 7,1% del 2025 e dal 3,3% del 2024, beneficiando del progressivo utilizzo degli investimenti effettuati.

Investimenti, componenti e capacità disponibile

Per fronteggiare il rincaro di memorie e archiviazione, OVHcloud ha anticipato 49,5 milioni di euro di acquisti di componenti destinati al 2027. Escludendo questo anticipo, gli investimenti rettificati rappresentano il 32,6% dei ricavi, sotto l’intervallo obiettivo del 33–35%. Le principali destinazioni sono i server, con circa 291 milioni, le infrastrutture e la rete, con circa 53 milioni, e prodotti e software, con circa 72 milioni. Gli investimenti nei server restano stabili al netto degli anticipi, così come quelli in prodotti e software.

La disponibilità dei componenti necessari alla crescita è stata assicurata attraverso una gestione delle scorte che consente di adeguarsi alla domanda in pochi giorni, limitando il capitale immobilizzato. Il rincaro viene trasferito ai clienti con adeguamenti mirati dei prezzi, ripartiti sui server recenti e su quelli di nuova ordinazione.

OVHcloud gestisce oltre 500.000 server in 46 data center su quattro continenti e serve 1,7 milioni di clienti in più di 140 Paesi. Il suo modello integrato comprende progettazione dei server, costruzione e gestione dei data center e organizzazione della rete in fibra. In questa infrastruttura, 250 MW di potenza elettrica collegata, di cui 140 MW operativi, offrono margini di espansione nei siti esistenti. Sono allo studio diverse opzioni per l’organizzazione delle infrastrutture, in vista di possibili ampliamenti e dello sviluppo dell’offerta basata su GPU, i processori utilizzati anche per l’intelligenza artificiale.

Flusso di cassa e debito

Il flusso di cassa libero dopo gli interessi, o Levered Free Cash Flow, si attesta a 24,7 milioni di euro, rispetto a −27 milioni nel 2025, dopo aver escluso i 49,5 milioni di acquisti anticipati per il 2027. Senza questa rettifica il valore sarebbe negativo per 24,8 milioni. È il primo risultato positivo dalla quotazione per l’indicatore così rettificato.

Nel raccordo finanziario rientrano 422,4 milioni di investimenti, contro 361,4 milioni nel 2025, 39,3 milioni di canoni di locazione e 51,8 milioni di interessi pagati. La variazione del capitale circolante operativo contribuisce positivamente per 15,1 milioni; le imposte pagate assorbono 8,5 milioni e le altre componenti non monetarie apportano 1,6 milioni.

Al 31 agosto il debito netto consolidato, esclusi i debiti per leasing, è di 1.157 milioni di euro, rispetto a 1.103 milioni un anno prima. Quasi tutto il debito è coperto dal rischio di tasso, con un costo medio del 4,4% comprensivo di margini e commissioni e senza scadenze di rimborso significative prima dell’esercizio 2030. La liquidità disponibile ammonta a 255 milioni, inclusa una linea di credito non utilizzata da 200 milioni; i rating sono BB− per S&P e Ba3 per Moody’s.

La leva finanziaria scende di 0,2 volte, a 2,7 volte. Per i nuovi obiettivi il gruppo adotta una definizione che rapporta il debito finanziario netto, inclusi i leasing secondo il principio IFRS 16 ed esclusi i costi di emissione del debito capitalizzati, all’EBITDA rettificato degli ultimi dodici mesi.

Tre acquisizioni per la strategia AI

Nel 2026 OVHcloud ha acquisito Seald, specializzata nella cifratura end-to-end, a gennaio; Dragon LLM, che sviluppa modelli AI specializzati per settori regolamentati, a marzo; e Gladia, attiva nell’intelligenza artificiale vocale, a luglio. A giugno, durante VivaTech, il gruppo ha presentato OVHai Workspace, una piattaforma AI per le imprese.

Ulteriori dettagli sulla strategia AI sono previsti all’AI Summit del 19 novembre 2026.

Il cloud sovrano europeo, un’opportunità per OVHcloud

Per OVHcloud, la domanda di infrastrutture sovrane offre uno spazio di crescita: Gartner prevede per l’Europa una spesa in IaaS sovrano di 12,6 miliardi di dollari nel 2026, in aumento dell’83%, e di 23,1 miliardi nel 2027. Il segmento comprende le infrastrutture di calcolo, rete e archiviazione offerte come servizio con requisiti di sovranità digitale. Resta il divario di scala rispetto agli hyperscaler: secondo la rilevazione Synergy del luglio 2025, Amazon, Microsoft e Google concentravano il 70% del mercato infrastrutturale europeo, contro il 15% complessivo dei fornitori europei.

La sovranità digitale diventa domanda pubblica

OVHcloud partecipa anche al raggruppamento guidato da Post Telecom insieme a CleverCloud, selezionato in aprile dalla Commissione europea per i servizi cloud sovrani. La gara ha un valore massimo complessivo di 180 milioni di euro in sei anni e comprende altri tre aggiudicatari: STACKIT, Scaleway e Proximus, quest’ultima con S3NS, Clarence e Mistral.

Il plafond è condiviso fra i quattro contratti e i ricavi dipenderanno dagli acquisti effettivi degli enti dell’Unione. La scelta di più fornitori risponde anche all’obiettivo di diversificare gli approvvigionamenti e contenere la dipendenza da un singolo operatore.

I criteri europei danno alla sovranità un contenuto più ampio della localizzazione dei data center. La valutazione comprende controllo strategico, aspetti giuridici e operativi, ambiente, trasparenza della catena di fornitura, apertura tecnologica, sicurezza e conformità al diritto europeo.

Standard aperti e libertà di scelta

Sul fronte tecnologico, il passaggio di OVHcloud al livello Platinum della Cloud Native Computing Foundation attribuisce al gruppo un seggio nel Governing Board. La fondazione coordina l’ecosistema di Kubernetes e di numerose tecnologie utilizzate per gestire applicazioni cloud.

L’impegno nell’ecosistema comprende contributi a progetti come Harbor e Cilium e l’utilizzo di Kubernetes su migliaia di cluster di produzione. Per i clienti europei, la diffusione di componenti condivisi offre una base tecnica per progettare applicazioni distribuibili su infrastrutture differenti. La portabilità effettiva dipende poi dai servizi utilizzati e dall’architettura delle applicazioni: una scelta da affrontare già nella progettazione, soprattutto quando l’indipendenza dal fornitore costituisce un requisito dell’investimento.

Gli obiettivi 2027 e gli sviluppi dopo la chiusura

Per il nuovo esercizio OVHcloud punta a una crescita comparabile superiore al 10%, un margine EBITDA rettificato oltre il 42,5% e un Levered Free Cash Flow positivo. Gli altri obiettivi sono un ROCE superiore al 9% e una leva finanziaria inferiore a 2,7 volte.

A settembre OVHcloud e CGI, attraverso CGI France Défense et Spatial, hanno annunciato un contratto plurimilionario della durata di 30 mesi con l’Agenzia spaziale europea per contribuire alla realizzazione di Digital EO. Nello stesso mese SNC Cloud Platform ha ottenuto la qualificazione SecNumCloud, con estensione europea: è la terza offerta qualificata del gruppo, dopo Bare Metal Pod e VMware on OVHcloud.

Il nuovo direttore finanziario entrerà in carica il 1° dicembre 2026 e sarà presentato al momento dell’insediamento. Il consiglio di amministrazione ha approvato i conti il 19 ottobre; alla pubblicazione dei risultati le relazioni dei revisori erano in corso di emissione. Il prossimo aggiornamento sui ricavi, relativo al primo trimestre 2027, è previsto per il 7 gennaio, seguito dall’assemblea degli azionisti dell’11 febbraio.

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