Offerte mirate nel dialogo coi Cio

Innovazione nei valori di business, qualità e capacità integrative. Per i Cio sono queste le caratteristiche principali che gli operatori del canale devono far proprie. Così è emerso in una recente tavola rotonda tra alcuni responsabili It chiamati a i …

Innovazione nei valori di business, qualità e capacità integrative. Per i Cio sono queste le caratteristiche principali che gli operatori del canale devono far proprie. Così è emerso in una recente tavola rotonda tra alcuni responsabili It chiamati a indicare le linee guida degli investimenti aziendali e a discutere delle difficoltà in cui si imbattono lavorando con i system integrator.

Andrea Pifferi, Chief information officer di Indesit, ad esempio, nell’elencare le priorità della propria impresa ha sottolineato come queste voci coincidano esattamente con le caratteristiche ricercate nei propri consulenti esterni. «In azienda perseguiamo il concetto di innovazione a tutto tondo – ha sottolineato Pifferi -, non solo per quanto riguarda i prodotti. Stanno anche esercitando una pressione crescente la spinta a un ulteriore sviluppo internazionale e l’attenzione alla qualità dei processi. Tre punti, quello dell’innovazione, dell’internazionalizzazione e della qualità, che risultano centrali anche nella selezione dei nostri interlocutori It esterni». Secondo Pifferi, per gli staff It aziendali è impossibile, infatti, sviluppare internamente tutte le specializzazioni: un’affermazione importante, che se da una parte mette fuori discussione il ruolo centrale dei dealer, dall’altra li spinge ad acquisire sempre più competenze da offrire sul mercato. «All’offerta – ha sottolineato il Cio – chiediamo proposizioni innovative, non tanto in senso tecnologico, quanto nella loro capacità di declinarsi sui valori di business. In questo senso, per noi risultano, quindi, fondamentali gli skill di integrazione. Servono, poi, interlocutori in grado di lavorare a livello internazionale e non sempre i system integrator multinazionali sono la scelta migliore, dal momento che sono abituati a lavorare sui modelli forniti dalla casa madre, applicandoli ovunque. Nel nostro caso, invece, siamo noi a doverli esportare. Per uscire dalla battaglia del prezzo, credo sia, poi, indispensabile parlare di qualità. A questo proposito servono certificazioni, non consulenti mandati in azienda per imparare on the job. Per quanto, invece, riguarda il software, qualità significa meno prodotti e più supporto, non upgrade e nuove funzionalità».

Importante è anche la specializzazione per industry degli interlocutori, come sottolineato da Gianluca Giovannetti, responsabile It e organizzazione di Amadori. «Sono inondato da offerte general purpose – ha dichiarato -, mentre tendo sempre più a legarmi a chi dimostra di conoscere i gangli della mia azienda e può, quindi, offrimi specializzazioni come sintesi di esperienze». Fondamentale, per il Cio, è anche la capacità degli operatori di lavorare a livello internazionale per seguire il percorso di crescita aziendale, con tutte le revisioni architetturali che ciò comporta.

Pesanti investimenti infrastrutturali sono stati presentati anche da Renzo Rossi, Ict infrastructure manager di Colacem, che in azienda ha seguito il progetto di collegamento delle varie sedi via banda larga.

«Attualmente – ha chiarito Rossi – stiamo potenziando il data center, mentre siamo in fase di sperimentazione per quanto riguarda le soluzioni di collaboration e in quella conclusiva nella migrazione a Sap. In generale, osserviamo una difficoltà di dialogo con gli operatori, che spesso ci propongono soluzioni inadeguate, facendoci spendere in modo eccessivo per l’acquisto di prodotti con funzionalità superiori alle nostre necessità».

Le difficoltà di una Pmi come Baltur sono state presentate da Luca Faccenda, responsabile It dell’azienda alle prese con un sistema di certificazioni che può riservare brutte sorprese, dal momento che non sempre corrispondono a skill realmente spendibili sul mercato. «Ostacoli – ha sottolineato Faccenda – si trovano anche nel sistema delle licenze, troppo diversificato per riuscire a tener traccia di tutti i contratti attivi».

Più progettazione condivisa è, invece, la richiesta fatta al canale da Diego Carrara, assessore alle attività informatiche della Provincia di Ferrara. «Ai nostri interlocutori – ha affermato – chiediamo di essere soprattutto fornitori di servizi, capaci di supportarci nella scelta dei prodotti It di cui devono saper enfatizzare soprattutto il valore di business».

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