Oracle riunisce i tool di sviluppo nel nome del Web

Presente e futuro delle architetture Oracle (ma non solo) nelle parole del guru dei portali della società, Marco Tilli. Con la consolidation, l’unione fra database e strato applicativo, come in Oracle 9i, diventa logica conseguenza. Il tutto all’insegna del Tco.

 


Benché sia italiano, di nascita e formazione, Marco Tilli risiede da un decennio negli Usa, ed è in Oracle da 12 anni. Ha avuto, quindi, modo di attraversare svariate generazioni di tool di sviluppo, campo nel quale ha sempre operato, ed è stato fra i primi a capire che il futuro per i database fosse Internet. È stato proprio lui a introdurre in Oracle il concetto di WebForm nel "lontano" 1996, e ha contribuito, intellettualmente e operativamente, al processo che ha portato un’azienda in precedenza conosciuta solo per il database, a diventare una delle più solide realtà del mondo Internet.


Con Tilli abbiamo fatto il punto sulla situazione attuale e prospettica dei tool di sviluppo Oracle. Un settore in fermento: la nuova versione di Oracle 9i è, infatti, nelle parole di Tilli, una vera e propria major release, ed è stato più che altro per ragioni di marketing che si è potuta fregiare solamente dell’etichetta di "release 2".


Le novità più significative sono, fra l’altro, senza dubbio quelle legate allo sviluppo e alla distribuzione delle applicazioni. La parola chiave è "integrazione". Come è noto, innanzitutto Oracle 9i integra sempre di più le funzionalità del database con quelle dell’application server, ma anche l’ambito dello sviluppo si propone all’utente in una nuova forma che unisce vari ambienti prima disponibili come strumenti separati.


Tutti i prodotti di sviluppo Oracle sono, nella 9i, definitivamente riuniti sotto il cappello denominato Oracle 9i Developer Suite, un insieme nel quale l’utente può poi scegliere i tool più adatti alla sua attività, avendo però la garanzia di poter aggiungere con facilità in fasi successive, qualora se ne presentasse l’esigenza, le ulteriori funzionalità disponibili.

Si parte da JDeveloper


L’ambiente di sviluppo principale continua a essere JDeveloper, ma è più preciso dire che continua a "chiamarsi" JDeveloper. Dell’originale prodotto acquisito da Borland, infatti, non rimane più quasi nulla, se non, come sottolinea Tilli, una sostanziosa parte del team di sviluppo originale, ora in forza Oracle.


JDeveloper, infatti, rimane un ambiente per scrivere applicazioni Java J2Ee, ma permette ora di accedere direttamente a tutte le funzioni che in precedenza erano accessibili attraverso prodotti separati. Per esempio JDeveloper ora permette di sfruttare nello sviluppo strumenti analitici, mediante i Business Intelligence Beans, ma offre anche una più agevole interfaccia per accedere ai datamart, cosa che facilita la realizzazione di applicazioni enterprise.


Particolarmente interessante anche il fatto che Oracle Scm (Software Configuration Manager) sia diventato parte integrante della Developer Suite. L’add-in consente di gestire in modo, ancora una volta, integrato lo sviluppo in team, offrendo funzionalità quali per il versioning e il controllo e la configurazione dei componenti dell’applicazione, e permettendo contemporaneamente di manipolare anche dati strutturati e non strutturati e qualsiasi tipologia di file. Il panorama complessivo è invitante, ma lo stesso Tilli ha voluto sottolineare che, «nonostante Oracle abbia voluto predisporre un ambiente completo in grado di soddisfare ogni esigenza, la politica non è indirizzata a obbligare gli utenti ad acquisire l’intera suite».


Chi non deve sviluppare applicazioni enterprise può continuare a usare JDeveloper in modalità autonoma, sfruttando peraltro già diverse delle nuove potenzialità del prodotto. Neanche gli sviluppatori Pl/Sql, un novero di utenti ancora significativo, sono stati dimenticati o emarginati: potranno utilizzare il loro linguaggio "nativo" anche direttamente all’interno di JDeveloper e, ovviamente, il database continuerà a supportare oggetti di questo tipo. Sono inoltre disponibili percorsi predefiniti, fatti di wizard e di documentazione, per permettere di far migrare facilmente applicazioni interamente realizzate in Pl/Sql verso i nuovi paradigmi di sviluppo.


In chiave prospettica, peraltro, è chiara, e anche comprensibile, l’intenzione di Oracle di rendere Oracle 9i database e Oracle 9i Application Server un binomio inseparabile.


Nonostante, infatti, le applicazioni realizzate con la Developer Suite possano essere distribuite anche con prodotti di terzi, la scelta dell’utente si dovrebbe comunque indirizzare verso 9i As, perché, sempre secondo Tilli, "database e application sono stati pensati per incastrarsi alla perfezione, con vantaggi in termini di performance". L’adozione di 9i As, però, non dovrebbe essere guidata solo da motivi di ottimizzazione: la release 2, infatti, offre svariate funzionalità, per esempio legate alla sicurezza e all’affidabilità, che proiettano il prodotto oltre la semplice gestione della piattaforma J2Ee. Anche in questo caso, Tilli rivendica la primogenitura di Oracle, «perché solo ora molti concorrenti stanno cominciando a offrire servizi ulteriori alla parte Java mediante i loro application server».


Da notare che fra le funzionalità disponibili nell’application server ci sono anche quelle di Business intelligence, con un’integrazione che dovrebbe consentire una riduzione dei costi rispetto alla concorrenza, e anche opzioni che normalmente non vengono associate al nome Oracle, quali quelle per i portali e per il mobile. A torto, secondo il manager: solo per parlare di 9i As Portal, Oracle può già contare su oltre 3mila clienti a livello mondiale, numeri che collocano la società statunitense al vertice anche di questo settore. Senza dimenticare, infine, che le funzionalità Portal sono parte integrante di tutte le versioni dell’application server.

Uno sguardo al futuro


In sintesi, le linee guida per lo sviluppo prossimo venturo, nell’opinione di Tilli saranno, quindi «la disponibilità di un più ampio ventaglio di potenzialità a costi più ridotti, grazie all’integrazione dei componenti, e ovviamente una sempre maggiore apertura verso il mondo Internet».


Per quanto riguarda le prossime versioni dei prodotti Oracle, gli sviluppatori possono dormire sonni tranquilli, concentrandosi sullo sfruttamento delle potenzialità degli attuali tool: i cambiamenti sono già stati significativi per la release 2, e questa versione sembra garantire un livello tale di stabilità e di completezza dell’offerta da prefigurare, per l’immediato futuro, solamente qualche minor release.

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