Nord-Est: nelle piccole imprese il fax batte l’e-mail

I risultati dell’indagine realizzata dal Salone d’impresa. L’It? In molti la considerano un male necessario

L’It un costo, male necessario, se possibile, da delegare all’It manager. Che se la smazzi lui.
Università e parchi scientifici? Burocrazia, posti dove si studia il sesso degli angeli, inutili per le imprese.


L'indifferenza verso le nuove tecnologie mixata a un pizzico di avversione anti-romana e contro lo "Stato centralista", emerge nelle risposte degli imprenditori del Nord-Est all’indagine realizzata da Salone d’Impresa in collaborazione con Cisco presso le Pmi locali.


“Dall’economia dell’esperienza all’economia della conoscenza diffusa: sfida per le Pmi” è il titolo dell’indagine che ha coinvolto con interviste dirette agli imprenditori 250 aziende di settori eterogenei fra i 1 e i 250 dipendenti.


Secondo l’indagine il vecchio fax è presente nel 100% delle aziende sotto i dieci dipendenti che nel 75% dei casi hanno l’e-mail e per il 20% utilizzano Skype. Nelle imprese con più di cento dipendenti la presenza del fax crolla al 17%, l’e-mail sale al 100% e anche Skype arriva al 42%.


Secondo Ferdinando Azzariti, presidente e curatore del Salone d’Impresa “Le Pmi del Nord-Est si dimostrano realtà dinamiche, con una comprensione chiara delle strategie vincenti, del mercato in cui operano e dell’organizzazione che devono darsi per cogliere le opportunità, ma iniziano solo ora a comprendere il vantaggio competitivo che gli investimenti in tecnologia e le relazioni con le Università e parchi scientifici possono offrire loro”.


Innovazione e tecnologia, prosegue Azzariti che insegna organizzazione aziendale all’Università di Ca’ Foscari, rimangono per lo più al margine della plancia di comando dell’imprenditore. La tecnologia è infatti utilizzata per scopi gestionali e di comunicazione ma è quasi sempre vista come un centro di costo necessario e non necessariamente capace di sviluppare vantaggio competitivo.


E se anche gli imprenditori dichiarano di avere importanti obiettivi di crescita, pochi dichiarano di voler aumentare gli investimenti in tecnologia per il futuro: anzi, nei casi di aziende più grandi si ritiene che nei prossimi tre anni si avrà una loro riduzione.


La convergenza su Ip delle reti dati, voce e video, il wireless e la mobilità sono visti più come fardelli, non come investimenti n grado di generare valore strategico. Al crescere delle dimensioni e della struttura aziendale l’interesse e la conoscenza in merito aumentano, ma non risultano decisive: in generale ci si pone in una posizione da follone restando in attesa di valutare, sulla base dell’esperienza di altri, se integrarle nella propria impresa o meno.


Eppure innovazione e tecnologia, conclude il docente veneziano in un intervento sul Sole 24 ore, sono fondamentali per il salto di qualità che può trasformare un’impresa di successo in impresa di successo globale: lo dimostrano i casi delle aziende che si muovono anche su mercati esteri, quelle che meglio hanno compreso il valore dell’economia della conoscenza e lo hanno sfruttato per evolversi: il 12% di imprese del campione che ha dimostrato performance di crescita superiori alle altre con percentuali anno su anno superiori al 20% è costituito proprio da aziende in cui innovazione e tecnologia sono fattori controllati e considerati fondamentali quanto la strategia, i mercati e l’organizzazione.

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